LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 7/8 -- Maggio - Agosto 2001 / Settembre -Dicembre 2001 --


I cieli inandempienti

di Gianna Ciao Pointer


“La guerra non è un'avventura, è una malattia”
(Saint-Exupery)

“Vita al margine, informe, sì, ma vita
che ricerca la sua vera forma”

(Octavio Paz, Il labirinto della solitudine).

“La festa dunque non è solamente un eccesso,
è anche una risvolta, una subitanea immersione
nell'informe, nella vita allo stato puro”

(Octavio Paz)

“A quanto pare, noi abbiamo bisogno per la nostra vita
del consenso e del supporto della fantasia”

(Christa Wolf)...

Prefazione

di Lidia Menapace

Le parole - immagini di Gianna Ciao Pointer mi incitano a riconoscimenti - riconoscenze - inadempienze: ritrovo - e sembra incredibile - tracce che avevo scordato ma c'erano, la radice di meno uno, antico fascino e Bocca di rosa e la voce senza età di Leonard Cohen, Edda e Clori e di contro l'elenco delle ben pensate e innominate facce da spregio.
Ci si attende da chi scrive una prefazione che dica e spieghi, ma a me pare meglio - nel cielo delle inadempienze - cercare parallelismi e risonanze, consonamenti ed echi, ritrovar cammini che mai si incontrarono e pure hanno stabilito contatti, oscure percorrenze di vagabondaggi terrestri fuori di ogni convenienza.
Questo mi suggerisce la lettura e a mia volta consiglio il percorso di lasciarsi attraversare da cieli inadempienti perché l'avventura merita di essere vissuta, di lasciarsi risvegliare da consonanze impreviste, da contorni intuiti, da attraversamenti non concordati.
A me pare che parole - immagini quando percorrono altre letture e visioni rendano all'inadempienza dei cieli una ricchezza di vita e un fascino di ricorrenze che nessun ordine prestabilito, nessuna pubblica sicurezza, nessuna riforma delle istituzioni potrebbe mai surrogare.
E' vero che l'unica parola oscena della lingua di sempre e di tutti è dominio, richiamo ossequioso a un dominus che fa soggiacere a sé per paura e conti in banca ogni libertà, orrendo delitto sotto cieli inadempienti consumato, dai cieli inadempienti vietato, unico divieto per aprire la libertà.

C'era una volta o l'inadempienza come espressione di libertà

“Tanto nun sei immortale Roma cara
e se te l'hanno detto è 'na bucia...”

Carla Vasio

“Sia maledetta la scienza
che non si trasforma in amore”

Bousset

“Di nulla si può parlare genericamente
fuori che dell'ingiustizia sociale”

M. Duras

Quanto è stato detto e scritto sui cieli inadempienti è ridottissimo. Ci sono due correnti: i cieli sono sempre esistiti, i cieli hanno dieci miliardi di anni, i cieli esistono da appena un milione di anni. Le confutazioni degli uni e degli altri hanno carattere appassionato.
I cieli inadempienti sono sempre esistiti; in egual misura molte cose e creature della natura sono inadempienti. Sembra che solo gli esseri umani tendano all'adempienza spinti da poteri politico, economico e religioso; questo da secoli e secoli e oggi forse più del solito a causa del pessimo uso di invenzioni e scoperte che invece di spingere gli uomini a “riconoscersi” li spingono ad imbrancarsi.

Parlando di cieli inadempienti non stabiliamo aforismi o simboli con gli esseri umani insistendo sul fatto che la parte dell'umanità inadempiente scavalca qualsiasi filo spinato e non aspetta in nessuna anticamera storica andando avanti secondo il proprio cuore e il proprio cervello. Comunque questi cieli sono sempre stati visibili agli amanti, ai diversi, agli sciagurati, ai disgraziati. Noi abbiamo visto questi cieli, fuorusciti accademici, che hanno contato almeno cento vascelli fantasmi, nelle brume, coi loro equipaggi aggrappati alle sartie, i capelli scloriti dalle stagioni. Questi cieli ci sono piaciuti quali corrispondenti naturali di “io è un altro, Fautrier, Artaud, The lady is a tramp, Buñuel, Herzog, Jarry, l'animale ipotetico di Lotze, la quarta dimensione, la statua sensibile di Condillac, la radice quadrata di meno uno”, tanto per citare qualcuno dei sollievi terreni non allibratori di elezioni politiche e interpreti della parola per consumarla. Inoltre ci fanno pensare per la loro giocosità e il naturale elogio della fuga che il mondo possa essere una essenza positiva e non la famosa “Sfera spaventosa il cui centro è dappertutto e la cui circonferenza in nessun luogo”, così Pascal nel testo di Tourner (Parigi 1941); ci accostano all'amore come ad una felice o rattristata passeggiata ma sempre amore universale senza mai negare l'individualità di chi ha assaporato i gigli di mare, visto la gioia dei gabbiani in volo, incontrata l'angelologia, l'allegria dei fiori di pesco, i baci al profumo di tiglio.

I patrioti della parola

Se questi cieli presentano una caratteristica umana è la ragione che ci concede di vederli di giorno e di notte; la caratteristica a cui alludiamo è il loro reagire a poesie, a canzoni, a parole quali: ardito, autorità, addestramento, benpensante, biasimo, celebrità, corteggiamento, decoro, disonorevole, espiazione, frustrazione, gerarchia, galantuomo, illibatezza, imperativo, inesorabile, licenziosità, luminare, lucroso, meritevole, normalizzazione, obbligatorio, onorabilità, ossequiente, ordine, perbene, protettore, pudicizia, qualifica, quotazione, ravvedimento, reputazione, ruolo, supplica, tentazione, tollerante, ubbidienza, ultrà, valoroso, verecondia, virtuoso, vocazione (da Alfa beta curato da Cloti Ricciardi). Quando abbiamo pronunciato qualcuna di queste parole sotto un cielo inadempiente esso ha reagito cambiando colore. In ogni modo i cieli inadempienti sfuggono alla verifica ma si lasciano qualche volta fotografare. Da lì abbiamo notato che anche quando presentano forma di nuvole, nuvole non sono, correndo fra queste e le inadempienti la stessa difficoltà che corre tra un piccolo iceberg e tutto l'Antartico.

Questi cieli hanno ricevuto in proprietà dei nomi dati loro da quattro amici detti “i quattro saggi”, ex drogati, mercanti d'armi, dandies, innamorati cronici e mercenari in Africa. Cantavano, ed è significativo, sembra, la canzone del mercenario di cui ignoro il nome dell'autore: “Ora che sono morto guardate nel mio sacco / c'è una bottiglia vuota e un'oncia di tabacco / E invano cercherete soldi nel tascapane / li ho spesi proprio tutti insieme alle puttane / Viva la morte mia, viva la libertà... / Con le vostre guêpières ho fatto una bandiera, / portatela agli amici che invecchiano a Nocera / Viva la morte mia, viva la libertà”.
Ritengo di dover menzionare qualcuno di quei nomi: Mata - Hari, Cumparsita, Tin - Tin, Cassandra, Ammanite, Cyrano, Cocise, Goya, Don Quijote.
“Era la prima notte,
ma una serie di secoli l'avevano preceduta”

Rafael Cansinos - Asséns

Machen nel “The London adventure” afferma che “le forme, le temperature, la luna, sono un linguaggio che compitiamo appema” e il De Quincey (Writing 1896, vol. I, pag. 129) scrive: “Gli stessi suoni irrazionali del globo debbono essere altrettante algebre e lingue che in qualche modo hanno la loro chiave corrispondente e la loro severa grammatica e la loro sintassi... e così le minime cose dell'Universo”. Questi cieli sono sempre stati amati da noi come bambini non addomesticati e ne abbiamo conversato con chi li ha visti in transito senza dare loro peso il che è già molto dato che ai più passamo dietro le spalle.

Qualche caratteristica dei cieli inadempienti

  1. Emettono calco e freddo del tutto inaspettatamente...
    “Non serve più che continuo a parlare
    finito ho il mio blasone di narrare
    addio mia cara gente amici addio
    torno a tacere dentro il corpo mio
    finché a sua volta non mi dica addio”
    (Carla Vasio, Blasone Corporale).
  2. Sembrano piccoli, possono fermarsi o passare velocemente...
    “Non c'è cena o pranzo o soddisfazione del mondo che valga una camminata senza fine per le strade povere dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani”
    (P.P.Pasolini).
  3. Reagiscono alle parole e alle canzoni cambiando colore...
    “... e a un tratto dall'acqua morta la zingara e un canto, da palude afona la morte”
    (Dino Campana, canti orfici).
  4. Possono dilatarsi o restringersi...
    “Tu fa un'elemosina, paradosso o metafora per la mia ombra”
    (Carla Vasio, Sera, Blasone corporale).
  5. Vanno di universo in universo...
    “Non seppi mai come, costeggiando torpidi canali, rividi la mia ombra, che mi derideva dal fondo”
    (Dino Campana, Canti orfici).
  6. Sono visibili a occhio nudo e non dai telescopi...
    “La magia della sera, languida amica del criminale, era galeotta delle nostre anime”
    (Dino Campana, Canti orfici).
  7. A volte ospita persone e luoghi...
    “Faust era giovane e bello, aveva i capelli ricciuti. Le bolognesi somigliavano allora a medaglie siracusane...”
    (Dino Campana Canti orfici).
  8. Visibilità più nitida nei deseri...
    “La rosa è una rosa, è una rosa, è una rosa”
    (G.Stein).
  9. Visibilità notturna o diurna...
    “Immobile presso di me io la sentivo divenire lontana e straniera mentre il suo fascino si approfondiva”
    (Dino Campana, Canti orfici).
  10. Il loro percorso non corrisponde a nessuna delle ipotesi astronomiche...
    “... parole che non udivo, dolci come il vento senza parole della paura”
    (Dino Campana, Canti orfici).
  11. Lo stesso cielo può presentare forme e colorazioni diverse...
    “Me ne vado per le strade
    Strette oscure misteriose
    Vedo dietro le vetrate
    affacciarsi Gemme e Rose...
    (Dino Campana, La petite promenade du poète).
  12. I cieli inadempienti non sono brutali. Sono seduttori e sensuali. Si innamorano tra loro e certi angeli ci perdono la testa.
    “... e là le alte case parevano deserte. Laggiù nel mare del pirata. Delle città abbandonate tra il mare giallo e le dune”
    (Dino Campana, Viaggio a Montevideo).

Inoltre corrispondono alla vera attualità e non alla trista enumerazione tv che con l'attualità non ha nulla a che vedere. Attualità come “momento di oscurità tra un lampeggio e l'altro del faro, l'istante di silenzio nel ticchettare di un orologio, punto di rottura tra passato e futuro... ci possono fare da guida forse gli schizzi e gli abbozzi di architetti e artisti... o le minute di poeti e musicisti intrecciati di cancellature e correzioni” (La forma del tempo, Kubler).

Brevissimo cenno su chi menziona i cieli inadempienti

“Sono solo canzonette, non mettetemi alle strette”.

  1. Nell'epopea babilonese di Gilgamesh, in uno degli oracoli della Sibilla Eritrea distrutto nell'anno 671 o 680 dagli incendi del Campidoglio.
    La chiamavano bocca di rosa, metteva l'amore sopra ogni cosa.
  2. Il Dio Hermes Trimegisto dettò dei libri con annotazioni sui cieli inadempienti, Clemente di Alessandria disse di saperne il numero, compaiono nella storia naturale di Plinio, nei testi di Apollonio da Rodi, Lucano, Camoens, Firdusi, nelle Metamorfosi di Ovidio.
    Voglio una vita spericolata, una di quelle vite che non si sa mai, voglio una vita alla Steve Mc Queen.
  3. III secolo, nel Corpus Hermeticum.
    Bello irraggiungibile con gli occhi neri e il tuo sapor medio orientale.
  4. XI secolo, in Umar ben Ibrahim proselito di Alfarabi e di Avicenna.
    “I maschi disegnati sui metrò, confono le linee di Mirò”.
  5. XIII secolo, nell'enciclopedia Speculum Triplex.
    “Il tuo amore è un gelato al veleno”.
  6. XIII secolo, il cosmografo Al Quazviné.
    Porto a Londra Trinità dei Monti, porto nel mio cuore i giuramenti e gli I love you.
  7. XVII secolo, in un breve scritto della Compagnia del Gesù.
    E ride ancora di lassù, George Gersshwin, il favoloso Gershwin di un'epoca che fu.
  8. In una postilla di Corpernico nel “De hypotetibus motuum celestium commentariolus”.
    With all your faults I love you still, for nobody else can give me that thrill.
  9. XVIII secolo, John Donne in un breve poema immesso nel Biathanatos.
    And I know that I can trust you for you have touched my perfect body with your mind.
  10. In modo enigmistico in Leon Bloy.
    Amore amore amore mio, in braccio a te me scordo ogni dolore.
  11. XIX secolo, negli scritti del fisico Franz Von Ruhl, autore delle “Formule e numeri appassionati”.
    “Noi siam come le lucciole, viviamo nelle tenebre”.

Tutti questi scritti sono stati bruciati dato che si sono sempre bruciati umane creature e libri ben prima e ben dopo Torquemada.
Tenimmece accusì anema e core, nun ce lassamo chiù manco pe n'ora.

Ho trovato queste notizie su un foglietto inserito in un volume della Sacra Rota acquisito a Porta Portese dalla mia amica Edda Billi che lo prestò ad altri e lo ricevette indietro senza tale foglietto. Ho ripetuto qui le mie trascrizioni.

It's wonderful, it's wonderful, it's wonderful, chips, chips, chips.

Dunque

“Vi sono più cose tra la terra e il cielo che la mente umana possa immaginare” (Shakespeare).

Quanto vi abbiamo riferito è una fiaba di chi ama guardare il cielo non in un distendersi allucinatorio bensì al modo dei sogni e delle utopie che è delittuoso togliere a chi ne sia ricettacolo. Questi cieli salgono dalle nostre infanzie, da inviti della casualità, dall'inclinazione alla diversità, al senso del gioco. E' una fiaba che vede solidale il mondo, vede occhi bambini che non tramutano la realtà in incubo e il mondo in un succedersi infernale, non terrestre ma appunto lo riscattano senza transizioni malinconiche, in preda ad un'inguaribile felicità. Ecco cosa è “C'era una volta”.

Osservazione

Quando si parla di amore ci protendiamo sul “condividere” che è solidarietà, amore, e affettuoso incontrarsi: è lontano dal dividere che può comportare numerazioni, gerarchie, l'insorgere conflittuale, il calcolare, il più e il meno, chi merita tot e chi questo o quello. Chi condivide è spinto dalla necessità di incontrarsi, dallo spaccare la solitudine per aprire le braccia non ai volti di eroi prestabiliti con la morte nei fucili ma agli anonimi che bruciano lacrime e sangue per seguire le loro idee e inclinazioni e che conoscono infine i baci al profumo di tiglio.


La Risveglia nuova serie on-line del giornale fondato nel 1872