LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 2 Settembre - Dicembre 1999


1915 - 1918

Soldati al S. Girolamo di Volterra
dove si parla di quei mille ricoverati
dagli ospedali da campo al manicomio


N.B. Nell'uso dei nomi dei Soldati degenti sono state operate sostituzioni fantastiche delle generalità e dei luoghi di provenienza a tutela della memoria degli Interessati.
Per quanto riguarda le diagnosi e i termini clinici si fa riferimento alla nosografia del tempo.


Nel corso della prima guerra mondiale nell'Ospedale Psichiatrico S. Girolamo di Volterra sono ricoverati circa un migliaio di militari, la maggior parte provengono dall'esercito italiano, una piccola quota è costituita da prigionieri austroungarici di varie nazionalità.
Nelle ricognizioni compiute nel Frenocomio volterrano è stato, fino a questo momento, esaminato circa il 60% delle cartelle relative a questi ricoverati.
Pare non superfluo, preliminarmente, classificare il materiale per località di nascita o domicilio di questi soldati, lavoro che è in parte ancora in corso.
I militari italiani comunque trasferiti a Volterra dagli ospedali da campo e da quelli di raccolta delle retrovie risultano provenienti, com'era logico aspettarsi, dalle più diverse province del Paese.
Geograficamente sono rappresentati settentrione e mezzogiorno, forse con lieve prevalenza (che comunque deve essere meglio definita) delle province meridionali, centrali e insulari.
Fra i prigionieri, che sono poche decine, si registrano nativi della Bucovina e della Moravia, rumeni, austriaci, croati, tedeschi, ucraini, boemi e ungheresi.

La maggioranza dei soldati ricoverati (compresi i prigionieri) sono contadini (in questa generica condizione lavorativa sono inclusi i braccianti, i coloni, gli agricoltori), poi ci sono alcuni fabbri, un marinaio, meccanici e falegnami, anche un salumiere e un tappezziere, qualche boscaiolo; sono rappresentati carpentieri, tornitori, maniscalchi, calzolai, facchini, stagnini, stuccatori, fornai, pastai, cavatori di marmo, macellai, cuochi e camerieri, scaricatori di porto, garzoni di fabbrica, sellai, commessi e sarti, intagliatori di marmo e di legno, muratori, studenti, mugnai, minatori, ferrovieri, orefici, negozianti e anche venditori ambulanti, mulattieri, canapai e fontanieri. Ripartiti per corpi di appartenenza, i militari ricoverati a Volterra sono in larghissima prevalenza semplici soldati; pochi i sottufficiali (sergenti o caporali), un solo allievo della scuola ufficiali.

Non sempre la documentazione clinica consente di identificare con precisione i corpi di appartenenza, comunque la maggior parte dei ricoverati sembra appartenenere alla fanteria, ma ci sono anche alcune decine di bersaglieri e artiglieri, poi mitraglieri, genieri, alpini,soldati di "reggimenti di marcia", pontieri, cavalleggeri, granatieri, due aviatori e un dirigibilista, addetti alla panificazione, soldati di sanità e sussistenza, lanceri, militari addetti alle bombarde, autisti e calzaturieri.
Un certo numero di questi soldati è stato arruolato per la guerra dopo un primo esito di rivedibilità alla visita, in qualche caso addirittura di riforma.
Ad esempio c'è fra i ricoverati un soldato che era stato riformato nel 1907 e richiamato nel 1916. Uno di loro, riformato per ernia inguinale, viene richiamato e arruolato nel 1917, dopo Caporetto, anche se non sarà mai inviato "in faccia al nemico" e finirà comunque a Volterra.
C'è poi un veterano dell'emigrazione in America, che soffre dei postumi di una lesione articolare, ma che viene considerato comunque abile.

Un altro è certamente debole costituzionale, con una nevrosi cardiaca, prima lo riformano, ma poi lo spediscono al fronte, dove rimarrà due anni.
In guerra e poi al manicomio finisce un soldato prima riformato per malaria come un altro suo compagno riformato per generica malattia infettiva nel '14 e richiamato "abile" nell'agosto del '17, prima ancora di Caporetto.
Uno dei tanti che arriva a Volterra dal fronte è evidente che ha "tare ereditarie", come annotano subito gli psichiatri, dimostra lentezza percettiva, ha difficoltà ad eseguire gli ordini più elementari, ma nel luglio del '18 è stato arruolato e da più di un anno risulta sotto le armi, quando arriva al frenocomio.
Poi ci sono casi drammatici: un soldato idrocefalo che ha sofferto di meningite e un secondo cerebropatico infantile ( idrocefalo cranico, si precisa in cartella accogliendolo a Volterra ), quest'ultimo proviene da zona di guerra.

C'è chi ha avuto la meningite da piccolo e pur essendo ormai, per giunta, alcolista viene arruolato e inviato al fronte.
Numerosi sono coloro che, con esiti di meningite, malattia tifoide, epilessia e alcolismo, provengono da zone di guerra, dove sono stati inviati da medici senza scrupoli.
Di fronte alla disinvoltura di tante "abilità" alla guerra, viene da pensare a una caduta della deontologia professionale di tanti ufficiali medici imnpegnati nelle visite dei richiamati, si può ipotizzare ( ma il materiale disponibile va più compiutamente esaminato ) un'adesione rozza quanto convinta ai bisogni della macchina bellica, che gli uomini tritava ed è certo che un troppo alto numero di militari non si trova, già partendo, in condizioni soddisfacenti.

Dai medici del tempo ( quelli del frenocomio cui giunge la finale osservazione ) le tare sono spesso definite ereditarie e molto gravi, non macano segni di malattia degenerativa, eredosifilidi, né - come già si è avuto occasione di osservare - meningiti, alcolismo, pneumopatie serie, deficit costituzionali. Sembra poi scontato che la guerra aggravi le condizioni organiche di questi soggetti, con la durezza della vita che impone, con l'alimentazione inaguetata; non sono rari i casi di ricoverati negli ospedali da campo o nel frenocomio volterrano, che si presentano fisicamente deperiti. Ma sicuramente la guerra influenza anche, e fortemente, le condizioni psichiche, sconvolgendo equilibri già incerti e precari.

In questo contesto si registra l'affannarsi dei medici negli ospedali da campo, in quelli di passo e nel frenocomio di Volterra a negare che le malattie dei ricoverati possano dipendere da cause di guerra, anche questo forse segno di un'adesione ideologica al conflitto, adesione non intaccata neppure dalle drammatiche constatazioni che gli stessi sanitari puntualmente annotano nei diari clinici.
Bisogna però sottolineare che a Volterra, in qualche modo, il tratto si attenua e in genere si sceglie, anche nell'incertezza, la strada della convalescenza a casa, nella forma di licenza per qualche mese. E' questo uno dei nodi che pare opportuno approfondire nel proseguimento dello studio di cui si dà solo parziale conto, partendo dalle cause che determinano il ricovero dei militari.
In genere i fascicoli esaminati contengono, fin dall'ingresso negli ospedali da campo, un diario ( redatto dai medici ) delle giornate trascorse in osservazione dai militari, sono generalmente ricostruzioni assai accurate, accompagnate da una diagnosi.
Anche la documentazione del frenocomio di S. Girolamo è meticolosa e si articola solitamente in una anamnesi, un esame psicologico, informazioni generali sulle condizioni dei pazienti.
Segue, ovviamente, una diagnosi, talvolta trascritta sulla copertina del fascicolo, insieme con altri dati.

Di un soldato, ricoverato nel maggio del '18 all'ospedale da campo, i medici riferiscono nel "diario": "Contadino, è sotto le armi da trenta mesi. Nessuna eredità neuropsicopatica. Nessuna malattia importante. Si trovava in licenza invernale, quando, avendo commesso atti pericolosi ( non si sa quali ), fu portato in questo reparto. E' lucido, ben orientato, è logorroico, lieve è l'eccitamento della sua attività psicomotoria.
L'umore è elevato, spesso si agita, commettendo atti violenti, tanto che bisogna forzarlo in letto. Manifesta idee persecutorie a tipo ambientale, è insonne, ma si nutre regolarmente. Dopo circa un mese di degenza, diviene tranquillo, calmo, entra in una fase di lucidità mentale, che mantiene da parecchi mesi..." La diagnosi è quella di stato ipomaniaco in soggetto alcolista ( non dipendente da causa di servizio ), si propone per lui una convalescenza di sei mesi.

Le cause dei ricoveri vengono poi compendiate nelle diagnosi, redatte quando si conclude l'iter ospedaliero dei pazienti a Volterra o negli ospedali da campo.
I fascicoli consultati al S. Girolamo hanno fornito come diagnosi prevalenti ( è in corso di elaborazione un elenco con relativa statistica ) quelle di alcolismo cronico ( in qualche caso si parla di allucinosi alcolica ), più raramente di alcolismo acuto, ci sono anche casi definiti di afasia isterica, di amenza ( confusionale, allucinatoria, stuporosa, gravissima ), astenia nervosa ( in qualche caso definita costituzionale ), poi ci sono gli arresti psicomotori con stereotipia verbale, aanche arresti psicomotori per cause infettivo - tossiche. In qualche caso si tratta di spedalizzazioni per "begayement", mentre molti sono i casi di confusione mentale, depressiva e allucinatoria da alcolismo.
Ci sogno diagnosi di eccitamento in eredoalcolismo, di crisi emotiva in debole di mente, di crisi isterica in gracile di mente; poi di demenza ( precoce catatonica, confusionale, precoce ebefrenica, malinconica, paranoide ).
Numerosi anche i casi di demenza paralitica come stato terminale della lue, anche degenerazione psichica in luetici e alcolisti, stati neurasteniformi da pregresso alcolismo, casi di deficienza, debolezza mentale e deliri post - tifici, come deliri mistici in frenastenici e deliri persecutori. Molti sono gli epilettici, in qualche caso si precisa che si tratta di epilettoidismo in soggetti degenerati, ci sono epilettici alcolisti, ebefrenici e stati di eccitamento maniaco, psicomotorio, transitorio, esaurimenti nervosi, episodi confusionali in sordomutismo, episodi depressivi, eccitamenti psicomori in soggetti degenerati, che talvolta vengono sospettati di "artificiosità".
Molti i ricoveri per frenastenia e per malattie veneree, spesso si fa diagnosi di follia morale. Numerosi i soldati definiti gracili intellettuali o mentali e poi gli immorali, gli ipocondriaci, gli ipomaniaci, i degenerati con intossicazione, gli imbecilli gravi e gli impulsivi, gli istero epilettici, gli istero - traumatici (viene riconosciuta la causa di servizio), ma anche gli psicopatici che alla fine non risultano tali e si annota nella cartella che si tratta di simulatori, bugiardi.

A Volterra arrivano anche malarici e muti isterici, ma anche muti per riconosciuta causa di servizio: c'è chi ha perso la parola dopo lo scoppio di una bomba.
Tra le frequenti frenastenie, molte vengono attribuite a affezioni veneree e ce ne sono anche di ipocondriache, cerebrospinali, si registrano poi le neuropsicosi, in qualche caso definite di origine traumatica, poi le diagnosi di nevrosi traumatica (talvolta favorite - come scrivono i medici del tempo - dalla costituzione epilettoide), pochi sono i soldati che si sarebbero finti folli, in questi casi si dichiara la "non constatata pazzia" e si rimandano, naturalmente, al fronte.
Non molto frequenti ma comunque importanti le diagnosi che si registrano come psicosi emotiva da scoppio di granata.
Ricoverato a Volterra anche un anarchico della zona di Grosseto, con una diagnosi di tumore cerebrale che lo condurrà alla tomba durante la degenza, e un altro anarchico maremmano, che mostra depressione e indifferenza all'ambiente.
In generale, se si tolgono le affezioni legate più manifestamente a fatti di guerra ( ferite, esplosioni di proiettili o bombe ) tutti gli altri disturbi sembrano per i medici, tanto per quelli che esercitano a seguito delle armate che per quelli del frenocomio volterrano (ma anche per quelli di reggio Emilia e di altre località di assistenza) svincolati totalmente dai fatti bellici.
A questo proposito nei fascicoli si è riscontrata, fino a questo momento, una sola eccezione che riguarda un soldato già reduce dalla Libia e poi combattente sul fronte serbo dove si ammala di malaria; la diagnosi in questo caso è di "stato depressivo in malarico ( si presume dipendente da cause di servizio )".

Più frequentemente, per tutti gli ammalati i medici scrivono, dopo la diagnosi, ineceppebilmente, la formuletta: non dipendente da cause di guerra e pur riscontrando, quando si presentino, condizioni di degrado fisico prima ancora che mentale, sono refrattari a considerare i combattimenti, in quanto tali, alla stregua di malattia psichica.
Nei fascicoli poi non si riscontrano osservazioni di alcun genere in merito a quei militari arruolati nonostante portassero bene evidenti nel fisico e nella psiche segni estremamente gravi di malattia; predomina forse, anche in questa circostanza, una sorta di silenzio, di prudente astensione da commenti, di preoccupazione di non interferire, in qualche forma, nell'operato assai disinvolto di tanti colleghi.

Nemmeno per uno dei casi più drammatici, quello di un soldato che chiameremo Bellerofonte, di cui i sanitari cominciano ad interessarsi nell'ottobre del 1916, si ritiene di muovere critiche di qualche natura verso coloro che non lo hanno riformato.
Bellerofonte è nativo di un paese del mezzogiorno, da bambino ha sofferto di idrocefalo, ha avuto la meningite, è balbuziente, passivo, indifferente all'abiente, ecc. ( se ne leggerà la scheda nella terza parte di questo lavoro ).
In queste condizioni è stato arruolato, a Volterra emettono subito una diagnosi di imbecillità grave e nel marzo del 1917 lo restituiscono alla sua famiglia; è così - bisogna sottolinearlo - che al S. Girolamo si cerca quasi sempre di riparare, in modo discreto, all'irresponsabilità di chi ha dichiarato "abilità alla leva" discutibili.

La guerra comunque, già si è sottolineato, non è considerata causa, né concausa di malattia e in questa linea, con tutti i limiti che ne derivano, si muove anche la ricostruzione, sempre, ove possibile, assai precisa dell'anamnesi dei singoli pazienti, con importanti informazioni sui consanguinei ( genitori, nonni, fratelli, sorelle, zii, cugini ) alla ricerca di una tara familiare e là dove questa si presenti ( compreso l'alcolismo che sembra considerato tale ) possa essere definita preesistente alla guerra, indipendente dalle difficoltà della trincea.
Lo stesso naturalmente accade quando il soldato è stato contagiato da lue o da tifo o da malaria; la guerra non c'entra anche quando il contagio avviene durante il servizio.
Le "tare ereditarie", le malattie del gentilizio, sono tutt'altro che infrequenti fra questi uomini ricoverati al S. Girolamo; la madre del soldato X soffriva di convulsioni, poi si è suicidata; il fante Y ha un fratello che è stato ricoverato in manicomio per tre volte e il padre è morto di tubercolosi; il militare W ha una cugina psicopatica; il ricoverato Z ha un nonno suicida, uno zio materno alcolizzato, la madre soffre di convulsioni.
Così il soldato R ha il padre alcolista mentre il nonno di F è morto in manicomio, c'è anche L. che ha padre e zia psicopatici ( sono solo alcune citazioni di quanto emerge dalle cartelle del S. Girolano ). Centinai di soldati risultano dalle cartelle strenui bevitori, forti bevitori, moderati bevitori, quasi tutti consumano vino, molti sono quelli che non disdegnano grappa e liquori.

La guerra, come accenato, ha incrementato il consumo degli alcolici, usati anche per "caricare" i militari prima degli assalti disperati ai reticolati austriaci.
Alcune decine sono i malati di tifo, così come quelli di malaria ( spesso contratta durante il servizio ), decine i soldati con blenorragia e ulcera molle, molte decine quelli con la lue, relativamente pochi, in confronto, quelli con malattie polmonari ( compresa la tubercolosi ), ma ci sono alcuni casi di meningite.

Troviamo al S. Girolamo, fra i soldati, eredoluetici, difterici e poi casi di dissenteria e scrofolosi, artritici e portatori di tumori cerebrali. Un certo numero di ricoverati risultano comunque sani, non hanno ascendenze psicopitiche segnalate, non malattie pregresse o in corso, non sono alcolisti, né bevitori moderati.
Eta invece è un soldato per il quale si fa diagnosi di stato amenziale da astenia, non è mai stato ammalato né ha familiari psicopatici. E' stato arruolato nel 1915, ha combattuto per 4 mesi ed è stato anche ferito a una mano, è probabilmente uno dei pochi che arriva al manicomio per causa della guerra.
Certo soldato Beta è stato in zona di guerra dal 1915 al 1918, quando viene ricoverato a Padova. Non è segnalata in precedenza alcuna malattia, il gentilizio - come si scrive - è immune, non beve. Eppure, nel suo caso, la diagnosi è di stato confusionale non dipendente da cause di servizio. Il soldato Teta ha combattuto al fronte e per alcuni mesi è rimasto in trincea, lo scoppio di una granata gli ha causato un fortissimo spavento.
Anche lui non ha malattie di rilievo in corso, non è bevitore e i familiari sono sani. La diagnosi è confusione mentale, non dipendente da cause di servizio.
Su un altro soldato, che chiameremo Ypsilon, che ha perso l'udito durante lo scoppio di una bomba, che lo ha anche ferito a una gamba, si fanno - dall'ospedale di riserva di Modena - considerazioni non favorevoli e si scrive che quanto diagnosticato non dipende da cause di servizio, avanzando il sospetto di un esagerazione volontaria del disturbo.
Anche il militare Alfa non è mai stato seriamente ammalato, ma al momento del ricovero è sotto le armi da due anni.
Gamma ha poi partecipato a vari combattimenti, è un uomo sano, delta è stato impegnato in vari combattimenti, ma anch'egli non ha mai contratto malattie serie; Omega, che ha perso l'udito dopo lo scoppio di un proiettile nell'agosto del '17, non è bevitore, non ha precedenti psicopatici né questi sono presenti nel gentilizio, non ha contratto malattie di sorta.
Tau ha sofferto di tifo e poi lo hanno ferito a un braccio in battaglia.
Per i disturbi psichici di tutti costoro - come di non pochi altri - forse varrebbe la pena di considerare il disagiato contesto di guerra: le tensioni, le difficoltà di adattamento a condizioni di vita e di morte drammatiche.

E d'altronde sembra ragionevole ritenere che anche le abitudini e le condizioni di altri militari siano state condizionate e pesantemente indirizzate dalla guerra. Si è parlato degli alcolisti, è probabile che l'abuso del vino, della grappa e degli altri liquori, come il cognac, sia stata la conseguenza di una vita appesa al filo del rasoio, di un'esistenza precaria, sempre in forse, sempre sul punto di essere traumaticamente recisa.
La guerra non ha soltanto modificato le abitudini di molti richiamati, ma ha riattivato disturbi pregressi e scatenato in soggetti dall'equilibrio già incerto, con i suoi eventi drammatici e impressionanti, reazioni e talvolta processi di disgregazione incompatibili con la vita sociale del tempo.

Un soldato, lo chiamiamo Lanterna, bevitore, con madre alienata, richiamato nel 1915, ha avuto i piedi congelati, poi disturbi psichici.
Un altro che si dà per Lampione, luetico e con ascendenze psicopatiche, ha avuto le estremità congelate, è stato ferito alla regione laterale destra della fronte da una scheggia, poi ha denunciato una malattia psichica.
Una tale, che ci piace chiamare Porto ( padre alcolista, lui stesso bevitore, blenorragico ) al fronte per 14 mesi, partecipe a parecchi combattimenti, scioccato dallo scoppio di una granata, manifesta solo in seguito disturbi psichici.

La guerra è certamente concausa scatenante di alcuni tentativi di suicidio: Paride, un luetico depresso, bevitore moderato, impegnato in qualche combattimento, cerca di suicidarsi ferendosi alla testa; anche Antelao, un gracile di mente, sofferente di tifo e blenorragia, tenta, al fronte, varie volte, il suicidio.

Quale l'esito dei numerosi ricoveri al S. Girolamo?
Nonostante che il materiale sia ancora compiutamente da studiare, pare evidente a una sommaria ricognizione che centinaia di militari sono mandati a casa con licenze variabili fra tre e sei mesi, molte decine di soldati sono invece dimessi come guariti, alcune decine vengono inviate al proprio domicilio "in custodia", molte decine sono i trasferimenti in altri manicomi, in qualche caso si inviano degenti al carcere militare o agli ospedali militari.
Si registrano anche, fra i ricoverati, alcune decine di morti durante la degenza, poche decine i casi di non constatata pazzia e simulazione, ci sono poi alcune evasioni riuscite.
Un cenno a parte meritano comunque, fra i ricoverati, i disertori e i simulatori.
Un certo Ulisse, che ha dichiarato inappetenza, sifilide e diarrea, al S. Girolamo mangia invece moltissimo e non presenta disturbi intestinali.
Romolo, un renitente, è bevitore e non è mai stato in zona di guerra; Remo, colpito al capo da una mazza ferrata, ha disertato, dopo aver combattuto sul Carso e sul Piave per 18 mesi, secondo i medici i suoi disturbi non dipenddono da cause di servizio; simulatore forse è tale Agamennone, un soldato rimasto sedici mesi al fronte, dove ha preso parte a numerosi combattimenti, poi si è allontanato abusivamente dalla prima linea e lo hanno condannato a morte, così ha cominciato a manifestare disturbi mentali; simulatore bugiardo è anche Enea che dichiara la lue, è in servizio militare dal 1912, non è psicopatico.

Quale la sorte dei prigionieri ammessi al S. Girolamo?
Alcuni vengono dimessi per guarigione, uno muore di nefrite, alcune decine sono trasferiti al manicomio di Como e risulta che uno di loro sia stato in lunga degenza successiva, in una struttura psichiatrica, nonostante a Volterra si fosse esclusa qualsiasi malattia mentale.



La Risveglia nuova serie on-line del giornale fondato nel 1872