LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 6 -- Gennaio - Aprile 2001 --


Amnesty International


Tortura: il commercio si diffonde con strumenti sempre più sofisticati

Amnesty International ha presentato oggi, in una conferenza stampa tenutasi a Washington, il rapporto “Fermare il Commercio della Tortura”, che rivela come il commercio internazionale di scudi, bastoni, fucili e cinture, che provocano scariche elettriche ad alta tensione, si sia ampliato durante gli anni '90. Tale commercio include i “tasers”, che sparano sulle vittime fino a dieci metri di distanza dardi “ad amo” connessi a fili elettrici, e cinture elettriche, che vengono applicate ai detenuti ed azionate per mezzo di telecomandi. E' noto che delle volte quelle cinture hanno scaricato per errore sui reni di alcuni prigionieri scosse a 50.000 volt fino a otto secondi di durata. Questa tecnologia è stata introdotta negli Stati Uniti e si è diffusa in Asia, Europa e Sudafrica.

“Negli anni '70 c'erano solo due aziende note per la commercializzazione di armi a scarica elettrica ad alta tensione, e ora ce ne sono più di 150 in tutto il mondo”, dichiara Amnesty International. “In assenza di controlli rigorosi e per impedire che queste attrezzature finiscano nelle mani di torturatori, i governi responsabili devono immediatamente proibire la loro esportazione”.
Negli ultimi due anni, più di centocinquanta società operanti in ventidue paesi hanno prodotto o commercializzato armi a scarica elettrica. Oggi probabilmente le aziende taiwanesi, sudcoreane e cinesi producono più armi a scarica elettrica delle aziende americane. Fra i principali produttori vi sono anche delle società tedesche, francesi ed israeliane, e recentemente hanno fatto il loro ingresso nel mercato aziende polacche, russe, ceche, messicane, brasiliane e sudafricane. Il governo tedesco non consente l'uso di queste armi alla propria polizia o nelle proprie carceri, ma permette alle società tedesche di commercializzarle e venderle all'estero. Attualmente il governo sudafricano sta promuovendo attivamente la vendita di cinture elettriche in Asia, e le sta utilizzando in patria sui detenuti.

“Fermare il Commercio della Tortura” fa parte di una serie di rapporti che Amnesty International sta pubblicando nel corso della Campagna “Non Sopportiamo la Tortura”. Il rapporto mette in risalto anche il commercio, da parte di oltre 40 società, di dispositivi di sicurezza più convenzionale, che possono essere utilizzati per commettere gravi abusi sopra i diritti umani come sistemi di contenzione meccanica e spray chimici.

Secondo Amnesty International anche specifiche competenze in materia militare, di sicurezza e di polizia insegnate a livello internazionale sono state utilizzate per la tortura. Centinaia di diplomati della “School of the America”, negli USA, sono stati coinvolti in violazioni dei diritti umani in Sud America. Questa scuola militare è una fra gli oltre 150 centri negli USA e all'estero in cui vengono formati ufficiali non americani. Le informazioni pubbliche sulla loro formazione in tema di diritti umani sono minime.

“Fermare il Commercio della Tortura cita anche l'addestramento, mirato alla sicurezza, fornito dalla Francia e utilizzato in Togo a scopo di tortura e intimidazione della popolazione civile. A un alto ufficiale della gendarmeria togolese, accusato dalla Commissione nazionale togolese per i diritti umani di aver ordinato la tortura di quattro persone nell'agosto del 1990, è stata conferita dal governo francese la decorazione dell'Ordine nazionale al merito. In un altro caso, agenti dei servizi di sicurezza israeliani hanno pagato e addestrato guardie e investigatori che interrogavano i prigionieri nel famigerato centro di detenzione di Khiam nel sud del Libano, finché questo non è stato chiuso nel maggio del 2000: gli agenti israeliani estorcevano informazioni sotto tortura.

“A meno che l'addestramento relativo alla sicurezza non sia strettamente controllato e monitorato da entità indipendenti, c'è sempre il pericolo che venga utilizzato per facilitare violazioni dei diritti umani”, dichiara Amnesty International. “C'è la pressante necessità di cambiamenti concreti nel modo in cui i governi autorizzano e tengono sotto controllo la produzione, il trasferimento e l'uso di attrezzature e “know-how” relativi alla sicurezza”.

In particolare Amnesty Internationale sollecita i governi a:

1)proibire l'utilizzazione di attrezzare di polizia e di sicurezza il cui uso sia intrinsecamente crudele, inumano o degradante. Proibire la produzione, la promozione e la vendita di queste attrezzature, anche in altri paesi. Tale proibizione dovrebbe comprendere ceppi, cinture elettriche e dispositivi evidentemente dolorosi come le manette serrapollici;
2)sospendere il trasferimento internazionale di armi a scarica elettrica e a gas al pepe, ceppi, manette serrapollici e sedie di contenzione in attesa dell'esito di un riesame rigoroso ed indipendente degli effetti di questi dispositivi. Sospendere il trasferimento di tali attrezzature ad altri paesi fino alla fine di questo riesame.
3)garantire che l'addestramento del personale militare, di polizia e di sicurezza di un altro paese non includa il trasferimento di specializzazioni, conoscenze e tecniche che possano verosimilmente prestarsi alla tortura.

Roma, 26 febbraio 2001.
Amnesty International


Diritti umani, gli assenti della politica italiana

Valutazione di Amnesty International sulle attività del Parlamento

Questi cinque anni di legislatura hanno confermato che il rispetto dei diritti umani non è certo una priorità, per le forze politiche italiane. L'unico risultato positivo riguarda l'approvazione della legge contro l'uso dei bambini soldato, che ha innalzato a diciotto anni il limite minimo per poter entrare nelle forze armate (e ci auguriamo che il nuovo Parlamento sancisca al più presto questo vincolo anche per l'esercito professionale).

Per il resto l'attività di questo Parlamento è stata un mezzo disastro. Lo scandalo principale è la mancata approvazione di una legge in favore del diritto di asilo. Sul tema della sicurezza, i candidati per le prossime elezioni rilasciano grandi proclami, ma i partiti che li sostengono nemmeno questa volta sono stati capaci di garantire sicurezza a chi più di ogni altro ne ha bisogno, cioè coloro che scappano da guerre, torture, condanne a morte. In Italia i richiedenti asilo vengono accolti da un vuoto legislativo che dura dal giorno dell'approvazione della Costituzione.

Nulla questo Parlamento ha saputo fare neanche per il rispetto dei diritti umani dei lavoratori. Abbiamo sentito più volte dichiarazioni di circostanza contro lo sfruttamento minorile, ma non una sola forza politica ha mostrato di comprendere a fondo la necessità di una buona legge che metta i cittadini in grado di sapere se e come le imprese rispettano i diritti dei lavoratori, minori o adulti che siano.

Deve far riflettere anche il mancato inserimento del reato di tortura nel codice penale. L'Italia ha ratificato la Convenzione ONU contro la tortura nel 1989, ma dopo 13 anni non ha compiuto il pur minimo gesto di adeguare la propria normativa: è questo il modo con cui il nostro paese mantiene gli impegni presi in ambito internazionale?
Al di là di apprezzabili pronunciamenti o impegni di singoli contro la pena di morte, le Camere appena sciolte hanno lasciato le grandi questioni sul tema di diritti completamente inevase. Non è facile farsi illusioni sul futuro: nessuno degli schieramenti che si stanno confrontando in campagna elettorale sta dimostrando un benché minimo impegno sul tema delle libertà fondamentali.

Daniele Scaglione, presidente della Sezione italiana di Amnesty International
Roma, 12 marzo 2001
Amnesty International


Paraguay: l'arruolamento dei bambini nelle forze armate deve cessare

Bambini di dodici anni, arruolati illegalmente nelle forze armate e di polizia paraguayane, sono ordinariamente soggetti a maltrattamenti, dichiara Amnesty International nel presentare oggi il suo nuovo rapporto.

“Nelle forze armate e di polizia paraguayane sono comuni, nei confronti di soldati di leva di ogni età, punizioni fisiche e psicologiche, che provocano lesioni sia mentali che corporali”, dichiara l'organizzazione.

Secondo Amnesty International, alcuni adolescenti arruolati sono morti in seguito a maltrattamenti o in una serie di incidenti con armi da fuoco, peraltro non ancora chiariti. Il rapporto descrive almeno sei casi di soldati di leva minori di diciotto anni che sono morti nel corso dell'anno 2000. L'arruolamento di minori di diciotto anni è vietato dalla legge paraguayana, ma nella pratica essi costituiscono una ampia parte dei soldati di leva. Amnesty International ha ricevuto denunce di arruolamenti forzati di bambini e di falsificazioni dei loro documenti.

“Le autorità paraguayane dovrebbero intraprendere passi immediati e concreti per sradicare questa pratica, quali l'istituzione ed il mantenimento di registri anagrafici aggiornati e di sistemi di documenti accessibili al pubblico”, dichiara Amnesty International. “Inoltre, il Paraguay dovrebbe ratificare il protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell'infanzia, che ha firmato nel settembre 2000.

“Nello stesso tempo, bisognerebbe indagare su tutti i casi di maltrattamenti di soldati di leva in modo esauriente ed indipendente”, aggiunge l'organizzazione, segnalando che le indagini sulle morti di soldati di leva mancano di trasparenza e sono ostacolate dalla mancanza di cooperazione delle forze armate e di polizia.

Amnesty International ha anche espresso preoccupazione per il fatto che dei processi che implicano la morte o il maltrattamento di soldati di leva si occupa il sistema giudiziario militare per il fatto che le famiglie e i loro avvocati non hanno accesso ai processi o ad alcuna informazione su di essi.

Amnesty International presenta una serie di raccomandazioni per affrontare il problema delle violazioni dei diritti umani nei confronti dei soldati di leva e delle morti inspiegate durante il servizio militare. Queste includono indagini complete su ogni caso di maltrattamento, la sospensione immediata dal servizio degli ufficiali coinvolti in questi episodi, il processo dei responsabili e il risarcimento per le vittime delle violazioni dei diritti umani durante il servizio di leva.

“E' giunto il momento per il Congresso paraguayano di nominare un Difensore Civico come previsto nella Costituzione del 1992, che agevolerebbe le richieste di risarcimento,” conclude Amnesty International.

Roma, 6 aprile 2001
Amnesty International


Giamaica: uccisioni da parte della polizia - un'emergenza dei diritti umani

In una conferenza stampa tenutasi a Kingston, capitale della Giamaica, il Segretario Generale di Amnesty International Pierre Sané ha presentato un rapporto intitolato “Giamaica: uccisioni e violenze da parte della polizia”. Il rapporto segnala le forti preoccupazioni riguardanti le brutalità e gli omicidi commessi dalla polizia e dalle forze di sicurezza nel paese. Pur riconoscendo che la situazione attuale del paese rende complesso, difficile e pericoloso il compito della polizia in Giamaica, per il movimento dei diritti umani l'elevato numero di uccisioni rappresenta comunque un dato di fatto inaccettabile.

Secondo Amnesty International, il modo e la frequenza con cui si fa ricorso alle armi e l'assenza di indagini pronte ed esaustive risultano compatibili con le ripetute denunce di esecuzioni extragiudiziali provenienti dall'isola. Il numero di persone uccise dalle forze dell'ordine nel corso di scontri a fuoco è uno dei più alti del mondo in rapporto alla popolazione. Nel corso degli ultimi dieci anni, secondo statistiche ufficiali, in media ogni anno sono state uccise 140 persone a fronte di 2,6 milioni di abitanti.

Nel suo rapporto l'organizzazione documenta numerosi casi di violenze da parte della polizia, alcuni dei quali così gravi da essere riconosciuti come veri e propri atti di tortura. Vittime di questi abusi sono risultate soprattutto le persone sospettate di qualche reato e i loro familiari, compresi minori e donne. Alcuni dei metodi più applicati dai torturatori sono stati i pestaggi, le bruciature con ferri roventi e le finte esecuzioni. Le autorità non hanno quasi mai perseguito penalmente i responsabili delle violazioni dei diritti umani. La maggioranza degli incidenti non sono stati oggetto di indagini approfondite e indipendenti, così come richiesto dai principali standard internazionali in materia.

Amnesty International chiede al governo che venga concepito ed attuato un piano d'azione nazionale per i diritti umani con l'obiettivo di proteggere il popolo giamaicano. Tale piano dovrebbe avere obiettivi, linee guida e strategie chiare e dovrebbe coinvolgere tutti i settori della società, quali le forze di sicurezza, le organizzazioni per i diritti umani e la società civile, nonché quei settori all'interno delle Nazioni Unite ed altri organismi internazionali specializzati in materia di diritti umani.

Roma, 12 aprile 2001.
Amnesty International


La Risveglia nuova serie on-line del giornale fondato nel 1872