LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 3/4 Gennaio - Aprile 2000, Maggio - Agosto 2000


Gli antifascisti grossetani nella guerra civile spagnola

Premessa


Nelle pagine, che seguono, si raccontano le storie - difficili e spesso drammatiche - di diciassette antifascisti grossetani e di quattro sovversivi fiorentini, livornesi e ravennati, che avevano vissuto per qualche anno a Massa Marittima, a Talamone e a Grosseto, che presero parte alla guerra civile spagnola (1).
Alcuni di loro combatterono a Irún, a Madrid, a Pozuelo, a Boadilla e a Campillo, per difendere la fragile Repubblica spagnola dalla reazione interna e da quella internazionale ed evitare la fine di ogni forma di vita democratica nella penisola iberica. Altri lottarono a Monte Pelato, a Monte Aragón, a Almudévar e a Huesca, con la convinzione che i rivoltosi potessero essere sbaragliati soltanto internazionalizzando il conflitto e spingendo avanti il processo rivoluzionario, che - nella seconda metà di luglio - aveva sovvertito (2) l' “antico ordine” sociale e economico della Spagna, cancellando la proprietà privata in Catalogna e in Aragona (3).

La maggior parte dei ventuno volontari erano badilanti, fabbri, meccanici, mosaicisti, fornai, falegnami, calzolai, muratori e pescatori, qualcuno aveva fatto il tipografo, l'impiegato e il rappresentante. I più avevano frequentato solo le elementari, due avevano seguito i corsi tecnici, uno si era laureato in giurisprudenza. Luigia Civinini – l'unica donna grossetana presente in Spagna durante la guerra civile - era maestra elementare e insegnante di piano.
Quanto alle località di origine, Italo Ragni era nativo di Campagnatico, Francesco Pellegrini di Roccalbegna, Siro Rosi era di Sticciano, Ermanno Neri di Sassofortino, Ernesto Moscatelli di Roccastrada, Randolfo Pacciardi di Giuncarico e Lelio Iacomelli di Gavorrano.
Vittorio Alunno, Raffaello Bellucci, Etrusco Benci, Luigia Civinini e Angiolino Rossi erano originari di Grosseto. Giovan Battista Frati veniva da Montieri e Antonio Calamassi, Socrate Franchi, Muzio Tosi e Alfredo Boschi erano di Massa Marittima.
Luigi Amadei era originario di Lugo (Ravenna), Egisto Serni nativo di Bolgheri (Livorno), Quisnello Nozzoli e Pietro Aureli erano di Lastra a Signa e di Montelupo, in provincia di Firenze. Nozzoli aveva capeggiato gli scioperanti massetani durante la “settimana rossa”, Serni era stato l'ultimo segretario dei circoli anarchici grossetani “Germinal” e “Pietro Gori” nel '21-'22, Amadei si era stabilito a Grosseto nel '35, Aureli era giunto a Talamone nel '36.
Alunno, Bellucci, Boschi, Frati, Moscatelli, Pellegrini, Rosi e Rossi erano comunisti, Aureli, Franchi, Neri, Nozzoli, Ragni, Serni e Tosi anarchici, Pacciardi e Luigia Civinini erano repubblicani, Amadei e Calamassi “semplicemente” antifascisti, simpatizzante del Fronte popolare il primo, vicino ai libertari il secondo. Iacomelli aveva lasciato il P.C.d'I. nel '21, per tornare - insieme a “quelli del passo avanti” - nel movimento anarchico, Benci si era iscritto alla sezione massimalista di Nizza nel '35, dopo aver militato nel P.R.I. fino al '26.

Quasi tutti erano stati “testimoni”, al principio degli anni Venti, delle sanguinarie imprese delle squadre fasciste, che avevano assassinato a Grosseto, a Roccastrada e in altri centri della provincia i muratori Giuseppe Savelli, Ezio Checcucci e Luigi Nativi, i braccianti Arcadio Diani, Giovanni Neri e Angelo Francini, il calzolaio Vincenzo Tacconi, i coloni Guido Bartaletti e Gabriello Dani, il vetturino Francesco Minoccheri, il minatore Giovanni Pastasio, il terrazziere Ruggero Piro e il pensionato Patrizio Biancani e ferito gli operai Francesco Fumi, Emilio Ferri, Natale Boschi, Luigi Semplici, Amos Meacci, Mario Formichi, Cafiero Fedi, Vittorio Ginanneschi e Marino Moroni, il fabbro Gio. Batta Santini, il pescatore Gino Bencini, il calzolaio Gualtiero Bucci, il poeta Antonio Gamberi, l'elettricista Tebaldo Faelli, il sindacalista Gennaro Gennarini e le casalinghe Romilda Vivarelli e Armida Di Betto.
Alfredo Boschi, Randolfo Pacciardi, Gino Serni, Quisnello Nozzoli, Socrate Franchi, Ermanno Neri e Giovan Battista Frati si erano opposti agli squadristi a Montieri e a Massa, a Follonica e a Gavorrano, a Grosseto e a Torino, a Firenze e a Roma, prima di rifugiarsi in Francia, in Belgio, in Svizzera, fra il '22 e il '26, - insieme a Gerolamo Signori (4), a Francesco Faelli, a Beroldo Bianchi, a Marx Portanti, a Leandro Allegri, a Maria Pericci -, per continuare, fuori dai confini italiani, una coraggiosa battaglia contro il regime di Mussolini.

Altri avevano lasciato clandestinamente l'Italia negli anni Trenta, valicando le Alpi, come avevano fatto Antonio Calamassi e Muzio Tosi, o attraversando il braccio di mare, che separa la spiaggia delle Marze dalla Corsica, come avevano fatto Italiano Giagnoni (5), Vittorio Alunno, Pietro Aureli, Angiolo Rossi e Luigi Amadei, per proseguire quindi verso la penisola iberica e dimostrare che “la guerra civile del proletariato spagnolo” era (lo aveva scritto Carlo Rosselli) la “guerra di tutto l'antifascismo”.
Alcuni di essi si arruolarono nelle Colonne anarchiche e in quelle poumiste, altri si unirono alle Brigate internazionali. Iacomelli si aggregò, il diciotto luglio del '36, a una Colonna di volontari baschi e Nozzoli partì per il fronte aragonese il ventiquattro luglio con la Colonna di un anarchico molto conosciuto, il falegname Antonio Ortiz. Calamassi, Franchi e Ragni aderirono alla Colonna italiana, a maggioranza libertaria, comandata dal repubblicano Mario Angeloni, Benci fece parte della Colonna internazionale Lenin del P.O.U.M., diretta dal bordighista Enrico Russo e Frati del gruppo di internazionali (francesi, bessarabi, italiani, ebrei, belgi, ecc.), che, agli ordini di Jacques Menachem, di Francis Palka e di Remigio Maurovich, difesero, con accanita determinazione, la città basca di Irún e il ponte internazionale di Hendaye.

Pacciardi e Pellegrini parteciparono, nelle file del Battaglione e della Brigata Garibaldi (di cui Pacciardi era il comandante), alla difesa di Madrid e alle battaglie di Pozuelo, Mirabueno, Jarama, Guadalajara, Morata de Tajuña, Huesca e Villanueva del Pardillo. Alunno, Rosi, Rossi, Amadei e Aureli furono incorporati nella Brigata Garibaldi nella seconda metà del '37 e combatterono - insieme a Pellegrini - in Estremadura e in Aragona.
Il contributo di sangue, che questi versarono per la libertà della Spagna, fu alto: Alunno venne ucciso a Campillo, Frati, Benci, Pacciardi, Pellegrini, Rosi e Rossi furono feriti a Hendaye, a Monte Aragón e sul Jarama, a Guadalajara, a Caspe e sulla Sierra Cabals. Per la maggior parte di quelli, che nel febbraio del '39 si rifugiarono in Francia, ci furono le sofferenze nei “campi della miseria e della fame” di Argelès, di Gurs e del Vernet, le isole di confino, il calvario dei campi di sterminio, dove morì Italo Ragni, e la lotta di liberazione, in cui perse la vita Etrusco Benci, fucilato dai nazisti a Bruxelles, insieme a duecento partigiani belgi.

Sigle che appaiono nel testo

C.E.D.A.: Confederación española de las derechas autónomas
C.G.T.:Confédération générale du travail
C.N.T.: Confederación nacional del trabajo (anarco-sindacalista)
C.T.V.: Corpo truppe volontarie (corpo di spedizione dei fascisti italiani in Spagna)
C.U.I.R.A.: Comitato unico internazionale dei rifugiati antifascisti
F.A.I.: Federación anarquista ibérica
I.L.P.: Independent labour party (partito laburista indipendente, aggregato al Burò di Londra)
L.I.D.U.: Lega italiana diritti dell'uomo
P.C.d'I.: Partito comunista d'Italia
P.O.U.M.: Partido obrero de unificación marxista
P.N.F.: Partito nazionale fascista
P.P.I.: Partito popolare italiano
P.R.I.: Partito repubblicano italiano
P.S.I.: Partito socialista italiano
U.G.T.: Unión general de trabajadores (socialista)

Note

1)Sulla storia della guerra civile si leggano: Thomas, Hugh. Storia della guerra civile spagnola, Torino: G.Einaudi, 1963; Broué, Pierre. Témime, Émile. La rivoluzione e la guerra di Spagna, Milano: Sugar, 1962.

2)In questa ricerca la parola sovversivo ha valore positivo e si riferisce sempre ai rivoluzionari, cioè a coloro che “lavoravano” per distruggere un ordine sociale ed economico profondamente ingiusto. Sovversivi - scrisse Leda Rafanelli Polli - “è il vero nome che si adatta a chi cerca, con ogni mezzo, ponendo all'opra ogni sua forza morale, intellettuale e materiale, di arrivare a sovvertire la società intiera, ponendola sopra un altro assetto, sopra un'altra base. Ciò che la società borghese ha edificato, noi lo vogliamo abbattere” (Leda Rafanelli Polli. Sovversivi, L'avvenire, Pistoia, n.38, 13 set. 1903).

3)Sulle realizzazioni rivoluzionarie in Catalogna e in Aragona si vedano: Mintz, Frank. L'autogestion dans l'Espagne révolutionnaire, Paris: Bélibaste, 1970; Borkenau, Franz. El reñidero español: relato de un testigo de los conflictos sociales y políticos de la guerra civil española, Paris: Ruedo ibérico, 1971; Peirats, José. La CNT en la revolución española, Paris: Ruedo ibérico, 1971; Bolloten, Burnett. La révolution espagnole, vol.1: La gauche et la lutte pour le pouvoir, Paris: Ruedo ibérico, 1977.

4)Girolamo Signori nacque a Scarlino il tre ottobre 1896. Il padre si chiamava Costantino e faceva il pastore, la mamma si chiamava Chiara ed era casalinga. Socialista dal '10, Girolamo combatté sull'Isonzo e sul Piave, poi, nel '21, aderì al P.C.d'I. e nel '23 lasciò l'Italia e si stabilì in Francia, dove lavorò nelle miniere di Auboué, insieme ai fratelli Giuseppe, Antonio e Sirio, a Francesco Faelli, a Giuseppe Maggiori e ad altri esuli maremmani, e nello stabilimento automobilistico di Belfort. Iscritto alla C.G.T., dichiarò nel '38 (Telespresso n.4252 del Consolato generale d'Italia di Strasburgo al Ministero dell'Interno, 5 nov. 1938) di essere pronto ad arruolarsi nell'esercito transalpino, in caso di guerra. Inserito nella Rubrica di frontiera “per il provvedimento di perquisizione, segnalazione e vigilanza”, viveva ancora in Francia nel giugno del '43, quando, a Follonica, i suoi genitori risposero ai carabinieri di non avere, da molto tempo, sue notizie. Rimasto a Belfort dopo la liberazione, Signori è morto in Francia nel 1986 (Signori, Alitea. Test., Follonica, 8 mar. 2000, AB, M 7, 37, 16; ACS, Roma, CPC, b.4800, fasc.136173; La Maremma contro il nazi-fascismo / a cura di Nicla Capitini Maccabruni, Grosseto: La commerciale, 1985, p.85-96; Vignali, Marcella. La Resistenza in provincia di Grosseto, Firenze: Università degli studi, 1974-1975, vol.2, p.35-36).

5)Due volte disertore nella prima guerra mondiale, Italiano Giagnoni era stato, nel '18, uno degli organizzatori della “Banda del Prete”, un gruppo di disertori armati, che operavano nelle macchie di Tatti, Perolla e Roccatederighi, e, nel '30, aveva tentato senza fortuna di raggiungere la Corsica, partendo dalla spiaggia di Follonica su una barchetta(Gli amici della Biblioteca. Il mi' paese è libero...: fra testimonianze orali e carteggi: Follonica dal 1940 al 1945, Follonica: 1996, p.15-16). Il principale esponente della “Banda del Prete” era l'anarchico monterotondino Curzio Iacometti, soprannominato “il Prete” per gli antichi studi nel Seminario di Volterra Sul tentativo di espatrio di Giagnoni e Pini dalla spiaggia di Follonica nel '30: R. Prefettura di Livorno. Al Ministero dell'Interno, Livorno, 29 set. 1930, ACS, Roma, CPC, b.2379, fasc.81808.


GLI ANTIFASCISTI GROSSETANI NELLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA


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