LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 7/8 -- Maggio - Agosto 2001 / Settembre -Dicembre 2001 --


Pubblichiamo in questo numero la seconda parte del nostro lavoro “Di Follonica, delle Fonderie e d'altro. Dal Granduca a Mussolini 1851-1926. Echi della cronaca locale”

Capitolo2: Dal capitolato all'anarchico Ferrer


2.1 Dal capitolato delle fonderie e delle miniere del ferro allo stato d'assedio

Nel 1897 va in macchina alla Tipografia Elzeviriana di Roma il capitolato d'appalto per l'affitto delle miniere elbane e delle fonderie di Follonica. Affitto per vent'anni, un periodo che fa pensare a qualche prospettiva di stabilità. Vincerà l'appalto la Società Elba che del capitolato, per i vent'anni successivi, ben poco rispetterà.

Il contratto non è un patto vantaggioso per l'affittuario, né rappresenta per alcune categorie di dipendenti una concreta garanzia. Si fissano le cifre del numero dei forni che devono stare sempre accesi e quelle degli operai che devono stare in forza allo stabilimento di Follonica. L'“Elba” comunque coglierà ogni occasione per non sviluppare le locali fonderie, per screditare i prodotti su scala nazionale e regionale, per licenziare e tagliare i salari.

Il capitolato è decisamente insufficiente alla tutela dei dipendenti: l'articolo 16, nella prima parte, prevede modeste misure di tutela per due impiegati di nomina governativa che lavorano nello stabilimento. Per licenziare i due impiegati serve il consenso del governo. Per gli operai la soluzione è singolare: nei primi due anni si potranno licenziare nella misura non superiore al 2% degli addetti in un mese. Fatti i conti, il 24% degli operai potranno essere licenziati in fondo all'anno.

Una clausola è posta a garantire la parte padronale: per non meglio precisate gravi mancanze, il licenziamento può avvenire “in tronco”, senza preavviso. Il capitolato non si occupa di impiegati se non hanno nomina governativa e per questo il 5 dicembre 1897, su “L'Ombrone”, un corrispondente che firma Flick avvia la discussione.

A Follonica gli impiegati sono sempre stati sfortunati, secondo Flick la disgrazia è cominciata “coi Bastogi”. Il capitolato del Granduca del 1851 è sempre stato nascosto, la parte a tutela degli impiegati mai applicata. Quello successivo (in uso dal 1881 al 1897) era tale da “far dubitare se fosse opera di legislatori o di semplici affaristi”; tuttavia esso obbligava l'affittuario a utilizzare il personale in forza alle fonderie. Per licenziarlo era necessario un preavviso di sei mesi. Operai e impiegati erano stati così al loro posto sino al '97. Ma in questo anno del Signore 1897 non c'è rispetto per impiegati che abbiano maturato trenta, trentacinque o quaranta anni di servizio. Il capitolato lascia questi dipendenti “in piena balia - scrive Flick - del primo industriale che si presenti munito di qualche milione da impinguare le casse dello Stato”.

La società Elba non perde tempo e si libera, in pochi giorni, di tutti gli impiegati dello stabilimento di Follonica. Con questa operazione otto capi di famiglia rimangono - come si dice - in mezzo alla strada. Al loro posto vanno altrettanti avventizi, in paese monta il malumore. Ettore Socci siede ancora alla Camera ed è attento ai problemi di Maremma, per questi impiegati di Follonica, “paria dimenticati”, interroga il Ministro dell'agricoltura, industria e commercio.

Il Ministro è un Guicciardini, quando risponde a Socci le notizie non sono buone, “L'Ombrone” informa: “... si può far nulla in loro favore perché in questione di diritto essi non hanno voce in capitolo, come se neppure esistessero e non avessero mai esistito; tanto vero che in quella perla che è il nuovo capitolato 1897 mentre fa un bisticcio con una larva di protezione per gli operai non parla affatto degli impiegati”.

La situazione è drammatica, da Follonica Flick de “L'Ombrone” ricorda che Giolitti, da Ministro del Tesoro, rispondendo all'on. Valle interrogante, ha detto che qualora gli affittuari dello stabilimento non mantenessero in servizio gli impiegati, il Governo stesso sarebbe intervenuto destinandoli ad altra occupazione. Ma il successore di Giolitti non mantiene questi impegni, il ventitré gennaio 1898 Flick attaccherà la società Elba che ha ritenuto “lecito e corretto il trattare gli uomini come pali, che si pianta il nuovo senza preoccuparsi menomamente del vecchio”.

In paese c'è rumore, per questi poveri impiegati si chiedono interventi a Socci e Valle. Il corrispondente de “L'Ombrone” interviene duramente a più riprese, grande è la responsabilità di un capitolato che “...dovrebbe essere modificato tanto sono le mostruosità in esso contenute”. Gli impiegati ricorrono al collegio dei probiviri e quello non risponde, chiamato in causa il Governo non risponde; la vicenda di questi impiegati che vantano da trenta a quarant'anni di anzianità in servizio pare a tutti paradossale.

Il Governo ha abolita la tassa per il macinato, questo facendo ha sistemato 4000 impiegati con otto o dieci anni di anzianità, ma nulla vuol fare per otto impiegati di onorato servizio, buttati fuori su due piedi in questo stabilimento di Maremma. Anche i deputati di Grosseto Socci e Valle ora si dimenticano di questi disgraziati, nessuno più risponde alle richieste d'intervento. Oltre il danno la beffa: la società aumenta il numero degli impiegati, ma trasferendoli a Follonica da altri luoghi; a Follonica otto famiglie tirano la cinghia.

Nel '96 l'Italia ha fatto pace ad Addis Abeba, la linea del Mareb è il confine fra l'Etiopia e l'Eritrea. L'impresa africana ha chiuso in perdita, l'Eritrea non è stata un buon affare neppure per i banchieri, l'Italia ha perso ottomila uomini, speso cinquecento milioni di lire, ma ottenuto sul Mar Rosso “la chiave di una porta che conduce a nessun luogo”. Ora c'è il governo Rudinì, il diciotto aprile 1897 l'“Etruria nuova” pubblica il testo del disegno di legge presentato alla Camera per l'abolizione dell'estatatura in provincia di Grosseto. Da queste parti è festa grande, il progetto prevede anche la cessazione dell'indennizzo di estatatura per gli impiegati del Governo a Grosseto, la soppressione delle spese di trasporto per il trasloco degli uffici, ogni estate, dal capoluogo a Scansano e ritorno. S'interrompe un consuetudine ormai legge, la estatatura a Grosseto si fa dal ventitré gennaio del 1334, quando per questa decise l Concistoro dei Nove della Provincia di Siena.

Socci, che molto si è battuto per la fine dell'estatatura in Maremma, arriva a Follonica il venticinque aprile 1897 ed è ospite in via Fratti, dove c'è la casa che fu abitata da Niccola Guerrazzi. La festa è grande e Socci fa un discorso alla sua maniera, ricorda le iniziative volte a migliorare la vita di Follonica. In questi giorni è direttore dello stabilimento Alessandro Gigli, Ettore Gigli e gli amici di Follonica sono invitati in fonderia. Alla presenza del deputato - come si legge pochi giorni dopo sull'“Etruria” - “furono gettate una cinquantina di barre di quella ghisa che gode ottima rinomanza in tutti i centri industriali”.

A maggio del '97 fanno vent'anni dall'erezione dell'obelisco in piazza Sivieri, l'“Etruria nuova” il ventitré del mese ne dà notizia, a Follonica si tiene una cerimonia commemorativa. Sul palco, davanti all'obelisco, sale Primo Bugiani, parla ai convenuti e manda un saluto “a Garibaldi e ai generosi di Cala Martina”, poi fa l'elenco delle numerose adesioni all'iniziativa.

Intanto in Italia c'è la crisi monetaria, ci sono stenti e miseria dappertutto. In Sardegna si contano i morti per fame, i giornali danno notizia di assalti a granai municipali, scioperi e agitazioni popolari. A maggio rientrano a Massa diciassette volontari che sono stati con Ricciotti Garibaldi a difendere la Grecia contro i Turchi, invece della festa ci sono scontri con i carabinieri che fermano un ragazzo quando grida contro il monarca. L'“Etruria nuova” del ventinove agosto 1897 per questi fatti pubblica un lungo articolo e fa il resoconto del processo al Tribunale penale di Massa celebrato contro i trentadue arrestati in questi disordini. Alla fine le condanne sono pesanti per tutti.

Il '98 è anno “nero” già all'inizio si registrano disordini a Roma, Para e Firenze. Il governo chiama alle armi un'altra classe, fa arrestare gli esponenti delle organizzazioni popolari. Il sei marzo muore in duello con Ferruccio Macola per una banale questione giornalistica, Felice Cavallotti. L'Italia radicale è in lutto Il dodici di marzo parte un treno speciale che da Roma porta il feretro del parlamentare a Milano ogni stazione è l'omaggio di un popolo commosso. Alle 20,15 il convoglio passa da Follonica: è dalle sette di mattina che c'è gente ad aspettare in piazza della stazione, oltre il popolo ci sono Sindaco ed Assessori di Massa Marittima, le Associazioni repubblicane e socialiste, una corona - come spiega l'“Etruria nuova” del giorno dopo - con su scritto “la città di Massa a Felice Cavallotti” e poi il corpo musicale una rappresentanza dello stabilimento con corona: “Follonica a Felice Cavallotti” Quando il treno si ferma la commozione è generale, lacrime autentiche versano operai e contadini, il Sindaco dice poche parole addolorate la banda intona l'inno di Garibaldi Poi il treno riparte e si porta via “Colui che ancora per noi - sottolinea l'“Etruria” - doveva vivere per educarci alla vita ai suoi sublimi entusiasmi ed additare a noi la vera via del dovere!”

A maggio c'è un fatto grave: in Milano dimostrano i popolari per il prezzo del pane un generale - che si chiama Bava Beccaris - ordina alle truppe di attaccare un assembramento di persone. Hanno la peggio dei mendicanti raccolti intorno ad un convento. I morti, questa volta, sono più di cento. Umberto I, appena un mese dopo, decora Bava Beccaris e lo fa anche senatore

I tribunali lavorano a pieno ritmo Turati - che ha fatto solo propaganda - si vede comminare dodici anni di galera Camere del Lavoro e Università vengono chiuse il governo fa arrestare anche i cattolici che hanno appoggiato o giustificato l'agitazione per il pane Cade il governo di Rudinì e sale in scanno quello di Pelloux leggi straordinarie daranno ancora più potere a Umberto I

L'otto maggio esce l'ultimo numero dell'“Etruria nuova”, prima che sia travolta dalla reazione; da Follonica c'è un solo articolo: Primo Bugiani fa la cronaca di una riunione del giorno 4 dove si forma il Comitato promotore per un busto di marmo a Cavallotti, partecipano alla idea repubblicani e socialisti. Il ventidue di maggio, mentre la stampa democratica è cancellata, qualche notizia della durissima reazione trapela dalle cronache de “L'Ombrone”: a Massa arrestano, per oltraggio a pubblico ufficiale, l'anarchico Cesare Giani, di mestiere calzolaio.

Il dieci luglio - mentre vige ancora lo stato d'assedio - i principali esponenti socialisti di Follonica, il sarto Narciso Fedeli e il meccanico Eugenio Azzerboni, sono vittime di una macchinazione dei carabinieri. I due vengono arrestati a Cala Martina, mentre raccolgono frutti di mare, o “bacicci”, insieme a Giacomo Messina, a Luigi Pacinotti, a Carlo Barni e a Ulisse Galoppini, e sono accusati di aver tenuto discorsi sovversivi e inneggiato all'anarchia nella località, da dove salpò Garibaldi. Tre giorni dopo finiscono in carcere anche Messina, Barni, Galoppini e Pacinotti, ma il Tribunale militare di Firenze non presta fede ai carabinieri di Follonica e assolve gli imputati, i quali, dal canto loro, hanno sempre proclamato, e con molta fermezza, di essere innocenti.

In questo mese a Follonica, forse, si pensa già di poter scegliere il turismo: “L'Ombrone” dà notizia il giorno ventiquattro di luglio dell'inaugurazione di uno stabilimento balneare che è “un passo avanti sulla via del progresso, a cui giova sperare terrà dietro quello della importazione dell'acqua potabile, ed allora - dice il foglio grossetano - potremo davvero confidare nell'avvenire di questo leggiadro paese”.

Follonica ha ora due bande musicali che intervengono alla festa. Le due bande sono come in gara e diversa è la politica che le ispira. C'è il complesso del Pollazzi, assai vicino alla direzione dello stabilimento e in generale ai monarco - liberali, c'è la “fanfara Cavallotti” guidata da Egisto Bugiani, indiscutibile orientamento repubblicano.

A Follonica le condizioni di vita stanno migliorando, “L'Ombrone” dell'undici settembre '98 dà notizia che la fiera di settembre è riuscita al meglio, l'esposizione della vaccina è stata “grandiosa e bella”, la cuccagna in mare l'ha vinta Salvatore Filiberti da S. Stefano. Si è svolto un palio, si son fatti giochi pirotecnici, alla fine hanno suonato - come sempre - due bande musicali del paese.

Il diciotto dicembre 1898 su “L'Ombrone” il solito Flick riporta l'attenzione sulla questione degli ex impiegati dello stabilimento, c'è uno degli amministrativi non statali della fonderia che ha impugnato l'articolo 16 del capitolato, il ministro delle finanze gli ha risposto che quel punto del capitolato riguardo gli operai e gli impiegati di nomina governativa. In pratica, lui si arrangi. Flick polemizza: “...tali ragioni non sono affatto persuasibili. Come? Si riconosce giusto che il governo abbia pensato a tutelare (sia pure minimamente) l'avvenire di un operaio che sarà stato ammesso nell'ultima campagna di lavoro, e non doveva fare almeno altrettanto per un impiegato che era addetto a quelle lavorazioni da oltre venti anni?... S adoperano forse - conclude Flick - nel nostro Regno due pesi e due misure?”


La Risveglia nuova serie on-line del giornale fondato nel 1872