LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 7/8 -- Maggio - Agosto 2001 / Settembre -Dicembre 2001 --


Amnesty International


Macedonia: un nuovo grave rischio per i civili

Amnesty International esprime la propria preoccupazione per la recente escalation di violenza in Macedonia e chiede a tutte le parti coinvolte di rispettare i diritti umani e il diritto umanitario internazionale che vieta l'uccisione e la tortura dei civili nonché la presa di ostaggi. L'organizzazione è anche preoccupata per la crescita del numero di persone che scappano dalla Macedonia.

“Le vittime dei precedenti conflitti erano civili - oltre 2 milioni dei quali si trovano ancora oggi a vivere come sfollati o come rifugiati in sistemazioni temporanee”, dichiara Amnesty International. “In Macedonia, ancora non risultano attacchi deliberati contro i civili, ma molte persone - donne e bambini compresi - sono già in fuga in cerca di protezione internazionale”.

La maggior parte dei rifugiati è di etnia albanese, in fuga dalla regione intorno a Tetovo. Inoltre un numero non confermato di macedoni è diretto verso la capitale Skopje. Secondo i dati dell'ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) circa 1600 rifugiati hanno attraversato la frontiera in Albania - alcuni diretti verso l'Italia - mentre altre 480 persone sono entrate in Kossovo. Dati non confermati dalla Croce Rossa serba stimano che circa 1500 persone sarebbero fuggite in Serbia meridionale, dirette verso la Bosnia e la Croazia, mentre secondo fonti del governo bulgaro almeno 2000 persone - prevalentemente donne e bambini - sono entrate in Bulgaria dirette verso la Turchia.

Roma, 21 marzo 2001
Ufficio Stampa
Amnesty International


Albania: la tortura non ha colore politico

“Il contesto è profondamente cambiato, ma la tortura è rimasta”, dichiara Amnesty International in apertura di un rapporto pubblicato oggi sull'Albania. Tortura e maltrattamenti erano diffusi nel paese sotto la guida del partito democratico e persistono nell'attuale governo del partito socialista. Il documento Albania: tortura e maltrattamenti - una fine all'impunità?, dimostra che nel paese la tortura è di routine, che bambini sospettati di aver compiuto dei crimini vengono arrestati e maltrattati.

Esemplare è il caso di un undicenne erroneamente sospettato di scippo portato in una stazione di polizia e qui percosso, ferito con un coltello e ustionato da bruciature di sigaretta. Vittime di tortura sono stati anche vari membri e sostenitori del partito democratico, il principale partito di opposizione del paese, molti dei quali sono stati arrestati durante alcune proteste violente avvenute nel novembre 2000. Amnesty International riconosce alcuni passi avanti fatti dall'Albania in difesa dei diritti umani. Il paese ha ratificato importanti trattati sui diritti umani, tra cui la Convenzione Europea per la prevenzione della tortura. L'istituzione di un Ombudsman nel febbraio del 2000 con potere investigativo ha portato ad alcuni importanti risultati quali l'allontanamento di poliziotti responsabili di maltrattamenti.

Roma, 22 maggio 2001
Amnesty International


Italia: Amnesty International chiede che venga istituita una commissione d'inchiesta indipendente sul comportamento delle forze dell'ordine durante le manifestazioni in occasione del Global Forum di Napoli

Amnesty International ha scritto oggi al Ministro dell'Interno Enzo Bianco per esprimere la propria preoccupazione in merito alle inquietanti denunce sui presunti e diffusi abusi commessi nei confronti dei dimostranti dalle forze dell'ordine, durante una manifestazione del 17 marzo scorso a Napoli.

La manifestazione tenutasi durante il Global Forum è degenerata in violenti scontri tra gruppi di manifestanti che cercavano di entrare nell'area della conferenza e le forze dell'ordine. Si sono contati feriti sia tra gli agenti sia tra i dimostranti e danni al patrimonio.
Nella lettera Amnesty International chiede l'istituzione di una Commissione d'Inchiesta indipendente che indaghi in maniera completa e imparziale sul comportamento e le tattiche usate dalla polizia durante la manifestazione. Amnesty chiede inoltre di esaminare le denunce di maltrattamenti avvenuti durante gli scontri e nelle stazioni di polizia. I risultati dell'indagine dovranno essere resi pubblici nel più breve tempo possibile.

“Riconosciamo che le autorità italiane avevano la responsabilità di assicurare la sicurezza dei partecipanti al Global Forum, cosa sempre difficile nel corso di tali eventi, soprattutto quando talune fazioni hanno l'obiettivo di fomentare disordini” dichiara Amnesty International, “Tuttavia i cittadini hanno il diritto di esprimere pacificamente le loro opinioni senza per questo dover temere per la propria incolumità fisica”, aggiunge l'organizzazione.

Le denunce contro le forze dell'ordine includono:
- aggressioni indiscriminate da parte di agenti nei confronti di manifestanti non violenti, anche minorenni, intrappolati in una piazza circondata dalla polizia, secondo quanto riferito queste persone sono state picchiate con il calcio dei fucili, con sfollagente, calci, pugni e pietre, anche se in molti casi i manifestanti si erano avvicinati agli agenti con le mani in alto per dimostrare loro le proprie intenzioni pacifiche;
- percosse nei confronti di quanti filmavano o fotografavano gli episodi di uso eccessivo della forza e la distruzione delle macchine fotografiche e delle pellicole;
- l'aver omesso di fornire cure mediche adeguate e tempestive ai fermati feriti;
- l'aver impedito ai fermati di ricorrere ad unavvocato o di informare familiari o terze persone sulla loro sorte;
- i maltrattamenti nei confronti dei fermati, tra cui minorenni, nelle stazioni di polizia; secondo quanto riferito alcuni sono stati obbligati a stare in ginocchio sul pavimento con la faccia al muro per molto tempo e sottoposti deliberatamente a percosse, calci, schiaffi, insulti verbali spesso di natura oscena e a sfondo sessuale. Molti fermati hanno subito perquisizioni intime e, in alcuni casi, la condotta degli agenti durante le perquisizioni è stata deliberatamente mirata ad umiliarli e degradarli.

“Numerose relazioni provenienti da varie fonti, incluse testimonianze e prove fotografiche, rappresentano un quadro inquietante di abusi diffusi e violazioni degli standard internazionali suiDiritti Umani da parte della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che dovrebbero essere esaminati da una Commissione d'Inchiesta indipendente”, dichiara Amnesty International.

L'organizzazione ha inoltre dichiarato che un'indagine tempestiva, completa, imparziale e pubblica serve a proteggere la reputazione delle forze dell'ordine, che potrebbero essere soggette ad accuse infondate, ma anche a salvaguardare gli interessi delle eventuali vittime di maltrattamenti.

Palermo, 28 aprile 2001
Ufficio Stampa
Amnesty International


Repubblica Democratica del Congo: cospirazione mortale?

“Almeno 100 persone della regione del Kivu, nell'est della Repubblica Democratica del Congo (DRC), languono attualmente senza accusa nei centri di detenzione nella capitale Kinshasa e nella provincia sudorientale del Katanga, sospettati di aver ordito il rovesciamento del governo della DRC”, dichiara Amnesty International nel presentare oggi il suo rapporto sul paese africano.

Secondo l'organizzazione, la maggior parte è trattenuta in detenzione incommunicado dalla fine di ottobre e dal novembre 2000. Altri sono stati arrestati in conseguenza dell'assassinio del presidente Laurent - Désiré Kabila, avvenuto il 16 gennaio scorso. Molti di questi detenuti sarebbero stati torturati e diverse dozzine sarebbero “scomparse” dal luogo di detenzione iniziale. Resta ignoto dove essi siano, mentre si fanno insistenti le voci che alcuni di loro potrebbero essere stati vittime di esecuzioni extragiudiziali.

L'attuale situazione della maggior parte di questi detenuti resta deliberatamente coperta dal segreto e si è rilevato estremamente difficile confermare molte delle voci riguardanti il loro destino. Fino ad oggi il governo non ha mai ammesso la detenzione di queste persone, piuttosto si dimostra determinato nell'eliminare tutte le informazioni che le riguardano.

Anche nei casi in cui è stato possibile accertare il luogo in cui singoli detenuti sono trattenuti, le autorità hanno rifiutato finora di consentire a parenti, avvocati o dottori di visitarli. Nel novembre 2000 ad una delegazione di Amnesty International e ad alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite è stato negato il permesso di visitare un gruppo di più di 30 persone, trattenute in detenzione incommunicado nella prigione principale di Kinshasa.

Amnesty International ha comunque ottenuto informazioni confermate relative a detenuti che sono stati torturati e ad alcuni che sono stati vittime di esecuzioni extragiudiziali, tra i quali compaiono persone “sparite” dopo l'arresto. Si teme che il vero numero di esecuzioni extragiudiziali possa essere significativamente più alto di quello che è possibile confermare al momento della pubblicazione del rapporto.

Secondo Amnesty International tutte le persone trattenute in detenzione incommunicado nella regione del Kivu, in relazione al presunto colpo di stato, così come quelli arrestati a seguito dell'assassinio del presidente, sono a rischio di tortura, “scomparsa” ed esecuzione “extragiudiziale”. L'organizzazione chiede al Governo della DRC di rendere immediatamente noto il luogo dove tutte queste persone sono detenute e di permettere a parenti, dottori ed avvocati di visitarli.

Mentre riconosce il diritto ai governi di portare di fronte alla giustizia le persone sospettate di attività criminali, Amnesty International chiede al Governo della DRC di assicurare che anche i diritti fondamentali dei detenuti siano garantiti, inclusa la libertà dalla detenzione arbitraria, il diritto ad essere condotti prontamente di fronte ad un giudice, ad avere immediati e regolari incontri con gli avvocati, visite familiari e controllo medico indipendente e ad un equo e pubblico dibattimento.

L'organizzazione teme che molti di questi detenuti possano subire un processo iniquo e possano essere condannati a morte da tribunali militari. Tali tribunali hanno pronunciato non meno di 25 condanne a morte durante il 2000, contro le quali non c'è stato nessun diritto di appello, ed è noto che almeno 35 condanne a morte sono state eseguite durante l'anno.

Roma, 28 marzo 2001
Ufficio Stampa
Amnesty International


Paraguay: l'arruolamento dei bambini nelle forze armate deve cessare

Bambini di 12 anni, arruolati illegalmente nelle forze armate e di polizia paraguayane, sono ordinariamente soggetti a maltrattamenti, dichiara Amnesty International nel presentare oggi il suo nuovo rapporto.

“Nelle forze armate e di polizia paraguayane sono comuni, nei confronti di soldati di leva di ogni età, punizioni fisiche e psicologiche, che provocano lesioni sia mentali che corporali”, dichiara l'organizzazione.

Secondo Amnesty International alcuni adolescenti arruolati sono morti in seguito a maltrattamenti o in una serie di incidenti con armi da fuoco, peraltro non ancora chiariti. Il rapporto descrive almeno 6 casi di soldati di leva minori di 18 anni che sono morti nel corso dell'anno 2000. L'arruolamento di minori di 18 anni è vietato dalla legge paraguayana, ma nella pratica essi costituiscono una ampia parte dei soldati di leva. Amnesty International ha ricevuto denunce di arruolamenti forzati di bambini e di falsificazioni dei loro documenti.

“Le autorità paraguayane dovrebbero intraprendere passi immediati e concreti per sradicare questa pratica, quali l'istituzione e il mantenimento di registri anagrafici aggiornati e di sistemi di documenti accessibili al pubblico”, dichiara Amnesty International. “Inoltre il Paraguay dovrebbe ratificare il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia, che ha firmato nel settembre 2000.

“Nello stesso tempo bisognerebbe indagare su tutti i casi di maltrattamenti di soldati di leva in modo esauriente d indipendente”, aggiunge l'organizzazione, segnalando che le indagini sulle morti di soldati di leva mancano di trasparenza e sono ostacolate dalla mancanza di cooperazione delle forze armate e di polizia.

Amnesty International ha anche espresso preoccupazione per il fatto che dei processi che implicano la morte o il maltrattamento di soldati di leva si occupa il sistema giudiziario militare per il fatto che le famiglie ed i loro avvocati non hanno accesso ai processi o ad alcuna informazione su di essi.

Amnesty International presenta una serie di raccomandazioni per affrontare il problema delle violazioni dei diritti umani nei confronti di soldati di leva e delle morti inspiegate durante il servizio militare. Queste includono indagini complete su ogni caso di maltrattamento, la sospensione immediata dal servizio degli ufficiali coinvolti in questi episodi, il processo dei responsabili e il risarcimento per le vittime delle violazioni dei diritti umani durante il servizio di leva.

“E' giunto il momento per il Congresso paraguayano di nominare un Difensore Civico come previsto nella Costituzione del 1992, che agevolerebbe le richieste di risarcimento”, conclude Amnesty International.

Roma, 6 aprile 2001
Ufficio Stampa
Amnesty International


La Risveglia nuova serie on-line del giornale fondato nel 1872