LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 5 -- Settembre - Dicembre 2000 --


Le feste a Follonica (parte II)

Dalla celebrazione del 1904 alle fiere del 1947


Al principio del Novecento - a Follonica l'estatatura è ormai cessata, dal tragico '98 uno stabilimento balneare “offre la possibilità di un bagno eccellente sia per la morbidezza del terreno subacqueo, sia per la regolare e graduale profondità dell'acqua...”, i lavoratori della fabbrica e del porto muovono i primi, difficili passi sulla strada dell'“emancipazione” - le occasioni di svago aumentano: oltre alle fiere e sagre di maggio, c'è la festa del lavoro, che è giorno di protesta civile, ma anche di scampagnate e canti, le feste laiche a sostegno della Pubblica Assistenza “Croce Verde” (1), i veglioni e le pentolacce di carnevale. Oltre a qualche ricorrenza della recente storia paesana: come il quarantennale del dodici maggio 1864, il giorno in cui fu solennemente inaugurata, nel villaggio, la costruzione della ferrovia Livorno - Roma, alla presenza di Amedeo di Savoia e dei ministri Peruzzi e Ricasoli.

Ma fin dalle prime mosse l'iniziativa del dodici maggio 1904 ingenera polemica per le spese, che i socialisti giudicano eccessive: “Per l'inaugurazione del 12... si stanno già facendo preparativi, lo sfarzo non mancherà: illuminazione, addobbi ecc., tutto è pagato. La direzione generale dello stabilimento ha ordinato ai suoi dipendenti di fare del loro meglio e quel che si spende... si spende! Così non accade quando si domanda di migliorare le condizioni di chi produce!!! I ben pensanti son tutti in convulsione..., non stanno più alle mosse, attendono squadre navali, squadriglie di torpediniere, musiche, ministri...”
Critiche a parte, il dodici sono presenti nel villaggio il sindaco Bruchi di Grosseto, il direttore generale della Società Elba, Tonietti, le associazioni monarchiche di Suvereto, Campiglia, Cecina, i concerti musicali di Grosseto, Giuncarico e Follonica, la sezione locale del Touring club, la Fratellanza militare e la Pubblica Assistenza. Prendono la parola il segretario della Società Elba, Vacca, il cavalier Petrocchi e il prof. Domenico Zanichelli, poi viene scoperta una lapide.

“Cerimonia in grande stile, “L'Ombrone” del 22 maggio dà nuovi e minuziosi particolari sulla giornata. Per la sua buona riuscita s'è dato da fare l'ing. Monsacchi, direttore dello stabilimento, ha messo a disposizione il recinto fonderie, ha fatto apporre addobbi per le esigenze di giornata, il vasto stradone interno è stato infiocchettato, “lo arsenale che fu adibito a sala da pranzo - precisa “L'Ombrone” - trasformato artisticamente e genialmente in una sala grandiosa veramente incantevole. Il cancello dello stabilimento artistico è maestoso sempre e il palazzo della Direzione e quello forestale erano vagamente addobbati e pavesati e imbandierati e addirittura così trasformati come non si potrebbe di più e di meglio. Di tutto ora per giustizia deve darsi largo merito - aggiunge “L'Ombrone” - alla spettabile direzione generale dell'“Elba” rappresentata per la circostanza dal sig. Cav. Alfonso Hennin, direttore generale della società e dall'intelligentissimo avv. Vacca, segretario generale, nonché dal sig. Tonietti, direttore dei trasporti marittimi...”” (2)

Negli anni seguenti, mentre la vita delle fonderie resta incerta - nel '6 Primo Bugiani, Natale Tacchi, Angelo Mencarelli ed altri costituiscono persino un Comitato per tutelarle - e cresce l'impegno politico dei “partiti popolari”, l'appuntamento di maggio non viene mai saltato, anche se il programma delle feste non sembra discostarsi molto da quelli del passato: nel 1908 sono previste le consuete corse, cuccagne e fuochi di artificio, per il cui allestimento si conta sulla collaborazione di una Società sportiva, che si chiama “La rondine”. Il corrispondente della repubblicana “Etruria nuova”, Calisto, annunziando la fiera e le feste, raccomanda “la maggiore attenzione per impedire facili disgrazie”, poi, in una nota successiva, dopo aver lodato il Comitato organizzatore, informa che molta gente è accorsa dai paesi vicini, portando ottimi affari ai nostri esercenti. Tutti insomma sono ritornati alle loro case lieti e contenti. Noi oltre il divertimento abbiamo potuto constatare che il paese maggiormente pulito e illuminato prenderebbe un aspetto grazioso e questo lo dovrebbero aver capito anche i rappresentanti la frazione che molto si sono prestati in questa occasione per nascondere una parte di quel che i forestieri per decenza non vedessero. Ma... fatta la festa, gabbato lo santo..., ed i nostri buoni paesani ripiomberanno nella eterna inerzia, come i rappresentanti seguiteranno ad avere l'attività e l'interessamento mostrato fino ad ora”. Il diciassette maggio si tiene ancora la festa della Madonna del Buon Consiglio. L'avviso sacro è firmato da don Alessandro Parigi, le sottoscrizioni rendono quaranta lire, fra gli oblatori la famiglia Bicocchi, Angiolo Pistolesi, Teresa Petrai, Giuseppe Chesi, Arturo Baldini, Giuseppe Ieri e Riccardo Bargellini (3).

Il cinque febbraio 1910 si svolge nella sala dell'albergo “La Fortuna” di Massimo Soldani un veglione carnevalesco, con larga partecipazione di lavoratori, che tirano l'alba, danzando al suono di un'orchestra. Promotori della serata i socialisti, che profittano dell'occasione per la propaganda. Ma più adusi al comizio che al divertimento, sottolineano con qualche parola di troppo che nel locale “non faceva sfoggio l'elegante toelette della signora borghese, ma lavoratori e lavoratrici rallegravano la festa, mentre le note fatidiche dell'inno dei lavoratori si facevano udire belle e maestose...” (4)

Ottimo esito hanno le feste del maggio seguente: “La consueta cuccagna in mare offrì un divertimento piacevole; così le corse di cavalli e di biciclette. Riuscitissima la tombola a favore della benemerita Pubblica assistenza Croce Verde. Il noto pirotecnico Tincolini di Livorno illuminò fastosamente il paese e sotto la sua direzione si effettuarono i fuochi artificiali, la sera del 18 maggio. Le feste vennero rallegrate dalla musica di Giuncarico diretta dall'egregio maestro Francesco Boni. Inutile dire che il corpo musicale giuncarichese ottenne un meritato successo e venne insistentemente applaudito dai numerosi uditori, lasciando nei medesimi il desiderio vivissimo di riudirlo ben presto” (5).

Il successo delle pentolacce e dei veglioni, di quelli “rossi”, in particolare, sembra infastidisca il parroco, che nell'11 si pronuncia, dal pulpito di San Leopoldo, contro quella moda: con poco successo, tuttavia. “Decisamente - ironizza Gino Spagnesi - non c'è più religione; poiché, malgrado le parole melate di Bertoldino, l'orchestra... stuonata ha suonato e le peccatrici signorine insieme agli scapestrati socialisti hanno ballato di... Santa ragione. E il secondo “Veglioncino rosso” è riuscito egregiamente pel numeroso intervento di signorine, di compagni, amici e simpatizzanti...” (6)
Episodi da poco, che confermano però come il villaggio, eccezion fatta per le feste di maggio, che richiamano la totalità dei follonichesi, sia diviso non solo nelle idee e nei valori, ma anche nei divertimenti.
I “proletari” affollano infatti i “veglioncini rossi”, all'Albergo “La Fortuna”, prima, e alla “Casa dei socialisti”, poi, i cattolici si tengono, forse, lontani dalle feste “pagane”, e i benestanti - in buona misura liberali di convinzioni anticlericali - hanno un proprio Circolo, l'“Unione”, o “Circolo dei Signori”.
E' in questo “salotto” riservato che si incontrano i dottori Regnoli e Mazzi, con i “notabili” del paese, dai dirigenti dell'azienda del ferro e della Forestale ai maggiori commercianti di carbone. Talvolta le loro figlie si esibiscono - in quello che è una specie di ingresso in società - al pianoforte, durante le feste, che si tengono al Teatro o nel Cinema della stessa associazione. All'“Unione” - racconta un testimone - “non si poteva entrare”, i signori ballavano fra loro. E un altro: “Si diceva: “Stasera c'è la festa dei signori”. “Oh, ci va anche Tizio, un operaio fonditore”. “Eh, ci va anche Tizio, ci ha una moglie, se no, eh, l'hanno invitato, e ci ha una bella figliola, questi so' il contorno” (7).

In questo scorcio di “Belle époque”, mentre si prepara Serajevo, le gare di cavalli si fanno nel villaggio lungo la strada Massetana: dal “Madonnino” (la cappelletta con l'effigie della Madonna, situata sopra Fonte Tonda, dove si abbeveravano le gubbie) fino al mare (8).
Fra gli organizzatori si distinguono Savino Allegri e il “Cecchettone”, un modellatoere dello stabilimento. I premi sono trascurabili: alle gare si partecipa principalmente per il piacere di vincere. “Allora correvano per un bandierino, non correvano per i soldi...” Il bandierino, comunque, è molto ambito, tanto che un fiorentino, giunto sul traguardo, quasi appaiato a un avversario, si mette a reclamarlo con queste parole: “Ho i' bandierino nel sangue” (9).
“Io mi ricordo - racconta Moretti - di qualche cosa,... fecero una corsa che poi fu investito uno, Polino, lavorava nello stabilimento, faceva servizio nella Croce Rossa, e allora si spostò un po', il cavallo lo prese, col petto, e lo buttò sotto, gli fece tanto male, fu portato all'ospedale di Massa marittima” (10).
E' ancora Moretti a rammentare che la cuccagna “veniva fatta sul ponte vecchio..., mettevano un palo legato, alto e tutto insaponato, chi ci montava in cima, andava a piglia' la bandierina..., tanti cascavano giù”. Marino Carresi precisa: “In cima al ponte vecchio mettevano l'antenna d'una paranza, il sego alto du' dita, chi ci arrivava era una fortuna...” E Mario Allegri: “Per farle c'era Adelmo Panerai, c'era Tricche, c'erano cinque o sei sempre, che... erano gli scarichini del porto, dei pontili”. Il palo veniva legato orizzontalmente sul pontile vecchio: “Verticali se n'è fatte poche,... qui veniva messo tutto sego, partivano di qui, la bandiera era qua, cascavano...” (11)

Se le corse “alla lunga” hanno luogo - dopo la prima guerra mondiale - ancora lungo la via Massetana, quelle “alla tonda” si tengono in un campo sportivo, costruito, da Savino Allegri, dal barrocciaio Sandrino Lombardi e da Italo Calvelli, fra la stazione e la pineta di ponente, nei terreni dei Gemignani e dei Bicocchi, non lontano dall'albergo Roma: “Era un campo di campagna, che poi i vecchi cavallai ci fecero una pista”, a anello, di ottocento metri. I proprietari dei cavalli, che vengono iscritti alle gare, sono Alpino e Tranquillo Bargellini, Giuseppe Monciatti e altri, mentre tra i fantini è molto conosciuto lo scarlinese Amerigo Bracalini, custode del Genio Civile, che “ha vinto anche una corsa a Follonica” (12).

Le gare in bicicletta, nella seconda metà degli anni Venti, hanno luogo in un altro campo sportivo, tracciato sul terreno, dove ora sorge la scuola di via Buozzi. Fra i corridori più bravi un certo Messori, Sirio Magagnini, Bussotto Bussotti, Edmondo Manzo e Ughino Boschi. E poi Giulio Bianchi (Bracino) e il Muzzi (13).
Quanto al pubblico, “...la gente erano in quella maniera prima, poi venivano da questi paesetti di montagna, venivano a queste feste...” (14).
Mercerie e bestiame occupano ancora i “pratini”: “Le facevano lì alla chiesa, perché - ci dice Giordano Chiti - alla chiesa non c'erano punte case a quell'epoca, c'era solo la casetta del Castelli, del Bianconcini, e poi c'era la casetta del poro Quinto... E... un gran parco,... certi platani..., c'era un bel fresco, si stava bene d'incanto, e lì ci facevano la fiera del bestiame..., poi vendevano, sai, tutti i giochetti d ragazzi...” (15)
Carresi aggiunge: “...Vendevano tutto, le bestie che allevano i contadini, vendevano mucche, bovi, vitelli, poi chi vendeva i maiali, chi vendeva le galline, chi vendeva i paperi, tutto...” (16). La gente è tanta: “Al mi' poro babbo, che ci aveva una bottega lì accanto, gli veniva le galle alle mani, nelle dita colla coltella a affetta' il salame, la mortadella per fa' i panini” (17).

A volte, negli stessi giorni di maggio, ai “pratini” arrivano i girovaghi dei circhi, e allora si preparano delle “disfide alla lotta” tra i forzuti del paese: quelli del tiro della fune, della “Forti e liberi (?”, come i fratelli Cardelloni, o il facchino Latino Paoli, e gli atleti e gli animali del circo (18).
E' specialmente il Paoli a esibirsi in incontri di “pugilato?” con qualche orso, al quale è stata messa una museruola e sono state fasciate le unghie.
“Latino faceva le lotte con un orso..., tanto aveva la forza come un bufalo... E vinceva lui, vinceva. E una volta fecero la lotta e l'orso gli schiantò l'ugne sul groppone, e lui sentì male e gli piantò un cazzotto alla testa e l'ammazzò” (19).
Carresi ricorda anche i “bernescanti”, che venivano alla fiera: i poeti più noti “erano Re di Baviera, il Paoli, è morto, Gigi..., poi c'era Mondiale..., Mondiale sì, lui era un poeta bravo, andavano a Cecina, a que' tempi allora, c'era uno di Piombino, era in gamba..., si mettevano a tavolino, ci facevano giorno:

“E vestiti di nero /
che t'ho lasciato /
fa conto che nel mondo /
tu non ci sia /
se t'ho voluto bene nel passato /
ora un ti voglio più che ti ho lasciato” (20).

Ma c'erano anche Bartontini, Galeazzi e Bino...
In questi anni a cavallo fra le due guerre si tengono a Follonica diversi raduni motociclistici e “cicloturistici”: “Avevo una moto NSU 125,... era un raduno, si fece lì davanti dove c'era la sede del Fascio che ora c'è la sala di musica, davanti alla finanza. E s'era una cinquantina o sessanta, perché a quei tempi là, ti basti questo: che la mia motocicletta portava il numero [di targa] 71. E il fattore del Palazzo Guelfi aveva il 9 o l'11, lui aveva una Guzzi” (21).
Oltre al promotore Ugo Fossi (22), il cronista e addetto alla disinfezione antimalarica, che abita alla Cura, e ai fratelli Antonio, Ottavio e Lenzerino Lenzerini, partecipano a quelle esibizioni (e anche alle gare motociclistiche) il meccanico di Follonica, Paolo Salvestrini, e Aristide Chiappelli: “Il mio cugino Aristide correva in moto, ...io gli portavo la motocicletta quando andava a correre in qualche posto”, ci dice Giordano Chiti (23).

Verso la metà degli anni Venti si prepara anche una “pulenda”, in piazza Sivieri: “La prima pulenda è stata fatta alla Guglia, e quando è stata fatta c'era il cav. Agnelli, c'era il mi' poro babbo, c'era Amedeo Cappellini..., c'era Tito Saragosa... La fecero alla Guglia, e aspettarono le cinque e mezzo, quando sonava la sirena a quei tempi, quella dello stabilimento” (24).
Poi, per due o tre anni, Savino Allegri, che è presidente della “Commenda”, un'associazione ricreativa di buontemponi, di cui fanno parte anche Baldassarre Agnelli e Tito Saragosa, “inventa” il carnevale: “...Ci aveva il pianale grande..., gli metteva tutte le sponde, poi metteva le feste mascherate”, quindi, vestito da dentista, Savino Allegri ci sale sopra, e il carro, trainato da un cavallo gira per la città, accompagnato dalla musica (25). Su un altro carro lo segue Italo Ferrini. A cavalcioni di una botte, “distesa sul carro”, rammenta la figlia Corinna, è mascherato da Bacco: “per farlo sembrare più grosso (la gente, allora, dice Alvaro Picchianti, “qualche grinza nel corpo ce l'aveva”) gli avevano messo - racconta Alma Ferrini - dei guanciali”.
Da parte sua l'Allegri “stava lì, faceva il discorso..., era tutto mascherato, come un dottore, ci aveva il camice, poi aveva la tuba, gli occhiali, tutto bianco, poi aveva le pinze, un paio di tanaglie...” L'ultima volta però il cavallo scarta e l'Allegri cade, rompendosi un braccio (26).

A cominciare, forse, dal 1930, il villaggio è rallegrato, in ottobre, da una sagra dell'uva, alla quale concorrono i vignaioli isolani e i Bicocchi, che ne mettono a disposizione un certo quantitativo a prezzi “modicissimi”. Il corpo bandistico cittadino suona, in genere, marce e inni. L'affluenza del pubblico è elevata. “La festa dell'uva fu fatta qui in piazza, c'era tanta gente”, dice Moretti (27). Maria Ribaudo ricorda che la sagra si svolgeva di pomeriggio “dove c'è il chiosco del povero Gigi, lì mettevano un palco rialzato e tanti cesti d'uva”, che venivano regalati, a grappoli, alla gente, che si pigiava nella piazza (28).

Passata la bufera della guerra, le ultime fiere (29) si svolsero nelle pinete di ponente e di Senzuno nel 1946 e nel 1947. Di nuovo affollate, con esibizioni di grandi cavalli da tiro, dai larghi zoccoli, coperti da gualdrappe colorate, e canti e “contrasti” di poeti popolari.
A quelle che si tenne accanto al “Monte Bianco”, dove si scorgevano ancora le buche delle bombe e i segni delle devastazioni, erano presenti, con i loro grandi carri illuminati, anche gli zingari: i sopravvissuti, ma noi allora non lo sapevamo, dell'Olocausto, al quale avevano pagato il prezzo di 700 mila vittime. Le loro donne erano belle: gli ovali, splendidi, valorizzavano, insieme ai corpetti e alle gonne sgargianti, le collane massicce e i pendenti aurei. Si diceva - sotto voce - che dalla “puszta” ungherese fosse venuta anche la loro regina...

Le feste a Follonica (parte I)
Dalla celebrazione del 1904 alle fiere del 1947

Abbreviazioni

ACFF: Archivio del Corpo forestale. Follonica
ACFol: Archivio comunale. Follonica
ACGav: Archivio comunale. Gavorrano
ACP: Archivio comunale. Castiglione della Pescaia
ACMM: Archivio comunale. Massa Marittima
ACS: Archivio centrale di Stato. Roma
APSL: Archivio della Parrocchia di San Leopoldo. Follonica
ASF: Archivio di Stato. Firenze
ASG: Archivio di Stato. Grosseto
AVMM: Archivio vescovile. Massa Marittima
FG: Fondo giudiziario
IRAMF: Imperiale e reale Amministrazione delle miniere e fonderie
Le testimonianze orali registrate sono conservate negli Archivi del Comitato Petraia, del Comitato pro ex Ilva e del Gruppo naturalistico.

Note

1)Una festa laica fu organizzata, ad esempio, per il diciassette aprile 1910, in occasione della posa della prima pietra del locale della Pubblica Assistenza, oratori, al mattino, il deputato repubblicano Pio Viazzi e, nel pomeriggio, Pia benini, che tenne una conferenza su: “La pubblica assistenza e la malaria”. Seguì, alle ventuno, una serata di gala al teatro (g.s. [Gino Spagnesi]. Follonica, Il risveglio, n.16, 17 apr. 1910).

2)Bucci, Fausto. Bugiani, Rodolfo. Di Follonica, delle fonderie e d'altro: dal granduca a Mussolini, 1851 - 1926: echi della cronaca locale, Follonica: Il Comitato pro ex Ilva, 1986, p.43 - 44; Ingo [Gino Spagnesi]. Follonica, L'avvenire, n.20, 15 mag. 1904; Ingo [Gino Spegnesi]. Follonica, ivi, n.21, 22 mag. 1904. Spagnesi scrive della cerimonia: “Quantunque tutti i giornali ufficiosi come la Nazione e la Tribuna ternaiola ne abbiano diffusamente parlato, credo che non sia mal fatto che anche il sovversivo... Avvenire dica la sua. I preparativi furono sfarzosi e superflui; i... quattrini non mancavano perché la D.G. di questo Stabilimento aveva pensato (vedi filantropia) alle spese necessarie per guadagnarsi ancor più la stima dei nostri grandi uomini che si sacrificano... per la patria. Vi era il prefetto, il sindaco di Grosseto e divesre rappresentanze di Circoli monarchici nonché alcune società con bandiera. Circa 17 erano le persone spiccate... in cilindro, le quali unite agli eroi in durlindana che sbarcarono dalla Regia Nave Affondatore onorarono delle loro presenze il nostro paese... Alle ore 11 e mezzo si effettuò l'inaugurazione: la tela che copriva le lapidi cadde da sé fra il silenzio generale...” (ivi)

3)Calisto. Follonica, Etruria nuova, n.748, 17 mag. 1908; Calisto. Follonica, ivi, n.750, 31 mag. 1908; Don Alessandro Parigi. Avviso sacro, 10 mag. 1908, APSL, b.12, cit.

4)g.s. [Gino Spagnesi]. Follonica, Il risveglio, n.7, 13 feb. 1910.

5)g.s. [Gino Spagnesi]. Follonica, ivi, n.22, 25 mag. 1910.

6)g.s. [Gino Spagnesi]. Follonica, ivi, n.10, 5 mar. 1911.

7)Allegri, Mario. Test., Follonica, 12 ago. 1995, 2M, 28, p.7; Bicchi, Milziade. Test., Follonica, 20 apr. 1978, 2M, 24, p.17.

8)Lenzerini, Ottavio. Test., Follonica, 1995, 2M, 22, p.1.

9)Chiti, Giordano. Test., Follonica, 17 giu. 1995, 2M, 23, p.32-34.

10)Moretti, Oscar. Test., Follonica, 1 ago. 1995, 2M, 27, p.9.

11)Ivi; Carresi, Marino. Test., Follonica, 16 mar. 1993, 1M, 42, p.4; Allegri, Mario. Test., Follonica, 12 ago. 1995, 2M, 28, p.3. Ottavio Lenzerini descrive così la cuccagna: “Sul pontile, mettevano un palo, lungo, lo legavano al ponte, lungo quattro o cinque metri e poi lo insaponavano, e in cima c'era il premio, ma i più questo palo insaponato, scalzi, cascavano giù, la gente ci rideva (Ottavio, Lenzerini. Test., Follonica, 29 apr. 1995, 2M, 21, p.18). Giordano Chiti racconta che il palo della cuccagna “era orizzontale, e poi ungevano tutto col sego e ci dovevano camminare sopra, certe gropponate in acqua. Però c'era chi la faceva bene. Il Bencini, il povero Alcide, era bravo...” (Chiti, Giordano. Test., Follonica, 17 giu. 1995, 2M, 23, p.34-35). Milziade Bicchi riferisce: “All'epoca mia veniva fatta sui pontili, c'era un pontile vecchio, quello era un pontile che la ferrovia Massa Follonica andava a pulire...” (Bicchi, Milziade. Test., Follonica, 20 apr. 1978, 2M, 24, p.16). Alma Ferrini ricorda: “Mettevano questo palo tutto insaponato, ci salivano sopra, ci scivolavano”, Corinna Ferrini rammenta che in cima veniva messa una bandierina, mentre Alvaro Picchianti aggiunge che: “Mettevano un palo lì davanti al Pagni...” e che “Tricche” era molto abile ad arrampicarsi: “Era bravo Tricche” (Ferrini, Alma. Ferrini, Corinna. Picchianti, Alvaro. Test., Follonica, 12 mag. 1995, 6M, 66, p.6). Il repubblicano Adelmo Panerai, nato a Follonica il sette ottobre 1893, facchino di porto, venne incluso, dopo il 1926, nella lista delle “persone pericolose da arrestarsi in caso di turbamento dell'ordine pubblico”, insieme a Gino Bencini, agli anarchici Ugo Pacini e Giuseppe Moroni (“Scaglietta”) e ad altri oppositori del regime di Mussolini. Denunziato al Tribunale speciale nel 1930, insieme a Bencini, Panerai fu sorvegliato fino al 1943 (ACS, Roma, S. 13 A: Grosseto; ivi, CPC, b.3693, fasc.28095). “Tricche” era il soprannome del pescatore follonichese Marino Gemignani.

12)Moretti, Oscar. Test., Follonica, 1 ago. 1995, 2M, 27, p.1-3; Allegri, Mario. Test., Follonica, 12 ago. 1995, 2M, 28, p.1; Lenzerini, Ottavio. Test., Follonica, 29 apr. 1995, 2M, 21, p.18. Racconta Cesare Meini: “Le corse dei cavalli le facevano dal mare fino a Fonte Tonda,... poi invece fecero la pista, all'angolo dei Marinai, un pochino più su. Fecero la pista in un campo. Di lì la spostarono dal Nicoletti, e poi fu fatto l'ippodromo, quello attuale” (Meini, Cesare. Test, estate 1991, M1, 5, p.2). In occasione della sagra la via principale del paese viene adeguatamente illuminata: “Ricordo che quando c'era la festa facevano in via Roma la luminara, le luci, di legno, fatto ad arco...” (Sokota, Ljubo. Test., Follonica, 27 ago. 1995).

13)Chiti, Giordano. Test., Follonica, 17 giu. 1995, 2M, 23, p.34; Bussotti, Bussotto. Test., Follonica, dic. 1992, 1M, 52, p.1. Alvaro Picchianti ricorda che la vecchia pista di via Buozzi “era a terreno battuto” e che “ci venivano i corridori provinciali” (Pichianti, Alvaro. Test., Follonica, 12 mag. 1995, 6M, 66, p.19). Su Giulio Bianchi (Bracino) si vedano: Gli amici della Biblioteca. Il mì paese è libero: fra testimonianze orali e carteggi: Follonica dal 1940 al 1945, Follonica: Biblioteca comunale, 1994, p.10, 22; Marchetti, Vittorina. Quiriconi, Alvonio. Test., Follonica, 1994, A 129; Galeazzi, Giorgio. Test. Bussotto Bussotti vinse il dieci agosto 1926 la corsa Coppa Luigi Aprili a Grosseto, una gara che registrò la partecipazione di 37 corridori. Ad Alberese, si legge in un articolo del 1926, “con bella volata taglia primo il traguardo Bussotti seguito dal folto del gruppo” e a Pereta “Bussotti si aggiudica il premio seguito a cinque macchine da Baldoni e Niccoli”. Poi “Bussotti acquista sempre terreno ed a Istia, ultimo traguardo a pieno e dove la popolazione attende con entusiasmo questi giovani del pedale, vede primo ancora Bussotti, che sembra abbia messo le ali ai piedi. Corre con disinvoltura, con pedalata leggera e stile da professionista. Avvantaggia ancora sino a prendere al suo immediato inseguitore tre buoni minuti di distacco”. A Grosseto, “fra uno scroscio di applausi e con una volata sostenuta taglia il traguardo, alle ore 18,26 Bussotti di Follonica su ciclo Perozzi che corre i 90 km. del percorso in ore 3,25 alla media di 25.600” (Cronaca sportiva. A Bussotto Bussotti la vittoria nella corsa Coppa Luigi Aprili, La Maremma, n.33, 15 ago. 1926).

14)Lenzerini, Ottavio. Test., Follonica, 29 apr. 1995, 2M, 21, p.19.

15)Chiti, Giordano. Test., Follonica, 17 giu. 1995, 2M, 23, p.32. Negli anni trenta la “fiera di merci e bestiame”, ridotta a una giornata, si terrà invece il sedici maggio e il diciassette settembre di ogni anno nella “Pineta di destra” (“Comune di Follonica. Avviso di fiera. Il podestà rende noto che durante l'anno avranno luogo in questo Comune, in località “Pineta di destra” le consuete fiere di merci e bestiame che ricadono nei giorni: 16 marzo - 7 settembre. Avverte che gli animali provenienti da altri Comuni dovranno essere accompagnati dal certificato sanitario a norma delle vigenti disposizioni di polizia veterinaria. Follonica, li 17 maggio 1934, anno XII. Il podestà geom. Nello Gavazzi. La Poligrafica, Follonica, 1933 - XI”).

16)Carresi, Marino. Test., Follonica, 16 mar. 1993, 1M, 42, p.4.

17)Bussotti, Bussotto. Test., Follonica, dic. 1992, 1M, 52, p.4.

18)Ivi.

19)Carresi, Marino. Test., Follonica, 16 mar. 1993, 1M, 42, p.3. Una ventina di anni fa i più anziani ricordavano ancora per averla vista una specie di competizione di “lotta libera” fra Latino Paoli e un altro follonichese, Daniele Pacinotti, esule a Marsiglia durante il ventennio “nero”.

20)Ivi, p.4-5. “Di “Mondiale” (Arturo Bernardeschi), di Federico Barontini e di altri poeti in ottava rima racconta Ottavio Lenzerini: “...Poi c'era Quinto Rapezzi dei Forni di Gavorrano, e poi c'era un certo Barontini, che quello era un poeta di spolvero. D.: Che vuol di' poeta di spolvero? R.: Poi c'era quell'altro qui di Follonica, il Mondiale. D.: Ah, veniva alle fiere? R: Sì, alle fiere, veniva, sì. D.: Che vuol dì poeta di spolvero? R.: Di spolvero, di quelli bravi. D.: Com'era il Mondiale? R.: Il Mondiale... aveva un rapporto di canto che un ce n'era altri. A uno di Cecina, era un uomo brutto, gli dissi: “Se ti dà una poesia lui, t'addormenta”, gli dissi al Mondiale, ma era brutto quello. Lo guardò in faccia, e gli disse: “Se tu cantassi bene quanto se' brutto ti darebbero il premio dappertutto”” (Lenzerini, Ottavio. Test., Follonica, 6 ott. 1992, 1M, 4, p.2). Alla poesia locale, ristampando testi di trenta o quaranta anni fa, come i fogli di “Mondiale”, e pubblicando Le poesie di Giancarlo Cheli più recenti di Vannina Vannini Rossi, di Luigi Paoli (il “Re di Baviera”), di Giorgio Galeazzi (di cui si ricordano: “I versi di Giorgio”, 2. Ed., Follonica: Biblioteca comunale (La poligafica) (1989?)) e di altri, ha dato ampio spazio il periodico “Il golfo”, diretto da Rino Magagnini. Qualche notizia biografica dei “bernescanti” può reperirsi anche in: Tonini, Tribuno. Porgete orecchie, egregi miei ascoltanti / a cura di Corrado Barontini e Vittoria Guglielmi, Grosseto: Arci, copyright 1991, p.23. Ottavio Lenzerini è stato per quarant'anni, nel suo emporio di Santa Rosa, a Scarlino Scalo, lo “sponsor” dei pomeriggi di poesia “a braccio”, ai quali accorrevano i rimatori di Scarlino, Gavorrano, Follonica, Piombino e Massa Marittima: “S'incontravano fra loro i poeti, poi c'era i passionisti di poesia: 15, 20, 30, 40 persone a ascolta' a bocca aperta... Venivano lì in bottega. Trovavo spazio per tutti, più di tutto chiedevano del vino, poi quando s'arrivava da ultimo toccava paga' a me e ai poeti. Tutti bevevano, poi quello chiappava e andava via, e un pagava nessuno” (Lenzerini, Ottavio. Test., Follonica, 6 ott. 1992, 1M, 4, p.2). Di Lenzerini pubblichiamo questo “contrasto”, che fece stampare nel 1959 dalla “Poligrafica” di Follonica:
“Ottavio: Nel Millenovecentocinquantanove
I clienti si acquistan con le prove.
Mentre vi auguro a tutti buon Natale
Vi offro una merce che non c'è l'uguale.
Quest'anno poi m'è capitata bella,
Anche il nostro becchino si ribella.
Lui ci ha l'ufficio di collocamento
Non vede più nessuno ed è sgomento.
Mi ha detto: vo' sape' cosa gli dai
Dei tuoi clienti non ne muore mai.
E' semplice il segreto, caro Silla,
Io ci ho un assortimento che un vacilla.
Ci potete mandare una bambina,
Avrà il suo gusto e roba genuina.
Guarda la mia bottega, è ben fornita,
C'è dentro l'elesir di lunga vita.
Tu nel tuo ufficio piglia pur chi voi,
Ma sbagli strada, se ci aspetti a noi.
Continueremo nel nostro cammino
Finché sotterreremo anche il becchino.
Silla: Non fate scherzi per l'amor di Dio
Vengo in volata e mi ci servo anch'io.
Ottavio: Sei bene accolto e avrai soddisfazione,
Qui trovi il fior dell'alimentazione.
Come gli altri ti avrò tutti i riguardi,
Si muore se ci pare e semmai tardi!
Aff.mo Ottavio Lenzerini

21)Lenzerini, Ottavio. Test., Follonica, 29 apr. 1995, 2M, 21, p.11-12. Uno degli ultimi raduni “ciclo turistici” si tenne a Follonica il tredici ottobre 1940, per iniziativa del Dopolavoro locale, a guerra dichiarata. I partecipanti si raccolsero alle 8,30 a Rondelli, alle nove sfilarono per Follonica e alle dieci fecero una regata verso Punt'Ala (Il raduno ciclo turistico a Follonica, La Maremma, n.50, 6 ott. 1940).

22)Ugo Fossi (27 agosto 1880 - 18 aprile 1853) fu corrispondente, da Follonica e dalla Cura, dove risiedeva, dell'“Ombrone”, della “Tribuna”, del “Progresso maremmano”, del “Corriere del Tirreno”, del “Telegrafo”, del “Rinnovamento” cattolico e della “Maremma” fascista. Esperto di coniglicoltura, ha lasciato numerosi articoli, che costituiscono tuttora un'utile fonte informativa sulle vicende di Follonica e di Scarlino, e diverse relazioni sull'attività di disinfezione antimalarica, che svolgeva nel bacino del Pecora (come, ad esempio, quella sul “Servizio antimalarico ed antianophelico, anno 1921”, indirizzata al Sindaco del Comune di Gavorrano, e redatta a Follonica il quindici novembre 1921, ASGav, XR, D4, 5: Sanità, 1921 - 1924).

23)Aristide Chiappelli nacque a Follonica il trentuno gennaio 1903. Falegname come il padre Goffredo, e come lui antifascista, dovette, per le sue idee, trasferirsi a Firenze, lasciando Follonica, dove ritornò nel 1944, divenendo uno dei più attivi componenti del Comitato di liberazione nazionale, insieme ad Agostino Mussio prima, e a Giovannino Nizzardi, Cesare Spinetti ed altri, poi. Chiappelli presiedette, fra l'altro, l'importante assemblea dei lavoranti siderurgici del sei agosto 1945, in vui vennero formate la Commissione interna e la Commissione aggiunta delle fonderie Ilva, con l'incarico prioritario di redigere l'elenco del personale da sottoporre al vaglio delle maestranze, nel quadro delle misure di epurazione.

24)Allegri, Mario. Test., Follonica, 12 ago. 1995, 2M, 28, p.3-4. Il cav. Baldassarre Agnelli (“era un bell'omo, un omo sempre elegante...”), membro del CLN locale, fu, per circa un mese, il primo sindaco di Follonica dopo la Liberazione.

25)Una ricerca a parte meriterebbero le attività bandistiche e quelle teatrali (operette, riviste, ecc.) che si svolgevano a Follonica. Alvaro Picchianti ricorda, fra l'altro, che a Follonica venivano “delle riviste magnifiche. Macario c'è stato...” e Alma Ferrini: “C'è stata Nanda Primavera, ci ho visto tre operette”. E ancora Picchianti: “Io ci ho suonato con la compagnia Riccioli, con Nanda Primavera, la compagnia d'operetta” (Ferrini, Alma. Ferrini, Corinna. Picchianti, Alvaro. Test., Follonica, 12 mag. 1995, 6M, 66, p.6). Ljubo Sokota rammenta: “Follonica aveva una bella cosa, aveva un'orchestrina che era nota non solo qui, in tutta la provincia di Grosseto, ma anche fuori di Grosseto, perché suonavano su stile americano, era una novità, era un'orchestra che era chiamata da tutte le parti” (Sokota, Ljubo. Test., Follonica, 27 ago. 1995, p.3).

26)Allegri, Mario. Test., Follonica, 12 ago. 1995, 2M, 28, p.5-6; Ferrini, Alma. Ferrini, Corinna. Picchianti, Alvaro. Test., Follonica, 27 ago. 1995, 6M, 68, p.1-2. Che Savino Allegri girasse mascherato per carnevale nelle strade del villaggio su una carrozza da fiaccheraio, è ricordato anche da Dino Ferrini (Informazione, Follonica, apr. 1995), il quale rammenta che il presidente della “Commenda” era seguito da un'altra persona, a cavalcioni di una botte, montata su un “pianale”, trainato da una coppia di cavalli.

27)Moretti, Oscar. Test., Follonica, 1 ago. 1995, 2M, 27, p.9; Bicchi, Milziade. Test., Follonica, 20 ott. 1978, 2M, 24, p.17. Si veda anche: Il podestà di Follonica. Al Consiglio provinciale delle Corporazioni, Grosseto, 5 ott. 1939, ACFol. Il podestà faceva sapere che a Follonica aveva avuto luogo la decima sagra dell'uva e che l'Amministrazione Bicocchi aveva messo a disposizione dodici quintali di uva, che erano stati venduti alla popolazione a prezzi “modicissimi”. Il ricavato era stato di lire 318.45, con un utile di lire 284.85.

28)Ribaudo, Maria. Test., Follonica, 27 ago. 1995, p.2-3.

29)Rossano Rossi ricorda che dopo la liberazione una grande fiera di bestiame si svolgeva nella pineta di Ponente fra la casa di Ivo Rossi e l'Ausonia.


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