LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 7/8 -- Maggio - Agosto 2001 / Settembre -Dicembre 2001 --


Iniziamo, con questo numero, la pubblicazione di una serie di documenti utili per chi è interessato ad approfondire alcuni aspetti della vicenda storica follonichese, il materiale viene da una ricognizione sulle fonti emerografiche e archivistiche locali.

Documenti per la storia di Follonica -1-

Documenti per la storia di Follonica -2-

Documenti per la storia di Follonica -3-


Gli impiegati della Regia Cointeressata delle miniere e fonderie del ferro della Toscana nello Stabilimento siderurgico di Follonica

di Flick

Da parecchio tempo alcuni impiegati hanno rivolte le loro istanze al Ministero delle Finanze ed a quello dell'Agricoltura Industria e Commercio, affinché il R. Governo riconosca i loro diritti acquisiti con 30, 35 e 40 anni di servizio in una località di malaria, che il cessato Governo Granducale avrebbe aumentati di un buon terzo per i diritti a pensione, e che il Governo attuale non ha neppure stimati titoli sufficienti a garantirli per la continuazione nell'impieghi; ma tanto l'on. Branca che l'on. Cocco - Ortu fio ad oggi hanno fatto orecchio da mercante lasciando quelle pratiche sui banchi dei loro capi - divisione e capi - sezione i quali risponderanno a quelle missive, quando loro piacerà di ricordarsi che hanno diritto ad essere evase,
Si vuole dunque che questi uomini ingiustamente dimenticati si pentano di aver servito con fedeltà ed assiduità il Governo per tanti anni, e che rimpiangano il regime Granducale?
Si deve forse riguardare la promessa fatta dal Ministro al Deputato del nostro collegio, di cui parlai nel mio articolo precedente, come una bubbola inventata per acquietare dei ragazzi che piangono?
Nessuno di quell'impiegati in tanto tempo di servizio prestato ha potuto risparmiare denaro sufficiente per acquistare una casa o un podere, non dico un palazzo o un villa (cosa che sembra molto facile ai nostri giorni) e neppure possono stare 3 o 4 mesi in aspettativa che sia resa loro giustizia, senza far risentire gravi sacrifizi alle proprie famiglie. Quindi necessita che il provvedimento da prendere dal R. Governo sia sollecito. E qui la parola spetta ai nostri Deputati on. Valle ed on. Socci.
Fu inoltrata anche la protesta al Ministero dell'Interno da presentarsi al collegio dei probi - viri, per il modo col quale il nuovo affittuario rimpiazzò quell'impiegati senza alcun preavviso, causando loro gravi danni finanziari e gravissimi morali, lasciando supporre, in chi non li conosce, che abbiano commessa qualche mancanza; mentre lui, nella sua buonafede, ha ritenuto lecito e corretto il trattare gli uomini come pali che si pianta il nuovo senza preoccuparsi menomamente del vecchio. Ma anche di questa protesta non si conosce ancora nessun resultato. Si aspetta forse a provvedere che qualcuno si muova per farsi giustizia da sé? Ritornerò su questo spiacevole argomento, avendo altre notizie da far note pubblicamente.
Follonica 20 gennaio 1898 (1)

1)L'Ombrone, 23 gen. 1898.


Lo stato d'assedio

Umberto I°
per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d'Italia

Visti gli art. 243 e 246 de Codice penale per l'esercito.
Sulla proposta del Consiglio dei Ministri.
Abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue

ART. 1. - Le Provincie di Firenze e di Livorno sono dichiarate in stato d'assedio.
ART. 2. - Il Comm. Niccola Heusch comandante dell'8° Corpo d'armata è nominato Nostro Commissario straordinario con pieni poteri.
Tutte le Autorità civili e militari sono poste sotto la immediata di lui dipendenza.
E' fatta facoltà al predetto Comandante Nostro Commissario straordinario di estendere la dichiarazione dello stato d'assedio alle altre Provincie comprese nella giurisdizione del Corpo d'armata stesso quando lo crederà conveniente per la pubblica tranquillità.
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Torino addì 9 Maggio 1898
Umberto
Rudinì

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Il Tenente Generale comandante l'8° Corpo d'armata

Commissario straordinario
in virtù delle facoltà conferitegli con R. Decreto 9 maggio 1898
DECRETA
E' esteso lo stato d'assedio in tutto il territorio dell'8° Corpo d'armata eccezion fatta della piazza marittima di Spezia.
Tutte le Autorità civili e militari del territorio sopra indicato sono incaricate della esecuzione del presente Decreto.
Firenze addì 10 maggio 1898
Il Tenente Generale R. Commissario Straordinario
Heusch

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Cittadini della Toscana!

Il perdurare ed il dilagarsi della presente agitazione che da molti giotni turba in più punti questa nostra Italia, la danneggia nei più vitali interessi, impose l'increscioso provvedimento di proclamare lo stato d'assedio anche in questa bella e gentile regione.

Cittadini!

Nel mio primo proclama ho fatto appello al vostro senno, debbo fare oggi appello alla vostra energia, al vostro amore di patria.
Affrontate con animo civile il difficile e penoso momento.
La severa determinazione non riguarda che i tristi. Spieghino i buoni tutta la loro influenza per ricondurre alla ragione coloro che, in preda ad una funesta suggestione, seguono inconsci chi vuole condurli alla rovina, alla più dura delle tirannie, quella della piazza. Renderanno così più facile l'adempimento del grave e delicato mio compito.

Firenze addì 10 maggio 1898.

Il Tenente generale R. Commissario
Heusch

(Grosseto Tip. Dell'Ombrone)


Persecuzioni

di Narciso Fedeli

10 dicembre 1898

Nel numero 14 della Martinella leggo un articolo del comp. Italox in cui si accenna alle persecuzioni sofferte dai compagni nostri Mori, Iermini, Poli, Azzerboni, ecc. ed io credo opportuno di aggiungere qualche cosa contro certi individui che sotto la veste di Massoni e di Repubblicani hanno cercato con ogni mezzo di danneggiare coloro che combattono per l'ideale socialista. Si intende però che io non voglio far risalire la colpa di tali persecuzioni al partito repubblicano o alla massoneria. Ad altri lascio il compito di narrare come furono perseguitati il Mori e l'Iermini e come il buon Poli fu obbligato ad abbandonare Massa dove la sua presenza era tanto necessaria; io mi limiterò a rendere di pubblica ragione le vessazioni di cui fu vittima per sette lunghi mesi il compagno Azzerboni nella sua permanenza a Follonica. Basti dire che il compagno nostro benché chiamato dalla Ferriera dove si trovava con grandi promesse, fu costretto invece a lavorare undici ore al giorno con una retribuzione molto minore di quella pattuita. E ai suoi reclami fatti sempre con calma e con dignità l'ing. Cortese direttore dello stabilimento rispose che era meglio per lui tacere essendo socialista. E contro l'Azzerboi cominciò quindi una guerra continua accanita anche da parte della polizia, nde fu costretto a lasciare lo stabilimento e a tornare privo di lavoro al suo paese. E di quanto sono andato dicendo non temo smentita.


Creazione di un nuovo porto in Maremma

di Emilio Cortese

Sul lungo tratto di costa tirrena, che corre tra Livorno e Civitavecchia, non esiste alcun porto ed i velieri che si trovano nella necessità di dover cercare un rifugio, quando sono in navigazione davanti a quella costa, vanno a rifugiarsi a Portoferraio o a Portolongone, ché la costa del continente non offre loro asilo sicuro.
Chioma, Vada, Porto Baratti, Porto Vecchio, Portiglioni, Talamone sono semplici ancoraggi, buoni per certi determinati venti, ma non per tutti i tempi sicuri; anzi, in certi casi, assai infidi, come lo provano i numerosi bastimentini, che vengono ogni inverno a dar di traverso su quelle spiagge.
Porto S. Stefano e Port'Ercole hanno il nome e la sembianza di porti, ma sono microscopici. Per navi da guerra, anche di piccola portata, tutti questi rifugi, non hanno valore, appunto perché insicuri ed aperti.
L'isola d'Elba, che è uno dei punti principali della rete secondaria di difesa mediterranea, non ha davanti a sé, sul continente, un punto di appoggio per le navi incrocianti o per le torpediniere e altre navi veloci, che potrebbero andare e venire fra l'isola e il continente, in caso d'azione.
Di fronte alla costa orientale dell'Elba si ha una rada aperta che dalla punta di Piombino si estende fino a quella di Civette e che, fra Portovecchio, Torre-Mozza, Follonica e Portiglioni, offre delle spiagge sottili e qualche ancoraggio tranquillo in tempi buoni o per determinati venti, come si è detto.
A Piombino sono sorti importanti stabilimenti, appartenenti a Società più o meno grandiose e ricche, ma tutte private e qualcuna, anzi, straniera.
A Follonica esiste uno Stabilimento governativo che da molti anni è ridotto a fabbricare stentatamente un po' di ghisa al carbon di legna, ma che molti anni orsono produceva anche del ferro pudellato e dei ferri laminati.
Questo grandioso stabilimento, ben collocato in fondo a quest'ampia rada, vicinissimo alla ferrovia e alla stazione di Follonica, che potrebbe esser dotato, oltre che dela forza idraulica attuale che è di 120 cavalli, di altra di 500 cavalli, che si potrebbe ricavare nei pressi di Valpiana, e che sarebbe opportunamente condotta elettricamente è andato mano mano deperendo, e non dà lavoro che a 150 operai per sette mesi all'anno.
L'industria vi langue, perché nulla fu fatto di nuovo nel materiale dei forni e macchinari, da 50 anni in qua e perché quella località è infestata dalla malaria.
Nel 1898 si è fatto un esperimento, nuovo ed eccezionale, di farvi lavorare anche durante l'estate, ma i risultati non furono buoni per la salute degli operai, e furono pessimi per l'industria.
La malaria non proviene dagli immediati dintorni di Follonica, perché, anzi, nella zona che si stende a monte del paese e fra esso e Campiglia, le coltivazioni del suolo hanno già bonificato il terreno, e, come avvenne per la marina di Cecina, se il fomite di malaria non è ancora sparito, poco può restare da fare.
La malaria proviene dal padule di Scarlino, dove immette il fiume Pecora, e gli scoli delle colline di Scarlino e Gavorrrano.
Questo palude dovrebbe colmarsi colle torbe di questi corsi d'acqua, ma da anni vi si attende con molta fiacchezza ed i resultati sono, più che nulli, negativi. Infatti il fiume Pecora porta pochissimi detriti, perché sempre povero d'acqua: gli scoli delle montagne percorrono, al piede di queste, un lungo tratto piano, in cui depositano le torbe, prima di arrivare al Fosso allacciante, che riceve così delle acque chiare. Ma, quello che più importa, si è che il fondo del palude per naturale costipazione (o per speciale bradisisma locale) si abbassa continuamente, talché, in questo lavoro di Sisifo, che deve compiere la colmatura artificiale, non si trova alcun resultato e si vede sempre il padule di Scarlino intatto, con tutta la sua profondità, e in tutta la sua estensione.
La causa della malaria persiste, il miglioramento agricolo a S.E. di Follonica è arrestato, lo Stabilimento governativo e l'industria vi languono.
Se invece di sforzarsi a colmare quel palude, lo si escavasse, lo si approfondisse per farne un porto?
Un molo di facile costruzione, data la prossimità del fondo solido, costituito dalle arenarie del Puntone, difenderebbe la bocca dagli interrimenti attuali, che sono portati dalle traversie di libeccio. Le materie estratte dal fondo, gettate a monte del bacino, che si vuol creare, rialzerebbero il livello di quei terreni.
Regolato, con un solo argine, il riflusso dei corsi d'acqua, utilizzandone più opportunamente, allora, le torbe, per colmare le parti più depresse, quel bacino rimarrebbe libero dalle invasioni di acque dolci.
La malaria sparirebbe, ed in quel vasto bacino non solo avrebbero rifugio i velieri, ma le piccole navi da guerra, e anche le medie in caso di operazioni, con gran vantaggio per la difesa costiera.
Il porto di Reggio Calabria fu formato scavando dei terreni che si elevavano fino ad otto metri sul livello del mare. Il porto di Scarlino è già accennato ora, con una profondità media di 0,60 sotto al livello del mare.
Questo nuovo porto, con quattro chilometri di ferrovia, sarebbe collegato allo stabilimento di Follonica ed alla ferrovia.
Lo stabilimento aiutato da un prossimo e comodo luogo di sbarco e imbarco dei materiali, reso più utile per le riparazioni che potrebbe fare, nella sua officina, alle navi da guerra stazionanti nel porto, potrebbe prendere uno sviluppo serio ed utile.
Lo stato, che possiede presso Follonica vaste estensioni di terreni e questo Stabilimento, che ora dà un affitto grettissimo, potrebbe migliorare profondamente quelli, e trasformare questo.
Gli alti forni rifatti a nuovo, secondo le ultime esigenze della siderurgia, possono dare una più forte produzione e questa essere sul luogo trasformata in ferro ed in acciaio, e questi in prodotti laminati e cilindrati.
La forza motrice non manca perché oltre a quella idraulica, si avrebbe a disposizione quella ricavabile dai gas perduti negli alti forni. Sicché, riassumendo, colla formazione di un porto, nell'attuale palude di Scarlino si avrebbero i vantaggi seguenti:
1.Miglioramento dell'aria per Follonica, Scarlino, Gavorrano e fino a Casteani e a Tatti.
2.Formazione di un comodo porto di rifugio per velieri, e di un punto di appoggio per le navi operanti nella rete secondaria di difesa marittima.
3.Possibilità di sviluppare in Follonica un importante Stabilimento siderurgico e di migliorare ed arricchire i terreni demaniali circostanti.
La spesa per questo lavoro può facilmente calcolarsi, ma non è qui il caso di farlo. Certo è che, bilanciando le spese inutili, che ora si fanno per la bonifica di Scarlino, e i vantaggi suddetti, fra cui inestimabile quello di far sparire la malaria da Follonica, colla spesa che si incontrerebbe per fare i porto di Scarlino, ogni esitazione dovrebbe sparire, e l'effettuazione di questo, essere presto iniziata (1).

1)Etruria nuova, n.279, 9 apr. 1899.


“Mea culpa” (Un nuovo porto in Maremma)

di Emilio Cortese

Un mio modestissimo scritto, l'espressione di una idea, comparso sulla Lega Navale e riportato dal Corriere Toscano e dall'Etruria Nuova, ha sollevato tanto rumore che ne sono stupefatto.
Ho parlato della creazione di un nuovo porto in Maremma, ed ecco già che sono tre gli oppositori, che mi accusano di aver dimenticato... ed offeso i vecchi porti di Maremma.
Un signor G.B.S., facendomi delle lodi, che non merito, sul Telegrafo di Livorno, ha criticato la mia idea della creazione di un porto presso Scarlino, dimostrando che Porto Vecchio è preferibile, ed ha scoperto, senza che nessuno glielo dicesse, che si cercava di far l'interesse dello stabilimento di Follonica.
Lo ringrazio qui delle parole lusinghiere e della interpretazione del mio scritto.
L'amico Azzaria Lattes si lagna dell'appellativo di microscopico dato al Porto di S. Stefano: mi è largo di gentili parole e da quel momento imprende, aiutato dal buon Gabriel Cosano, a rivendicare per Porto S. Stefano, i diritti che gli vengono per la classifica fattane dalla Navigazione generale e da anteriori promesse governative per il miglioramento di quello.
Ora vien fuori un Betasigma e colle sue tre colonne mi schiaccia. Pochi complimenti fa lui: da buon vecchio militare non spreca parole lusinghiere, non adopera nemmeno parole offensive, ma, dopo tutto, fa intendere che ho detto un mucchio di corbellerie.
La competenza che gli riconosce il giornale, che ha accolto la sua prosa, anch'io gliela riconosco, specialmente per batterie, fortini, ed altre cose di... artiglieria.
Vorrei solamente e timidamente dire tanto a lui quanto all'amico Lattes, si parla di porti o di golfi?
Quando io studiava, si insegnava che un porto è una data cosa, mentre un golfo, un seno, una rada sono qualcosa di diverso fra loro, e di assolutamente diverso da un porto.
E nel porto, badiamo veh, dico porto di Santo Stefano, quante navi, quante flotte manovrerebbero, se come è accaduto a me e certo anche al sig. Betasigma, tornando dal Giglio con una barca a vela, abbiamo stentato a non rompere qualche antenna o qualche bompresso?
Nel seno, che chiameremo di Santo Stefano, certamente vi è posto per molte navi, ma allora anche nella rada di Follonica ne manovrerebbero molte! E questo è facile vederlo, dando alla carta idrografica (foglio 114) quello sguardo che, secondo Betasigma, io non ho mai dato alla carta marina della località.
Io non ho mai parlato di forti, fortini e batterie, a Scarlino e all'Elba. Mi intendo poco di guerre navali e di difese costiere, ma credeva che l'impiego delle navi veloci fosse cosa di tutti i tempi e specialmente del presente e dell'avvenire, no del passato. Nella mia suprema diremo così... ingenuità credeva che a navi veloci leggiere ma potentemente armate per distruggere le navi grosse fosse da destinarsi il compito, difficilissimo per l'Italia, di difendere le sue ferrovie costiere. E comprendo un porto di rifugio prossimo ad una stazione ferroviaria in un bacino dove sono le miniere dell'Elba, gli stabilimenti di Piombino e quello di Follonica, dove sboccano le miniere di Massa Marittima e fra poco la ferrovia Massa - Follonica.
Dopo che ho scritto quelle poche righe sulla Lega Navale ho sentito che si pensa seriamente a fare la ferrovia di diramazione Orbetello Porto S. Stefano. Fra un numero x di anni dunque anche Porto S. Stefano avrà una stazione ferroviaria, ma di grazia, saranno le saline di Albegna, o la fabbrica di scatole di sardine del Pollette che renderà l'estuario Talamone - Porto S. Stefano industrialmente più importante del canale di Piombino?
E dopo questa domanda, mi sia lecito rientrare nella oscurità da cui sono malauguratamente uscito, colla mia idea del nuovo porto di Maremma.
Io voleva far del bene a qualcuno, poiché sono persuaso (checché ne dica Betasigma) chela bonifica delle grandi estensioni presso Scarlino sarebbe sicura, creando nuovamente un porto... che già esisteva, e dove erano stabilimenti romani ed etruschi, secondo le vestigia che vi si trovano, invece pare che abbia voluto fare del male a Porto S. Stefano!
Me ne duole, tanto più che ho moltissimi amici ad Orbetello ed a S. Stefano: ammiro la loro attività e il simpatico progredire civile ed industriale di quei due comuni. Non sono maremmano, e per di più, sono di quella classe di lavoratori che dovendo dipendere da un'azienda, oggi posso essere in Maremma e domani in Sicilia, come deve sapere il mio illustre contradditore. Non vorrei dunque a nessun patto avere l'aria di fomentare discordie fra Monte Argentario e la rada di Follonica: fortunatamente vedo che per aver accennato al Porto di Scarlino ho risvegliato i cittadini di Monte Argentario che rivendicano diritti e lavori promessi ecc. ai loro porti.
Se riescono ad ottenere quello che bramano, non sarà per merito mio, ma almeno perché io ho detto quella malaugurata parola di microscopico, parlando dei porti dell'Argentario. D'altra parte, non avendo io nessuna competenza, come risulta dalle critiche fattemi, mi sono lasciato illudere, vedendo, in occasione di carrivo tempo, dozzine di bastimenti rifugiati a Portiglioni e a Porto Vecchio. Mi pareva che fuori di qualche paranza da pesca nessuno o pochi andassero nel porto di S. Stefano a rifugiarsi. Ho sbagliato! Me ne pento.
Rio marina, 2 maggio 1899 (1)

1)Etruria nuova, n.383, 7 mag. 1899.


Festa patriottica a Follonica

Si è costituito un Comitato per inaugurare sulla facciata della casa di Nicola Guerrazzi a Follonica due epigrafi, ricordante l'una gli illustri italiani che chiesero a quel geniale soggiorno qualche momento di pace, e l'altra la Compagnia maremmana che, guidata dal nostro amico Guerrazzi, partì di lànel 1867 per combattere nell'Agro Romano.
La inaugurazione avrà luogo il tre del prossimo settembre.
Il Comitato è così costituito:
Ettore Socci - Presidente - Federico Gattorno, Gino Vendemini, Cornelio Guerci, Domenico Valeri, Salvatore Barzilai, deputati, Ferruccio Gualtieri - Presidente della Società dei Reduci delle Patrie Battaglie di Grosseto - Ing. Baldassarre Stragliati, Dott. Arturo Turllazzi, Ing. Vittorio Zamberletti, Bernardino Cecchini, Giuseppe Benci, Alfredo Tognetti, Avv. Niccolò Santini, Bernardino Carboncini, Antonio Mayer, Giuseppe Agresti, Messina ed altri (1)

1)Etruria nuova, n.295, 30 lug. 1899.



La Risveglia nuova serie on-line del giornale fondato nel 1872