LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 5 -- Settembre - Dicembre 2000 --


Le poesie di Giancarlo Cheli di Giancarlo Cheli

Giancarlo Cheli è un follonichese di quelli che, bambini, hanno potuto correre e giocare a pallone nella polvere di piazza “Istria”, fra le “verghe” di ferro e la spiaggia, quando, su via Giacomelli e sul mare, non incombeva ancora la Torre Azzurra. Bisogna esser nati qui intorno agli anni Cinquanta (se non prima) per aver goduto del paese “liberty” e dei renaioni di Prato Ranieri, per aver scorrazzato nei grandi spazi, non ancora invasi dal cemento e assediati dal traffico, per aver atteso impazienti il raro passare della locomotiva delle fonderie, per aver visto transitare i maestosi cavalli belgi da una tonnellata, mentre trainavano lunghi pianali.
Una solida formazione umanistica, profonde radici familiari nella vallata del Pecora, il sogno libertario mai dismesso e la passione degli scacchi, questi i tratti salienti del profilo di Giancarlo. E poi la ricerca inquieta del senso della vita e il tempo della poesia: la lettura soprattutto, ma anche la composizione, la stesura dei versi, di innumerevoli versi, compresi quelli, che, con piacere, ospitiamo in questo numero della Rivista.
La redazione

Ritorno

Il cancelletto cigolante si apre
ed entro. Son tornato di nuovo
nel vecchio, caro giardino.
Nulla è mutato.111
Il solito vecchio panchetto scassato
sul quale mi siedo un po' incerto,
il solito grande pomo
(quanto grato al mio ricordo!)
fiero di recente rigoglio
e la fida bicicletta del nonno,
appoggiata al muretto.
Ricordi cari....
Sì, perché il mio ritorno
è stato un po' strano,
un ritorno a un tempo ormai
svanito per sempre,
e queste care immagini
della mia fanciullezza
io rivedo qui,
seduto su questo
scalino di pietra.

13 settembre 1968

Stanotte

Stanotte, tra i giunchi sottili,
tra le fitte canne palustri,
là, nell'acquitrino
ti ho vista ancora,
creatura misteriosa,
pallido fantasma lunare.
Stanotte ti ho visto, là,
in quel fantasmagorico sfondo,
e tremule, rutile luci
ti saltellavano dinanzi,
come impazzite.
Stanotte, per un attimo,
il mondo si è fermato
ancora una volta
e là, nel fosco acquitrino
c'eri tu....

2 novembre 1968

Anche tu, vecchio

Anche tu, vecchio,
sei di questo
antiquo paese?
Una stridula voce
sulla scogliera
flagellata dai venti,
battuta, rosa dalle onde.
Il vecchio,
una voce,
la scogliera
e l'irrefrenabile
vento del nord.

1 dicembre 1968

Nulla è più squallido
di questa monotonia

Ungaretti: “Monotonia”

Il mio giorno

Il mio giorno.
Materia informa
trita
neutro zampillo
più o meno
infecondo.
Falsa allegria.
Ansia d'istanti.

Gennaio 1970


La vita

E' un bluff
la vita
fatta di tutto
e di niente,
fuggevole trama.
Ti illude
in eterno,
ti regala
festose speranze
e vive illusioni
in un contesto maligno.

Febbraio 1970

Piazza Istria

Piazza Istria
di notte
addormentata
nel vento
di settembre.
Qui, soli,
ci si ubriaca
di cielo
e di stelle,
d'universo,
soltanto
respirando.
Qualcuno
chissà dove
coglie
i rari fiori
della notte

Settembre 1970

...Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.

Leopardi: “A se stesso”

Altalena

La mia vita
incolore
la polverizzo
giorno per giorno
in un torneo
di speranze.
E questa
grigia altalena
non si ferma
mai.

Ottobre 1970

Il vago

Inanella
sereni pensieri
e vergini note
con la sua
cronocolla.

Ottobre 1970

La bionda

Sotto
i veli remoti
del sole
d'autunno
la bionda
filava
rime di fiori
e incanti
di luce
per la sua
giovinezza.

31 gennaio 1971

...Or di riposo
paghi viviamo, e scorti
di mediocrità

Leopardi: “Ad Angelo Mai”

Noi siamo di ieri

Nell'agonia della sintesi
che ci vuole
immediati e concreti,
schiavi delle nostre
immobili fughe
noi siamo di ieri.
E' nostro
l'arcano tesoro
di oscure parvenze.
E cercando poesia
nella voce del vento,
pretenziosa finezza,
ci chiniamo a guardare,
attraverso il tempo,
come da
una specola iniqua.
Il silenzio
assorbe lo spazio.
Anche al presente
noi siamo di ieri.

12 luglio 1971

... nos exaequat victoria caelo
Lucrezio: “De Rerum Natura”
libro Iº v.79

Dialettica

La nostra era solo dialettica,
preziosa e trita dialettica
di luminose menzogne,
di pause e di sottintesi,
di domande senza risposta.
E non chiederci perché
quelle beate larve
giacciano laggiù, in fila
sotto un cielo grigio
come cenere al vento.
C'è chi non ha ancora
cominciato a vivere
e chi, indifferente,
dorme in bare di vetro,
in abissi di luce di condanna.
A noi, oggi, resta soltanto
l'orgoglio della verità,
oscena reliquia,
e la limpida indifferenza.
E ancora oggi,
come una volta,
tutte le nostre domande
sono senza risposta.

23 gennaio 1972

Uladdress cose (idillio)

Una stradina, un lago,
un piccolo cipresso,
voli di rondini nel cielo,
luci e colori
della campagna in fiore.
Musica bella.
Gioia oscura. Disperazione.
Poesia? No.
Un idillio leggero,
niente più che un facile,
pretenzioso quadretto.
Uladdress risibili cose
forse
di chi è ormai troppo stanco
di soffrire in silenzio,
di chi ha un bisogno estremo
di confidarsi
e non ne è più capace.

11 maggio 1972

Poesia in prosa

Scrivere sempre le stesse parole
senza sapere,
con la certezza dell'inutilità.
Usate parole
sospese in eterni rapporti
di idee fisse ed innate.
Scrivere nel sepolcro dell'astrazione
di un mondo
di paurose tristezze,
di tempi fermi, delle nostre miserie,
con la felice stanchezza
dei rari slanci.
Attendere il fatale istante
del momento creativo
con la certezza dell'inutilità
e scrivere strane storie,
memorie senza musica,
libere e vane avventure
di simboli umani.
Tentativo estremo di scavare
affinché la maligna sintesi
del gelido esteta
diventi poesia induttiva.
Ingrata poesia
che purtroppo non è un artificio
uno sterile canto del cuore,
ma il doloroso riflesso
di una concretezza vitale.

6 giugno 1972

15 - Dov'è mai dunque la mia speranza?
E la mia felicità chi potrà mai vederla?

Yob (Giobbe) Capitolo XVII

Evasione

Un giorno
accanto ad un albero morto
udimmo strane
e pur semplici parole.
Noi vivevamo
la nostra povera vita informale.
Ora un pallido sole morale
illumina le nostre virtù,
le nostre oneste tautologie.
La verità è laggiù,
oltre la nebbia.
Accanto a quell'albero morto
lasciamo la nostra
ambiziosa saggezza
per l'unica realtà,
evasione perpetua.
Ma in questi silenzi
ritornano gli spettri del passato,
ombre chiare, senza età,
ritorna l'arcana armonia di musiche antiche.
Ed anche la nostra
fiorita evasione
diventa allora
un tragico fantasma.

(1985?)

Partita

la mossa
è fatta,
non si può
più
ritirare.
In zeitnot
senza pezzi
gioco la mia dubbia variante
in questa partita
da non abbandonare,
Vacillo
come un
pedone isolato
in un lungo finale
senza speranza.

31 marzo 1987

Viaggio

Il treno
avanza lento
sulle sghembe rotaie.
Le stazioni
si avvicendano
nell'aria vuota
come un
rosario consueto.
Lungo la strada grigia
risorgono
improvvise evidenze,
vieti simulacri.
Sono un
partente
superstite
in viaggio
verso
la vita.

31 marzo 1987

Ilva

Ilva.
Decomposto teatro
di giorni senza età,
velario
di un tempo lontano
che ritorna.
Altra costellazione
quel magico ciclo
è fissato
per sempre
nel cerchio inconcluso
di arie remote,
nei silenzi
di orti e sentieri abbandonati,
nello specchio segreto del cuore
dove rivedo
quel bimbo inconsapevole
giocare felice
nel regno
di invisibili dei.

24 aprile 1987


La Risveglia nuova serie on-line del giornale fondato nel 1872