LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 5 -- Settembre - Dicembre 2000 --


Le feste di Follonica

Dai palii a fantino del 1832 alle cuccagne e alle luminare del 1900

Gli articoli, che seguono, ricostruiscono la lunga vicenda delle feste popolari a Follonica, un percorso colorato di personaggi interessanti, dove si succedono Domenico Verzera e il vescovo Traversi, “Giccamo” e il Raffanini, Ulivo Pina, il Pelleschi e Niccola Guerrazzi, il Soldaini e Antonio Botti, Emilio Bicocchi e Alessandro Gelli, Latino Paoli, i forzuti del paese e le lotte con gli orsi, Savino Allegri e il “Cecchettone”. Tutto fra cavalli “berbereschi” e poeti “bernescanti”: il “Re di baviera” e Mondiale, rimatori “a braccio” e poeti “di spolvero”, che da soli o in gruppo accorrevano alle fiere e alle feste di Follonica e dei paesi vicini.
“Una “carrellata”, la nostra su una consuetudine, di palii, di cuccagne e di fuochi pirotecnici, e, poi, di carnevali, raduni motociclistici e feste dell'uva, che è stata per molto tempo appuntamento significativo nella vita della Follonica del ferro e del carbone, dei picchiavena e dei gerlinari, dei portaloppi e dei “fascinaj”, della malaria e dell'estatatura, dell'oratorio delle fonderie e della chiesa di S. Leopoldo, delle passioni civili e dei cronisti fatti in casa, degli stabilimenti balneari e dei primi “villeggianti”, che venivano da Firenze, da Siena, da Massa Marittima, da Giuncarico...


Siamo nella seconda metà del Settecento, quando sul poggio di Valli (1) si svolgono le prime “feste” follonichesi, per venerare la Santissima Concezione o Sant'Antonio Abate (2), un mistico molto amato in questo lembo di Maremma.
E' qui, nella cappella del diruto castello, che accorrono i pochi abitanti del colle: i Fontana, i Todella, i Giobbi, i Majorelli, e, con loro, i pastori dei diacci sottostanti: i Guidoni, i Bartalini e i Sabatini, per ascoltare le messe, cantate e “piane”, officiate dai frati zoccolanti di Monte di Muro, che ricevono qualche lira per l'incomodo: il servizio sacro e il lungo, avventuroso viaggio dal Convento fino a Valli, con il traghettamento alla Fossaccia (3).

La consuetudine di quei modesti festeggiamenti si perde, forse, ai primi dell'Ottocento, dopo l'arrivo dei francesi, lo smembramento della Diocesi di Massa e l'abbandono della Chiesa di Valli.
E' una tradizione che non viene “recuperata” nemmeno dopo la caduta di napoleone, tanto che, fin verso il 1830, i divertimenti in quello, che oggi è il territorio municipale di Follonica, si limitano a qualche festa da ballo, organizzata, senza il consenso delle autorità, nelle fatiscenti abitazioni di Valli (4).

Follonica, in questi anni, è ancora, e soltanto, un “polo” industriale, che comprende, a circa 200 metri dalla battigia, i forni e la ferriera e, alla Marina, i magazzini della ghisa e dell'allume, il pontile imbarcatore (5), il forte dei cannonieri e qualche capanna di scarza, tirata su, alla meglio, dal pistoiese Gio. Domenico Amorotti, dal lucchese Giuseppe Petrini o dal massetano Francesco Petrocchi.

Un villaggio vero, con le abitazioni di “cotto” e di calce, nascerà nella pianura dopo il 1831, negli anni, in cui, intrapresa la bonifica idraulica, anche la viabilità migliora con il rifacimento della strada Emilia, mentre gli impianti del ferro passano dalla Regìa mista alla conduzione statale.
L'impulso decisivo all'“edificazione delle fabbriche particolari intorno a Follonica” viene, nel '31 e negli anni seguenti, dalle Risoluzioni granducali, con le quali si regalano alcune “saccate” di terreno, fra la Marina e i forni siderurgici, a quanti - come Sebastiano Gelli, Cammillo Macciò, Pasquale, Egisto e Riccardo Billi, Paolo Morandi, Pietro Gaggioli, Domenico e Carlo Giannini, Felice Maestripieri, Marianna Nesti vedova Petrini - si impegnino a costruirvi, entro breve tempo, una casa in muratura.

Nel '32, sebbene la crescita dell'abitato sia appena agli inizi, Follonica è da oltre un decennio un centro di grande importanza per l'intensa lavorazione del ferro e i molti traffici, che vi si svolgono.
I “padroni” riesi vi portano il “grezzo” elbano, da Livorno vi giungono semole e biade, a Pisa, a Siena, allo scalo dei Marmi e a Genova vengono mandati, dal litorale follonichese, i lavorati e i semilavorati, l'allume e le some di carbone.
La popolazione “avventizia iemale”, quella che da novembre a giugno è impiegata nei forni o adibita, a Montioni, allo scavo della pietra “alluminosa”, cresce di continuo.

In questo operoso, se non frenetico, contesto matura, al principio del '32, l'idea di una fiera, che faccia conoscere ai forestieri il nascente agglomerato, che vi attiri le persone dei dintorni (di Monterotondo e di Campiglia, di Massa e di Gavorrano, di Scarlino e di Castiglione della Pescaia) e che, con qualche svago, renda meno grigia la dura vita dei lavoranti stagionali.
D'altronde, che si debba istituire una fiera a Follonica è, a questo punto, quasi ovvio: in tutti i paesi vicini - modesti, piccoli e piccolissimi - da molto tempo si tengono, con buoni risultati, fiere e feste in onore di San Bernardino, della Madonna delle Grazie, di S Martino Vescovo o di Santa Lucia, che incrementano commerci e traffici...

L'idea della sagra follonichese sembra si debba alla prima moglie di Leopoldo II: Nanny, cioè Maria Anna di Sassonia, da poco scomparsa, quando, nel '32, il granduca scrive: “Qui vi truovai la fiera: se ne dovea l'idea alla venuta di Nanny: era l'anno di quel giorno felice: ed era grata la reminiscenza al benefizio a lei dovuto: cara memoria...” (6)
Una supplica dell'agente dei forni di Follonica, Egidio Succi, fa tuttavia pensare che un certo peso nell'istituzione della fiera abbia avuto questo pistoiese, che da molti anni, senza troppi scrupoli, cerca di far fortuna in Maremma. Nella lettera il Succi espressamente chiede che nelle ricorrenza “del fausto giorno dell'apertura della nuova strada da Grosseto a Pisa, nel quale fu onorato lo stabilimento di Follonica dall'augusta presenza delle LL.AA. II. E RR. Il Gran Duca e la Gran Duchessa venga istituita per giorni tre una fiera di lane, grano, scorze di alberi, e bestiame, invocando in tal circostanza diverse facilità relative ai diritti di Gabella doganale”, lo sgravio della tassa di beneficenza e la “sospensione del bollo delle pannine...” Per la sua riuscita si può contare - aggiunge il Succi - sul concorso dei pastori reduci dalla Maremma (7).

Meriti a parte, è proprio il Succi a occuparsi dell'allestimento della prima fiera, che, insieme alle corse dei cavalli e ai fuochi pirotecnici, si svolge, dal due al quattro maggio 1832, nel piazzale dei forni e nella via che dalla Marina conduce a Massa.
Il granduca, naturalmente, è presente: “Andai fuori, l'applauso di gioja il cuor strinse: era singolare spettacolo e accozzo di rozzezza e civiltà. Serrati di stipa per il bestiame. Rumore d'uomini venuti a cavallo: poche vetture che non si sapevano regolare: ragazzi sempre in pericolo d'esser messi sotto: il maremmano che forzava il cavallo e partiva e vi stava non ostante che recalcitrasse: polledrini riuniti e mercanti che si aggiravano. Embrioni di commercio. La gente ci guardava incivilita. Polvere che si alzava,... cappelli, liquori, mancavano per il cattivo tempo tre bastimenti di Livorno alla Marina, frutti di paese, carboni, foglie, legna, allume... venivano i forestieri a provvedersi delle cose di cui abonda: la gente fece Follonica bella. Succi avea mancato nel non chiedere un tempo più lungo al porto franco”. E ancora: “...era da concedersi per le coltivazioni l'appezzamento fra l'Emilia e provinciale di Massa ed il mare: ma era necessario a difesa delle nuove culture rispettare il tombolo marino: si conobbe ancora (che) dopo il dono gratuito di calcina e cotto per una casa poteva importare lire 400. Divesri calessi s'incontrarono che veniva alla fiera, famiglie intiere di Campiglia, di Barga...” (8)

Sulla sagra il potestà di Gavorrano scrive al vicario di Castiglione della Pescaia: “Giovedì decorso, 3 del corrente, fu il secondo giorno della fiera di Follonica. Sua Altezza I. e R. il Granduca nostro Signore accompagnato da S.E. il consigliere Cempini e dai cavalieri Antinori, e Sproni l'onorò della sua augusta presenza circa le ore 5, e mezza di sera. Verso le ore 7 fu corso il palio a fantino nella lunga via, che dalla strada Massetana conduce alla Marina. V'assisté la prefata altezza sua, e la mattina seguente si diresse alla volta di Piombino, d'onde fatto ritorno dopo un'ora di notte fu presente ai fuochi d'artifizio, che chiusero questa ultima giornata di fiera... Il concorso nei primi due giorni può dirsi forse a sufficienza numeroso, scarso però nel terzo. Tuttavia da indubitati ragguagli procuratimi mi consta che vi corressero da ventimila lire, metà delle quali in contrattazioni di bestiame, 3000 in pani, e telerie, il rimanente in generi coloniali, commestibili, e merci d'ogni maniera. Il sig. Vicario Reale (di Castiglione della Pescaia), da cui dipende questa Criminale Giurisdizione negl'ultimi due giorni della fiera, ed il suo Cancelliere nel primo presiederono al mantenimento del buon ordine al quale effetto erano tutti comandati cinque cacciatori Reali a cavallo, tutta la forza dei Guardacoste stanziata in Follonica, e questa squadra col sio caporale, regolata da quello del Regio Vicariato. La pubblica tranquillità fu momentaneamente turbata nel dì 3 da una leggiera rissa insorta fra un tale Domenico Verzera detto il Mularo di Massa (così almeno ci riferisce questo Caporale non sempre felice [a] dire vero nell'indicazione delle persone) ed un tal Ansano Falchi giovine proprietario di questa terra, che per accidente aveva urtato il primo passandogli di fianco col suo cavallo. I reali cacciatori divisero i corrissanti...”

Il ricordato Verzera non è personaggio trascurabile: diciassette anni dopo sarà infatti, con i fratelli Lapini, Angiolo Guelfi ed altri, fra i salvatori di Garibaldi.
“In tempo poi del palio - continua il potestà - un certo Giuseppe Capitani di Prata fu investito da uno dei cavalli, e ne soggiacque, ma per buona ventura non ne riportò lesioni di conseguenza” (9).

Il discreto esito economico favorisce la ripetizione dell'iniziativa negli anni successivi, anche se non sempre i risultati sono soddisfacenti: dal quattro al sei magio 1835 non si registra una particolare affluenza, mentre dal sedici al diciotto maggio 1836 le cose vanno un po' meglio, quantunque l'aspetto commerciale resti al di sotto delle aspettative: “Il concorso nel secondo suo giorno fu oltremodo numeroso: se non che pochissime contrattazioni si fecero di bestiame, avendo quella riunione piuttosto che di fiera l'aspetto di una festa. E non mancarono passatempi per divertile, mentre furono fatti tre palj di cavalli con fantino, ed il giuoco della cuccagna, sopra il grandioso ponte di legno che cavalca il mare. Tutto procedé colla più desiderabile tranquillità” (10).

Nel maggio del 1837 il pubblico non è “molto numeroso” in principio, “ma jeri si accrebbe notabilmente; tutto fin qui è proceduto con tranquillità e buon ordine, e solamente nel giorno d'jeri due casi fortuiti funestarono quella popolazione: il dottor Giuseppe Beccani di Scarlino fu colpito da un insulto apoplettico, e fece per qualche momento dubitare della sua esistenza; mercé i pronti soccorsi dell'arte medica restò qualche poco sollevato; certo Alfonso Biagetti di Gavorrano, padre di numerosa famiglia, cadde disgraziatamente da una delle nuove fabbriche d'abitazione che vanno costruendosi in Follonica, ove era salito per godere maggiormente e con più sicurezza la corsa dei cavalli che vi ebbe luogo, e sebbene venga accertato non essere avvenute rotture d'ossa, però è molto malconcio, e ferito nella testa, e incerte sono tuttora le conseguenze di tale avventura” (11).

Nel 1838 la fiera di maggio viene quasi a sovrapporsi all'inaugurazione della Chiesa di San leopoldo, che è preceduta dalla benedizione delle campane, scaricate da un navicello il 29 aprile sulla spiaggia di Follonica.
Lo stesso giorno il vescovo di Massa, Giuseppe Maria Traversi, scende nel villaggio, su una “carrozza a ciò inviatagli dall'Ill.mo sig. direttore di quello stabilimento [Raffaello Sivieri, ndr], avendo in sua compagnia i ministri canonici Giuseppe Garzelli e Luigi Bongi, ed altri domestici. Quivi giunto, dopo celebrata la S. Messa nel pubblico oratorio dell'Amministrazione indicata, e vestito degli abiti pontificali, procede' ed eseguì la solenne benedizione delle prefate campane... alla presenza di numeroso popolo circostante. Alla campana maggiore fu imposto il nome di San Leopoldo confessore, alla seconda di Sant'Antonio abbate, alla terza di San Ferdinando confessore” (12).

Invitato il sei maggio dal Sivieri a inaugurare solennemente, quattro giorno dopo, la nuova chiesa, “che di già era stata ridotta al suo compimento” (13), mons. Traversi ritorna a Follonica il nove per visitare la costruzione, che trova “edificata e corredata perfettamente come prescrivono le leggi di S. Chiesa”, ammirando “ancora la precisione e magnificenza della fabbrica, e i suoi arredi, lodando la pietà e generosità dell'i. e r. sovrano, che ne ha fatto la spesa, rendendone vive grazie a sua divina maestà. Quindi lo stesso prelato collocò in decente feretro la teca delle reliquie di S. Giacomo minore apostolo, di S. Lorenzo martire, e di Santa Tecla vergine e martire...” (14)
Il dieci il vescovo procede alla consacrazione: “Premesso il digiuno e le vigilie avanti le sacre reliquie, situate in decente feretro... monsignor vescovo nostro, in questa mattina, si recò con i reverendissimi canonici don Luigi Maggi pievano, e don Cosimo Gasparri cappellano curato... presso la chiesa da consacrarsi, ed assunti gli abiti pontificali, ed assistito diede principio, e compì a forma del Pontificale romano la solenne consacrazione della nuova chiesa di Follonica, e dell'altar maggiore e la dedicò al glorioso confessore S. Leopoldo marchese d'Austria; dopo di che celebrò la solenne messa pontificale in tempo della quale indirizzò al popolo una nitida zelante pastorale Omilia...” (15)

All'inaugurazione non mancano i granduchi (Leopoldo II si è, frattanto, risposato): “E siccome si ritrovavano nel luogo le loro AA. II. E RR. Il Gran - Duca Leopoldo Secondo, la Gran - Duchessa di lui consorte [Maria Antonia di Borbone, ndr], e le Arci duchesse Maria Luisa sorella, Carolina ed Augusta figlie del prelodato monarca, ed avevano manifestato la loro intenzione di assistere alla solenne funzione, il prelato si fermò col clero sotto il portico, aspettando l'arrivo dei reali principi, i quali giunti, ed ossequiati, assunse gli abiti pontificali, e procedè alla consacrazione della chiesa...” (16).

Poi, alla presenza di Leopoldo II, viene “data una corsa di cavalli a fantino alla tonda, e la sera venne incendiata una macchina di fuochi artificiali, e sebbene il concorso popolare fosse assai copioso, tuttavia quando si prescinda dalla caduta da cavallo nell'atto della prova di Luigi Libra di Scarlino, senza verun pericolo, niun fatto accadde...” (17)

Il sedici maggio comincia la “triduale” fiera del bestiame e delle mercerie, ma la pioggia ne disturba l'andamento il primo e il terzo giorno. Solo il diciassette il tempo, meno inclemente, consente un elevato afflusso di visitatori e un buon volume di contrattazioni animali, mentre una gara di cavalli a fantino ha luogo nella strada principale, nella più assoluta tranquillità (18).

I frequenti viaggi di Leopoldo II a Follonica e i suoi pernottamenti nel villaggio - dove dorme nel Palazzo dell'Amministrazione del ferro, quando è diretto a Castiglioni o a Grosseto o è di ritorno da Piombino, da Massa o dalla miniera di Monte Bamboli - offrono lo spunto per manifestazioni di giubilo, canti e “luminare”. Come succede nell'aprile del 1841, allorché in onore del principe si esibiscono i maggerini e si procede a “una spontanea illuminazione della città”: “Nella preaccennata sera del 29 una società dei lavoranti della RR. Fonderia del ferro nel villaggio di Follonica con espresso permesso della prelodata A.I. si trattenne a cantare il così detto Maggio, essendosi degnato per un tratto della sua innata clemenza permettergli d'introdursi a cantare nel Giardino attiguo al Palazzo di quella Regia Amministrazione...” (19)

Poche settimane più tardi, nelle ore pomeridiane del sedici maggio, si corre, forse, nel piazzale dei forni un palio di cavalli alla tonda, poi, la sera, vengono illuminate la torre e la facciata del Palazzo dell'Amministrazione del ferro e il pomeriggio del diciassette si esegue in mare un esercizio “ginnastico”. L'affluenza è “avvertibile, ma non straordinaria”: non si lamentano, comunque, infortuni, salvo lievi ferite a Carlo Badalassi di Scarlino, urtato “nella mattina di domenica da una ruota di calesse”.

Quanto all'ordine pubblico, vengono arrestati un certo Maestrini di Treppio, che “inebriato dal vino poco prima del palio alla tonda” si è permesso qualche irregolarità, e un sedicente Francesco Benedetti, riconosciuto per Lorenzo Lazzarini di Pietra Santa, “disertore delle Bandiere Toscane; in proposito del quale vengono gli atti compilati in questo Tribunale rimessi con il presente corso di posta all'Auditor militare di Firenze” (20).

Il sedici maggio 1842 la festa, cui partecipa la banda di Campiglia, ottiene un discreto successo di pubblico. La sera il granduca giunge nel villaggio e il vicario di Massa, Papiani, ha “l'onore di essere ammesso” a rendergli omaggio. L'indomani, nella Chiesa di San Leopoldo, si celebra una messa cantata, con l'accompagnamento dei musicanti campigliesi, e quindi, da un palco, Leopoldo II assiste a un palio alla tonda, dove sono in lizza sette cavalli, di proprietà di Alessandro Ceccarelli (fantino Vincenzo Cappelli, “raccomandatario” il macellaio Pietro Gaggioli, più noto come “Giccamo”, che nel '49 aiuterà Garibaldi a salpare da Cala Martina), dell'ebreo Angiolo Zabban e di altri. I mossieri sono Sebastiano Gelli e Luigi Laldi. Uno dei giudici è Elenate Bazzani, mentre Francesco Pelleschi viene nominato “deputato” della corsa (21).

Dal sedici al diciotto maggio 1843 “la solita fiera triduale” registra, oltre alla novità di un trattenimento danzante, un “avvertibile concorso”. “Il sotto sergente capoposto, e tre carabinieri di questo distaccamento si recarono a sorvegliare al buon ordine in rinforzo a quella squadra dei Reali carabinieri a cavallo... S.A.I. e R. onorò la fiera nei due giorni 17 e 18, ed i pubblici spettacoli, che v'ebbero luogo, cioè la solita corsa di cavalli con fantino alla tonda, e una festa da ballo, che fu data nello stabile Amorotti” (22).

Tre anni dopo, dal sedici al diciotto maggio 1846, “senza il benché minimo disordine”, il villaggio ospita, insieme alle vaccine e ai cavalli, due “palj”, uno alla lunga - al vincitore si danno 70 lire, una bandiera e un medaglione, in ferro fuso, con l'effigie dei granduchi - e uno alla tonda, con il premio di trenta lire al primo arrivato (23).

La bufera politica, che nel '48 investe gran parte dell'Europa, dissolvendo trattati e equilibri trentennali, sembra sfiorare, per un attimo, anche le manifestazioni, che, in maggio, si effettuano a Follonica. Secondo il capo posto di Massa, “nella fiera che ha avuto luogo il quindici e il sedici del presente mese in Follonica, lo scrivente poté sapere che una quantità di scarlinesi pervenuti alla fiera anzidetta, si erano riuniti facendo tutti complotto per insultare il signore ingeniere Rafanini (odiatissimo dagli scarlinesi, ndr), ma il sottoscritto preveduto di ciò prevenne il ridetto Rafanini che il quale non uscisse dalla di lui abitazione, come di fatto non sortì, così non ebbe luogo il più piccolo sconturbo, nell'epoca della ridetta fiera” (24).

Nel maggio del '51 - sono le ultime settimane della gestione granducale delle fonderie di Follonica - la fiera ha, per contorno, due palii, uno alla lunga e uno alla tonda. Al primo partecipano, fra gli altri, i cavalli di Sisto Benvenuti di Pisa, di Assunto Grassellini di Siena e di Ulivo Pina, uno degli scarlinesi, che nel '49 hanno condotto Garibaldi fino alle Costiere. I mossieri sono tre: l'ing. Pietro Passerini, che risiede ancora a Follonica, nonostante i “dispiaceri” dell'aprile del '49, il patriota massetano Giulio Lapini e l'impiegato Demetrio Corsi, futuro direttore dei locali forni da ferro.
“...Molto fu il concorso a fronte della contraria stagione. Ieri fu eseguita la corsa di cavalli in tondo, in questa il fantino Luigi Tamberi di Navacchio cadde disgraziatamente dal suo barbero [il cavallo, ndr] procurandosi una ferita semplice al ginocchio sinistro...” La prova (primo premio settanta lire) viene vinta da Sisto Benvenuti. “Il palio alla lunga che a causa del tempo piovoso, non poté esser fatto il 17, avrà luogo in questo giorno” (25).

In luglio il comparto ferrifero (che comprende le miniere dell'Elba e i forni di Follonica) viene affidato per trent'anni a una Cointeressata, il cui più alto esponente è l'ex democratico livornese Pietro Bastogi. Allo Stato, cioè alle Regie possessioni, restano solo le foreste e le allumiere di Montioni.
Bastogi (26) procede al “taglio” di tutte le spese non previste dal contratto, inclusi i contributi che la disciolta Amministrazione delle miniere e fonderie devolveva in favore della festa di Follonica.
Le intenzioni del Bastogi non sono ancora note, quando il 19 aprile 1852 il dirigente dell'Ispezione forestale delle Regie Possessioni a Follonica, Francesco Pelleschi, scrive questa lettera: “Nella ricorrenza annuale della fiera di Follonica che cade ordinariamente nei giorni 15, 16 e 17 maggio l'Amministrazione cessata delle RR. Miniere e Fonderie... ha sempre dato alcuni trattenimenti consistenti in due palj uno in giro ed uno in lungo, nell'illuminazione dello stabilimento, nell'assistenza della fanfara i quali divertimenti complessivamente hanno portato ordinariamente una spesa di lire 500... La divisione della suddetta Amministrazione ha portato a credere che la spesa accennata spetti per metà a questa Ispezione e metà all'Amministrazione in quanto che veniva per lo addietro sofferta dalla intera Amministrazione suddetta che comprendeva le due sezioni ora divise; e di questo sentimento sarebbe anche l'esponente quando non vi fosse nulla da opporre da V.S. Ill.ma. Frattanto essendo prossimi alla detta Fiera credo mio dovere prevenire V.S. Ill.ma di quanto sopra, e di proporre nell'istesso tempo che venga autorizzata questa Ispezione a concorrere per la metà della spesa suddetta essendo che per l'altra metà il Direttore economico per le RR. Fonderie sig. Amorotti va in questo medesimo giorno a farne la proposizione all'Amministratore sig. Bastogi...” (27)

Sette giorni dopo Pelleschi, informato della posizione del Bastogi, si sforza tuttavia di salvare la festa, proponendo un programma meno dispendioso, che contempla la soppressione del “palio in giro”: “La risoluzione del sig. Bastogi annulla la mia proposizione fatta a V.S. Ill.ma in quanto che nella responsiva il predetto incaricato dice di non esser tenuto a nessuna spesa non compresa nel Contratto stipulato col Real Governo, perciò non poter concorrere alla spesa da noi prevista per i trattenimenti, e ritiene che la spesa da noi contemplata spetti alla Regia Depositeria o al Dipartimento delle Regie Possessioni, come amministratori nella quale non vi ha interesse che il solo Governo. Al principio esternato dal Bastogi niuna osservazione è per me a farsi se non se, che ritenendo come cosa pregiudicevole a questo paese la cessazione di ogni richiamo nella occorrenza che sopra, proporrei subordinatamente, che, consentendo il Reale Governo alla spesa proposta nella quota spettante alle Regie Possessioni, le medesime Regie Possessioni con detta quota ed anche più economicamente dassero un Palio in lungo con un premio discreto nel giorno di più richiamo, sopprimendo il Palio in giro che dava la maggior spesa, per così mantenere una concessione che cessandola darebbe non poca dispiacenza al paese medesimo” (28).

Da parte loro, i follonichesi, anziché rinunciare all'ormai tradizionale sagra, danno subito vita a una Società, che si dovrà occupare dell'organizzazione dei divertimenti. Una decisione opportuna, cui segue, il nove maggio, l'approvazione di una Risoluzione sovrana, con la quale vengono erogate 150 lire “a meglio favorire con una festa popolare il concorso alla fiera di Follonica”.
Informato del Rescritto granducale il Pelleschi parte l'undici maggio da Pereta (Magliano) alla volta di Follonica, dove la neocostituita Società ha “già date le disposizioni per una festa in chiesa e per diversi palj...”, e si accorda subito con i suoi rappresentanti, perché la manifestazione riesca nel migliore dei modi. E così, dal sedici al diciotto maggio, nonostante il rifiuto del Bastogi, la località è in grado di offrire a un pubblico particolarmente nurito, in un'atmosfera briosa, ben tre palii in lungo e un divertimento in mare.
“E la popolazione intervenuta fu tale da sodisfare sommamente la aspettativa di ciascuno, e fu anche la fiera più del solito abbondante di bestiame con contrattazioni utili. Le cose andarono molto bene e d'accordo e fu bene apprezzata la benigna Sovrana Risoluzione degli abitanti del paese di Follonica, che si trovano sodisfatti del resultato delle feste suddette mentre pochi giorni appresso erano assai lontani da aspettarselo sì favorevole. I divertimenti furono spartiti come segue. Le Regie Possessioni la mattina del 16 alle ore meridiane diedero il divertimento in mare all'antenna orizzontale; la sera la Società diede un palio a fantino col premio di lire settanta ed una bandiera; la sera del 17le Regie Possessioni diedero un palio a perette al quale sopra col premio indicato; la sera del 18 fu dato in Società un altro palio a fantino col premio di lire cinquanta. A tutti i trattenimenti intervenne la fanfara...” (29)

Le sovvenzioni governative non vengono meno neppure negli anni seguenti, durante i quali le feste di Follonica continuano ad essere “seguìte” dal Pelleschi, sia per quanto attiene al “decoro” (la qualità) sia per quanto concerne le formalità burocratiche.
Ed è questo funzionario a sollecitare il cinque maggio del '54 l'invio, da parte delle Regie Possessioni, di un modello ligneo con i ritratti dei sovrani, per ricavarne un bassorilievo in ghisa, da assegnare al vincitore della corsa, e a chiedere l'otto maggio al Delegato di polizia di Massa l'autorizzazione allo svolgimento di due corse di cavalli con fantino, “una delle quali in giro nel giorno 17 sul piazzale dello stabilimento del ferro e l'altra in lungo nel successivo giorno 18 corrente mese per la via provinciale che da Massa Marittima conduce a Follonica” (30).

La festa rimane comunque, anche negli ultimi anni del regno di Leopoldo II, una questione, che non riguarda né la Cointeressata, né la Comunità di Massa, di cui Follonica è - come si sa - frazione.
Una lettera del 15 giugno 1855, pubblicata da Emilio Cellini, fa sapere che in occasione delle recenti feste di maggio è stata potenziata la vigilanza, con lo spostamento per alcuni giorni, da Massa Marittima a Follonica del “commesso di pubblica sorveglianza”, Cinti. A missione conclusa, costui ha compilato una nota delle spese, rimborsabili - pare - dalla Comunità di Massa o dal “Fisco”, “ed anche dai promotori delle feste per il caso di straordinario concorso”. Il Municipio massetano però ha rifiutato di pagare, “non riconoscendo la fiera di Follonica come cosa a Lei appartenente” (31).

Quattro anni dopo, nel 1859, la Cointeressata - per conseguire un ulteriore, modesto risparmio - cessa persino di regalare le medagliette di ghisa, che venivano destinate ai vincitori, costringendo gli organizzatori a ripiegare, per la premiazioni, su semplici bandierine e fazzoletti di carta, che recano l'effigie di Garibaldi (32).

La partenza, nella prima metà del '59, di Leopoldo II, il governo provvisorio del Ricasoli e l'annessione dell'ex granducato nel regno d'Italia non modificano il mediocre stato di “salute” delle feste follonichesi: dal sedici al diciotto maggio del 1860, infatti, il “concorso popolare riuscì limitatissimo. Negl'ultimi due giorni furono eseguiti a cura della Regia Amministrazione forestale due corse alla lunga con fantino col premio di lire settanta alla prima corsa, e di lire cinquanta all'altra”, entrambe vinte dal cavallo del possidente Gio. Nanni Vincentelli di Pisa (33).

La volontà dei follonichesi di mantenere in piedi la sagra si manifesta anche nella scelta di eleggere ogni anno uno o due “deputati” della festa, e, successivamente, i componenti di una Commissione di quattro o cinque persone, alle quali vengono affidate le incombenze organizzative e finanziarie. Fra gli eletti o i “sorteggiati”, particolarmente attivi si dimostrano Antonio Soldaini e il repubblicano Niccola Guerrazzi, che nel 1867 - pochi mesi prima di muovere, armato, all'assalto dello Stato di Pio IX - sollecita dal prefetto il “nulla osta” per le corse: “Il sottoscritto in nome della popolazione del villaggio di Follonica fa domanda perché S.V. Ill.ma si degni accordarle il permesso di una corsa di cavalli a fantino il giorno 17 ed una cuccagna in mare il giorno 18 corrente essendo questi giorni della consueta festa annuale”.

Due giorni dopo, il delegato di Massa Marittima informa la Prefettura di essere giunto a Follonica “nel momento in cui dalla Commissione della cosa veniva rimandata la corsa stessa al giorno dopo 17 perché non si erano presentati cavalli in numero per correre. A tale decisione si univa pure il sottoscritto, ed il giorno dopo essendosi presentati i cavalli richiesti per correre alle ore 5 pomeridiane in punto si davano le mosse ed i fantini Potenti Alessandro e Vincenzo benvenuti quelli che avevano migliori cavalli, lungo la strada ebbero a regersi per cui arrivati che furono al paglio ed il benvenuti siccome arrivato il primo essendosi presentato per ricevere la bandiera, una quantità di persone si opponevano dicendo che aveva il benvenuti tenuto il cavallo del Potenti e che non si doveva premiarlo, altri partitanti del benvenuti volevano che gli fosse data la Bandiera, ed il sig. Guerrazzi Niccola incominciò a persuaderli di desistere da far nascere inconvenienti, ma però le sue savie parole non venivano di troppo ascoltate”. Il delegato, a questo punto, “visto che la situazione si faceva piuttosto seria e minacciosa”, dispone che la bandiera non sia data a nessuno, finché tutto non sia stato chiarito, e venga portata alla casa del vicesindaco. “Il popolo sentito e visto quanto sopra dava adesione a quanto era stato operato, con continuate acclamazioni”.
Il diciotto si fa ripetere la corsa fra il Benvenuti e il Potenti, “...ed infatti jeri, previa ammonizione ai fantini, con ingiunzione che qualora si fossero soltanto toccati sarebbero stati arrestati, si tenne la corsa che andò magnificamente, ed il premio venne riportato dal Benvenuti fra un applauso generale” (34).

Il primo settembre 1867 il villaggio dovrebbe ospitare una festa religiosa, rimandata, però, “stante che si attendeva lo stesso giorno il generale Garibaldi in questa città”, cioè a Massa Marittima. Il sacerdote Giuseppe Lenzi comunica al Delegato di Governo che l'iniziativa è spostata al quindici settembre e Temistocle Michelucci, nella sua qualità di “deputato della festa della Madonna”, chiede l'autorizzazione perché possa svolgersi nello stesso giorno “una corsa a fantino”, con un premio di quaranta lire al vincitore (35).

Nel 1872 vengono “estratti a sorte dal paese di Follonica” Giuseppe Romagnani e Gabriello Dati “per essere i capi della solita festa annuale, il cuo programma prevede, per il diciassette e il diciotto maggio, “le solite corse di cavalli a fantino con pure la consueta Cuccagna in mare”. I proprietari dei cavalli - recita un regolamento appositamente stilato - dovranno presentarsi per l'iscrizione all'abitazione del Romagnani dalle dieci alle dodici antimeridiane; alle tredici si procederà alla numerazione e alle 17,30 animali e fantini si dovranno trovare nel luogo della corsa. Anche quest'anno il tempo gioca un brutto tiro, facendo rinviare una delle gare al diciannove, come informa un “avviso” a firma di Niccola Guerrazzi: “Si previene il pubblico che domenica 19 andante avrà luogo alle ore 6 altra corsa di cavalli a fantino col premio al vincitore di lire 60, medaglia e bandiera” (36).

Il dieci maggio 1873 i “deputati della festa”, Roberto Marini e Antonio Soldaini, sottoscrivono questo manifesto: “In occasione della fiera annuale... avranno luogo i qui descritti divertimenti. Il giorno 16, ad ore 5 pom.: verrà eseguita una cuccagna in mare col premio al vincitore di lire venti ed una pezzuola di seta. Il giorno 17 ad ore 5½ una corsa di cavalli in lungo a fantino, col premio al vincitore di lire settanta, ed una bandiera con medaglia di ferro fuso. Il giorno 18 altra corsa come sopra, col premio al vincitore di lire 80, bandiera, e medaglia di ferro fuso. Nei suddetti tre giorni, verrà rallegrata la festa con variate sinfonie che suonerà la banda”, poi, l'indomani, Niccola Guerrazzi richiede il permesso per tenere la “consueta fiera annuale” (37).

Una decina di anni più tardi - il venticinque maggio 1884 - “L'Ombrone”, il foglio moderato grossetano, riferisce che nei giorni precedenti ha avuto luogo a Follonica (“in questo ridente paese che fra due mesi desterà malinconia”) la sagra annuale. Un certo “Mi” scrive che la fiera del sedici maggio è passata “quasi inosservata, vuoi per lo scarzo concorso di persone, vuoi dei pochi acquisti e vendite avvenute specialmente in cavalli. I venditori chiedevano prezzi esagerati ed i compratori viceversa esigevano prezzi bassissimi”, non rammentandosi del vecchio proverbio che “chi troppo vuole nulla stringe”.
“Le feste popolari dei giorni 17 e 18 invece riescirono brillantissime a merito speciale d'una commissione volonterosa instancabile, composta dai sigg. Pieri Ottavio, Giuntoli Vittorio, Fabbrini Angelo. Vedemmo il vecchio, ma sempre scherzoso gioco della Cuccagna a mare [e] sue corse a fantino alle quali concorsero ben sette cavalli. Nella sera del 17 maggio vinse il primo premio la cavalla Flora del sig. Bussotti di Sassetta e nella sera successiva il primo premio fu vinto dal Cavallo Fontino del signor Larini. Riuscì benissimo nella sera del 17 maggio l'illuminazione del Corso V.E. e della Piazza Sivieri a palloncini uso veneziano...”
Le feste - continua “Mi” - sono state rallegrate dalla banda musicale di Massa Marittima, che, diretta dal maestro Vittorio Cavallini, ha suonato “pezzi di somma difficoltà”, fra cui la “Sinfonia nell'Opera”, “Giovanna d'Arco” di Verdi e “Mura dei Portici” di Auber. “Venne poi sentito con piacere un duetto fantastico per bombardino e clarino, composto dal prof. V. Cavallini...” (38)

Tre anni più tardi, la Cointeressata è già un ricordo e in difesa dei forni - condannati a vita precaria dagli affitti triennali - si pronuncia Emilio Bicocchi, rappresentante degli interessi follonichesi nel Consiglio municipale di Massa.
Ora cutter, tartane, brigantini e “scuner” danno l'àncora nella rada e nel villaggio si stampa, per la prima volta, un periodico: “La Maremma”, fondato dal pubblicista liberale Giovanni Martinucci.
A Follonica c'è anche la filarmonica del maestro Pampana, che si cimenta (protagonisti Oreste Smith e Silvio Boschi) nei “Lombardi” di verdi, mentre il programma delle feste popolari prevede, dal sedici al diciotto maggio 1887, una cuccagna in mare, una corsa di cavalli (il primo premio: ottanta lire e una bandiera), dei fuochi artificiali e un'altra corsa di cavalli (settanta lire al vincitore) (39).

Nell'87 - come avviene ormai da due anni - si celebra, il sedici e il diciassette maggio, la Festa di Maria Santissima, “venerata sotto il titolo del Buon Consiglio”, e negli stessi giorni si raccolgono le offerte (circa sessanta lire) della popolazione, sollecitata da un “Avviso sacro” del pievano, che all'epoca è Alessandro Parigi. Fra i molti che sottoscrivono, ci sono Speranza Battistelli, Dante Tori, Livia Bracci, Luigi Innocenti, Carola Boschi, Giuseppe Petri, Maria Allegri, Assunta Soldaini e Emilia Petraia (40).

Nel 1888 la commissione, preposta alla festa, è composta da Francesco Spagnesi, da Antonio Soldaini, da Antonio Botti (un commerciante di vini, di idee liberali, che è un buon cronista) e da Giuseppe Petri. La sagra, per la quale si raccolgono 578 lire, “non poteva davvero riuscire meglio, sia per il concorso dei forestieri, sia per la gentile ospitalità degli abitanti di Follonica. Benissimo le due corse delle quali fu vincitrice la cavalla Ida del sig. Pietro Spagnoli di Campiglia...”, al quale toccano 150 lire. A Antonio Duchi, secondo arrivato, ne vanno cinquanta. La cuccagna a mare è vinta da Carlo Barni, che riceve venti lire, quella in piazza da Umberto Panerai, che ha diritto a dieci lire. Dodici lire si spendono per i manifesti tirati dalla Tipografia “La Maremma”, cento si pagano al pirotecnico Luigi Tincolini per i fuochi artificiali e “le lampade di illuminazione”, ventidue si danno Speranza Batistelli per il rinfresco offerto alla Banda, il palco, guarnito di cambrì da Adelasia Pisaneschi, viene fatto e disfatto da Carlo Gelli (41).

In questi anni la fiera del bestiame si tiene prevalentemente nei “pratini”, adiacenti alla Chiesa, provocando qualche giustificata protesta per le condizioni igieniche dell'area alberata (42), di cui discute, sia pure per altri motivi, il Consiglio comunale di Massa Marittima il ventuno aprile 1891. Nella seduta, il vicesindaco della frazione, Emilio Bicocchi, propone, nel caso che l'Ispezione forestale neghi l'area demaniale al passaggio pubblico e non vi consenta la fiera, di richiedere in affitto alla stessa Ispezione un appezzamento adiacente all'Ammazzatoio, “altre volte dato in uso per la fiera animale”. Poi si dà lettura di una comunicazione dell'Ispezione, “nella quale dichiaravasi che l'affitto del fondo denominato Prato della Fiera in Follonica può essere concesso anche a trattativa privata per un canone annuo non minore di lire 20.00”.

Dei “pratini” il Consiglio municipale di Massa torna ad interessarsi il ventotto aprile 1891. Nella circostanza il consigliere Pallini domanda “se l'ufficio del Sindaco, tenendo conto della raccomandazione da esso fatta nell'adunanza passata, ha cercato di provare i diritti del Comune sui pratini della Chiesa, o se ha fatto qualche pratica per effettuare la fiera nella consueta località...” Gli si risponde che nulla “finora è venuto a resultare sui diritti che possano competere al Comune, se non la presunzione che nella pianta topografica del villaggio di Follonica i pratini della Chiesa possano esservi compresi, per servire ad uso di pubblica piazza, ed il fatto che da lungo periodo di anni le fiere di bestiami si fanno in codesto piazzale”.
Pallini replica “come nella precedente adunanza consiliare gli adunati si mostrassero generalmente contrari a domandare per uso della fiera il terreno indicato nel rapporto del Vice sindaco, e manifestassero il parere che l'Amministrazione comunale debba dichiarare di non volere rinunziare a far la fiera nella consueta località... Il signor consigliere Petrocchi notaro Andrea si associa alle osservazioni fatte dal sig. Pallini, e si unisce a lui nel raccomandare che restino sospese le trattative per l'affitto di altro terreno, essendo conveniente d'insistere per far la fiera nei Pratini e anche per impedire che quelli siano chiusi al pubblico, il quale finora vi ha sempre avuto libero accesso e transito. Il signor consigliere Gelli Alessandro manifesta l'opinione stessa e deplora la proposta del vice sindaco, ritenendo che non sia il caso di provvedere un altro terreno per la fiera soltanto nella supposizione che la R. Amministrazione forestale intenda cedere i Pratini della Chiesa ad altri e chiuderli; mentre al parer suo sarebbe inaccettabile il proposto terreno adiacente all'Ammazzatoio sia perché troppo angusto, sia perché gli animali vaccini sopporterebbero male l'odore del prossimo macello” (43).

I timori dei divieti e delle chiusure si dimostrano per altro infondati (44) e la fiera continua a farsi intorno alla Chiesa, con qualche novità per quanto riguarda la festa: infatti, il sedici maggio 1894, viene data, forse per la prima volta, una corsa “velocipedistica”, vinta da Angelo Porciatti, del “Veloce Club” di Grosseto, cui spettano una medaglia d'oro e venti lire. Nel '96 si tengono ancora gare di biciclette e di cavalli, cuccagne, fuochi artificiali e “luminare”, mentre nel 1900 il palio del diciassette maggio vede al primo posto Giacinto Tolomei e quello del diciotto maggio (durante il quale cade il fantino Carlo Bianchi) ha per vincitore Alfonso Bachiorrini. La sera viene offerto uno spettacolo pirotecnico da Arturo Bachiorrini. “Il Circolo ginnastico acrobatico dei signori Medini e Biscini - racconterà Flick sull'“Ombrone” - ha attirato grande folla di ammiratori ai suoi spettacoli diurni e notturni, essendo fornito di eccellenti artisti fra cui si distinguono il sig. Barbini Antonio per i suoi esercizi a sbarre fisse, il sig. Köllner Giulio, al trapezio e all'antenna giapponese; il signor Firpo Armaido... per i suoi meravigliosi salti da fermo” (45).

Le feste a Follonica (parte II)
Dalla celebrazione del 1904 alle fiere 1947

Abbreviazioni

ACFF: Archivio del Corpo forestale. Follonica
ACFol: Archivio comunale. Follonica
ACGav: Archivio comunale. Gavorrano
ACP: Archivio comunale. Castiglione della Pescaia
ACMM: Archivio comunale. Massa Marittima
ACS: Archivio centrale di Stato. Roma
APSL: Archivio della Parrocchia di San Leopoldo. Follonica
ASF: Archivio di Stato. Firenze
ASG: Archivio di Stato. Grosseto
AVMM: Archivio vescovile. Massa Marittima
FG: Fondo giudiziario
IRAMF: Imperiale e reale Amministrazione delle miniere e fonderie
Le testimonianze orali registrate sono conservate negli Archivi del Comitato Petraia, del Comitato pro ex Ilva e del Gruppo naturalistico.

Note

1)Il castello di Valli si trova a circa due km. da Follonica, su un poggio di un'ottantina di metri di altezza.

2)A Sant'Antonio era intitolato un ponticello, che si trovava vicino ai forni di Follonica, sul torrente Petraia. Nel 1838 venne dato il suo nome a una delle campane della chiesa di San Leopoldo (vedi nota 12). A proposito di Sant'Antonio abate, Alma Ferrini ci ha raccontato: “Facevano la fiera davanti alla chiesa quando benedivano... le bestie per Sant'Antonio Abate, poi [la fiera delle bestie?] la facevano in pineta...” (Ferrini, Alma. Test., Follonica, 12 mag. 1995, p.6).

3)ASF, Corporazioni soppresse, b.77: Monte di Muro, 10 dic. 1761 (“limosina di 4 messe in Valle per la festa della S.S.ma Concezione, ed uffizio”); 17 gen. 1762 (“limosina di messe una in Valle per la festa di Sant'Antonio Abbate”), ecc.

4)Rapporto del caporale della squadra. Al Vicario regio di Castiglioni della Pescaia, Gavorrano, 18 gen. 1826, ACMM, F.G., b.453: Referti di furto, 11 giu. 1816 - 5 giu. 1835. Bartolommeo Todella (erroneamente chiamato Todabella) si prese la libertà di organizzare, l'otto gennaio 1826, una festa da balle nella sua abitazione, posta sul colle di Valli.

5)Restaurato da poco dall'arch. Francesco Leoni.

6)Leopoldo II. Giornale. 3 maggio [1832]. Follonica. Fiera. Aspetto, ASF, Segreteria di gabinetto, App. 147.

7)Nel 1822 il Succi, nonostante i divieti della Regìa, si era associato a Federigo Garbati in un affare di sughere, provocando le legittime e aspre reazioni del prof. Giovanni Fabbroni, commissario granducale dell'industria del ferro. Ma quando la sua liquidazione pareva imminente e inevitabile, la morte del Fabbroni lo aveva tratto d'impaccio. La lezione, comunque, non gli era servita e nel 1826 il Succi era stato arrestato, insieme al fattore dei Franceschi, Lusoni, per tagli dannosi ai boschi e perché sospettato di essere coinvolto nelle irregolarità del cassiere del Demanio di Piombino, Luigi Amicleta Geri, colpevole di un ammanco di 92 mila lire. Ma anche in quella occasione il Succi se l'era cavata con qualche giorno di detenzione, tornando presto a Follonica, dov'era stato rumorosamente festeggiato dagli uomini dei forni, più ostili e polemici verso la giustizia lorenese che affezionati all'agente. A Follonica il Succi sarebbe rimasto fino al 1833, quando il commissario prof. Gazzeri lo allontanò e sostituì con Francesco Bazzani. La proverbiale durezza del Succi verso le maestranze era ancora ricordata a Follonica al principio del '900 (ASF, Magona, 2023, anno 1822 - 1823. Sul Succi vedi anche: Questo luogo incute timore a tutti: i lavoranti sono un puoco scoraggiati, Erba di Petraia, La poligrafica, Follonica, n.u., mar. 1992, p.42 e seguenti; Il governo di famiglia in Toscana: le memorie del granduca Leopoldo II di Lorena (1824 - 1859) / a cura di Franz Pesendorfer, Firenze: Sansoni, 1987, p.81). La supplica è conservata in: Estratto di suppliche di Egidio Succi, Prima gita, 1832. Allegati, ASF, Segreteria di Gabinetto, App. 147. Il Succi così continuava: “Il suddetto fa conoscere i vantaggi resultanti al Commercio dall'epoca dell'apertura della R. strada da Pisa a Grosseto notando che dal solo punto del Gabbriellaccio sino a Follonica carreggiando oltre 30 mila some di solo carbone che rappresenta nel peso di circa 15 milioni di libbre, ed una valuta di circa lire 180 mila quale carbone viene estratto da foreste che fin qui non avevano versato carbone al commercio sul mare...” Il Succi chiedeva inoltre di verificare la possibilità di far attraccare i bastimenti genovesi alla spiaggia di Follonica “a libera pratica”, cioè senza esigere i diritti di ancoraggio: “...diventerebbe più attivo il commercio, ed i Genovesi preferirebbero di farne il loro commercio piuttosto nel vicino Golfo di Piombino, e più specialmente di Follonica, anziché nelle malsicure spiagge romane”.

8)Leopoldo II. Giornale, 3 e 4 maggio [1832]..., cit.; Cellini, Emilio. Le feste del maggio follonichese, Ecco noi, ed. straordinaria, 17 mag. 1992, p.7-10.

9)Rapporto ordinario al Vicario regio di Castiglione della Pescaja, Gavorrano, 10 mag. 1832, ACP, b.252: Rapporti settimanali, 1832 - 1838.

10)Rapporto del Potestà (Agostino Bandi) al Commissario regio della Provincia inferiore senese, Gavorrano, 7 mag. 1835, ASG, Commissario, b.1138: mag. 1835; Rapporto settimanale del caporale di polizia (Francesco Albanesi), Gavorrano, 7 mag. 1835, ivi; Rapporto del Potestà al Commissario della Provincia inferiore senese, Gavorrano, 19 mag. 1836, ASG, Commissario, b.1145: Rapporti settimanali dei vicari regi, apr. - giu. 1836; Rapporto settimanale del caporale di polizia, Gavorrano, 19 mag. 1836, ivi; Tribunale di Castiglione della Pescaja, Rapporto settimanale, 25 mag. 1836, ivi.

11)Rapporto settimanale del Potestà, Gavorrano, 18 mag. 1937, ASG, Commissario, b.1150: Rapporti settimanali dei Vicari regi, mag. - giu. 1837.

12)Domenica seconda dopo Pasqua, 29 aprile 1838. Benedizione delle nuove campane della Chiesa di Follonica, AVMM, Straordinario XXI a tempo di monsignor Giuseppe Mancini vescovo di Massa e Populonia dall'anno 1818..., p.405. Le campane della chiesa erano state fuse da Terzo Rafanelli a Pistoia nel 1838 (Sivieri, R. A Terzo Rafanelli, 8 mar. 1838, ASF, IRAMF, .61: Copialettere, 1838; Sivieri, R. A Terzo Rafanelli, 15 apr. 1838, ivi (dove si legge: “Intendo con piacere dalla Vostra del 9 aprile la felice riuscita del getto delle note campane, e ne attendo l'arrivo all'epoca da Voi indicatami”); Bosi, O. Lettera a Terzo Rafanelli, 31 dic. 1838, ivi (la lettera riguarda il pagamento di lire 3125 per la fusione delle campane).

13)6 maggio 1838. Consacrazione della nuova Chiesa Parrocchiale di S. Leopoldo a Follonica, AVMM, Chiesa di San Leopoldo.

14)9 maggio 1838, ivi. La costruzione della chiesa era cominciata nel 1836. Il 7 giugno di quell'anno il vescovo di Massa era stato invitato, probabilmente da Raffaello Sivieri, a scendere l'indomani a Follonica, “essendosi posta mano ad escavare i fondamenti della nuova Chiesa di Follonica e dovendosi colla maggiore sollecitudine dar principio al lavoro... per rendere colla sua presenza più memoranda e col rito religioso più venerabile l'apposizione della prima pietra di questo edifizio che deve sorgere al culto di Dio” (Lettera al Vescovo di Massa Marittima, 7 giu. 1836, ASF, IRAMF, b.60: Copialettere, nov. 1835 - nov. 1836): Nel corso dei lavori si ebbe a lamentare il 23 marzo 1838 la caduta del manovale Giovanni Ciani di Livorno dal punto più alto della chiesa. L'uomo “per tal caduta “riportò fratturata la coscia sinistra, e buon per lui che fu alquanto trattenuto dai parchi inferiori dai quali è circondata quella fabbrica, per cui resa meno precipitosa la caduta il di lui danno si limitò alla frattura predetta” (Tribunale di Massa Marittima. Rapporto del Vicario regio, 24 mar. 1838, ASG, Commissario, b.1159: Mag. - giu. 1838).

15)Solenne consacrazione della nuova chiesa parrocchiale di S. Leopoldo marchese di Austria, alla spiaggia di Follonica, 10 mag. 1838, AVMM, Straordinario XXI a tempo di Monsignor Giuseppe Mancini..., cit., p.406.

16)Bongi, Luigi, canonico vescovile, 10 mag. 1838, AVMM, Chiesa di S. Leopoldo, fasc.: Follonica. Consacrazione della nuova chiesa parrocchiale sotto il titolo di S. Leopoldo.

17)Rapporto settimanale dell'agente di polizia, Massa Marittima, 12 mag. 1838, ASG, Commissario, b.1159: Rapporti settimanali dei Vicari regi, mag. - giu. 1838.

18)Rapporto settimanale dell'agente di polizia, Massa Marittima, 19 mag. 1838, ivi.

19)Rapporto settimanale della polizia, Massa Marittima, 2 mag. 1841, ACMM, FG, b.597: Rapporti settimanali, gen. 1841 - dic. 1842.

20)Rapporto settimanale della polizia, Massa Marittima, 23 mag. 1841, ASG, Commissario, b.1179: Rapporti settimanali dei Vicari regi, mag. - giu. 1841.

21)Rapporto settimanale del Vicario regio di Massa Marittima, 8 mag. 1842, ASG, Commissario, b.1186: Rapporti settimanali dei Vicari regi, mag. - giu. 1842; Rapporto settimanale dell'agente di polizia, Massa Marittima, 22 mag. 1842, ivi; Nota dei cavalli ammessi alla corsa di questa sera, 17 mag. 1842, ASF, Segreteria di gabinetto, Appendice, b.170.

22)Rapporto settimanale del Vicario regio (A.G. Papiani), Massa Marittima, 26 mag. 1843, ASG, Commissario, b.1192: Rapporti settimanali dei Vicari regii, mag. - giu. 1843.

23)Rapporto settimanale del Vicario regio, Massa Marittima, 22 mag. 1846, ASG, Commissario, b.1213: Rapporti settimanali dei vicarj regii di Massa e Piombino.

24)Rapporto settimanale che rimette il capo posto dei reali carabinieri a cavallo, Follonica, mag. 1848, ACMM, FG, b.601: Rapporti settimanali, gen. 1847 - dic. 1848.

25)Rapporto settimanale del delegato di Governo dal 13 al 19 mag. 1851, Massa Marittima, ASG, Prefettura granducale, b.385: Rapporti dei delegati di Orbetello e di Massa Marittima, 1851; Nota dei cavalli ammessi alla corsa in giro di questo giorno che ha avuto effetto alle ore sei pomeridiane, Follonica, 18 mag. 1851, ACMM, FG, b.843: rapporti settimanali, gen. 1849 - feb. 1851; I. e R. Gendarmeria a cavallo. Rapporto settimanale, Follonica, 18 mag. 1851, ivi. I fantini sono Oreste Cheli, Giuseppe Bellezza, Francesco Petrici, Ansano Giusti, Luigi Tamberi, Giuseppe Centini, Tommaso Petricci. I “raccomandatari” sono Ferdinando Magnini, Angelo Tori, Giuseppe Pecorari, Pietro Paolini e Gio. Batta Stefani.

26)Le conseguenze negative per la festa di Follonica causate dal passaggio dell'industria del ferro al Bastogi sono state sottolineate da: Cellini, Emilio. Le feste del maggio follonichese, cit., p.7-8.
27)Follonica, 19 apr. 1852, ACFF, Copialettere, c.39 r, n.83.

28)Follonica, 26 apr. 1852, ivi, c.39 v - 40 r, n.85.

29)Pereta, 30 mag. 1852, ivi, c.48r, n.93.

30)A Giov. Batta Lapi, Follonica, 5 mag. 1854, ACFF, Copialettere, tomo 5, c.5r, n.24; Al Delegato del Governo di Massa Marittima, 8 mag. 1854, ivi, c.6 v, n.25.

31)Cellini Emilio. Le feste del maggio follonichese, cit., p.7, 32. I contributi statali alla festa vengono confermati anche nel 1857. Oil cinque maggio di quell'anno il Pelleschi scrive al Delegato di Massa Marittima: “Con risoluzione del Real Governo de' 29 aprile p.p. è stato disposto che anche in quest'anno in occasione della fiera annuale di questo luogo ricorrente nei giorni 16, 17 e 18 andante questa Ispezione eroghi una somma in pubblici divertimenti per maggiormente richiamare il concorso delle persone in questo paese. I divertimenti cui ha destinato farsi la medesima Ispezione nella rammentata circostanza sono i soliti due pali a fantino, uno dei quali in lungo nella strada provinciale, che da Massa porta a Follonica, l'altro in giro nel piazzale di questo regio stabilimento”. La festa riscosse un discreto successo di pubblico, anche se le contrattazioni idi ogni genere risultarono limitatissime (Delegazione di Governo. Rapporto settimanale del 18 al 25 mag. 1857, ASG, Prefettura granducale, b.410-411; Al Delegato di Governo di Massa Marittima, 5 mag. 1857, ACFF, Copialettere, tomo 6).

32)La nota, occasionata da un articolo inesatto apparso il 24 maggio 1862, con il titolo: “Premio alle corse”, sulla “Gazzetta del popolo”, è riprodotta in: Cellini, Emilio. Le feste del maggio follonichese, cit., p.6.

33)Reali carabinieri. Stazione di Follonica. Rapporto settimanale, 20 mag. 1860, ACMM, FG, b.855: Rapporti settimanali, 1860.

34)Guerrazzi, N. Al prefetto di Grosseto, Follonica, s.d. [ma: 1867], ACMM, b.902; Delegato di P.S. Al Prefetto di Grosseto, Massa Marittima, 20 mag. 1867, ivi. Alla corsa erano iscritti, in principio, i cavalli di Tommaso Potenti, Giovanni Pagni, Gaspero Beussi e Giovanni Volpi.

35)Michelucci, T. Al Delegato, Follonica, 12 set. 1867, ACMM, FG, b.902; Delegato di Massa Marittima. Al Prefetto, 12 set. 1867, ivi. Garibaldi non poté visitare Massa Marittima, perché impegnato nei preparativi dell'imminente attacco allo Stato pontificio, cui dovevano partecipare anche Niccola Guerrazzi, un piccolo nucleo di patrioti follonichesi, massetani e scarlinesi e i livornesi di Jacopo Sgarallino.

36)Lettera del 14 marzo 1872, n.338, ACMM, b.904: Delegazione di p.s., atti, gen. 1872 - dic. 1873; Capitoli da osservarsi nella corsa in lungo che avrà luogo in Follonica i giorni 17, 18 maggio 1872, 13 mag. 1872, ivi.

37)Marini, R. Soldaini, A. Villaggio di Follonica. Festa popolare, 10 mag. 1873, ACMM, FG, b.904; Guerrazzi, N. Al Prefetto della provincia di Grosseto, Follonica, 11 mag. 1873, ivi.
38)Mi. Ci scrivono da Follonica, L'Ombrone, n.21, 25 mag. 1884.

39)Feste, L'Ombrone, n.20, 15 mag. 1887. Emilio Bicocchi scrisse nel giugno del 1888 questa lettera al direttore della “Maremma”, Giuseppe Leoni, che aveva sostituito il Martinucci: “...la mia lettera era solamente diretta ad unirmi al suo periodico nel deplorare pubblicamente i mali che affliggono queste regioni maremmane; la bonifica incominciata da tanti anni e mai compiuta; il sistema malaugurato di tenere sospeso (coll'affitto triennale) lo sviluppo e l'avvenire degli Alti forni fusori, l'inalienabilità dei terreni seminativi e boschivi senza frutto e costrutto e l'esempio pessimo e penicioso per i proprietari ed abitanti di questi paesi...” (Bicocchi, E. Lettera al direttore, La Maremma, n.6, 13 giu. 1888). Su Emilio Bicocchi si vedano, fra l'altro, U.F. (Ugo Fossi) Medaglioni di agricoltori maremmani: Bicocchi cav. Emilio, Il progresso maremmano, n.898, 7 gen. 1911; Bicocchi, E. Mihi labor decus, Follonica: La poligrafica, 1924.

40)Don Alessandro Parigi. Invito sacro, 8 mag. 1887, APSL, b.12: Oblazioni della Madonna del Buon Consiglio, 1883 - 1908; Sottoscrizioni, ivi. La festa religiosa cominciò ad essere celebrata nei giorni 16 e 17 maggio probabilmente dal 1885, per iniziativa di don Santi Signorini. Fra gli oblatori dei primi anni: l'ing. Alessandro Gigli, Sofia Gigli, Egisto Baldini, Abramo Vivarelli, Antonio Botti, Natalia Mencarelli, Dante Lotti, Giuseppe Pescini, la famiglia Bicocchi, Elvira Tredici, Olimpia Volpi, Riccardo Bargellini, Adelasia Pisaneschi e Antonio Petrucci.

41)La fiera di Follonica, La Maremma, n.7, 30 mag. 1888; Resoconto delle entrate e delle spese fatte per le feste popolari di Follonica avvenute nei giorni 16, 17 e 18 maggio 1888, ivi, n.8 (?), 3 giu. 1888. Antonio Soldaini nacque a Livorno il 29 ottobre 1832 e morì a Follonica il primo febbraio 1894. Antonio Botti, sul finire dell'Ottocento, divenne vicesindaco di Follonica.

42)Cellini, Emilio. Le feste del maggio follonichese, cit., p.6-7.

43)Comune di Massa Marittima. Estratto dei processi verbali delle deliberazioni del Consiglio comunale, 21 apr. 1891, ACMM, b.206: 1892; Municipio di Massa Marittima. Consiglio comunale del 28 aprile 1891, ivi.

44)Ispezione forestale di Massa marittima. Al sindaco di Massa Marittima, 5 mag. 1892, ivi; Cellini, Emilio. Le feste del maggio follonichese, cit., p.7. Nella citata lettera del cinque maggio 1892 l'Ispezione forestale scrive al sindaco di Massa Marittima: “Mi pregio partecipare alla S.V. che il Ministero di Agricoltura con nota 4 corr. N.12125 mi autorizza a concedere i pratini della Chiesa in Follonica, di proprietà demaniale inalienabile per la fiera che dovrà tenersi il 16 - 17 - 18 cott. Per questo autorizzo la S.V. Ill.ma per l'uso del terreno che sopra...”

45)Mi. Follonica, Etruria nuova, n.64, 27 mag. 1894,; Follonica, L'Ombrone, n.19, 10 mag. 1896; Flick. Follonica, ivi, n.21, 27 mag. 1900.


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