LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 2 Settembre - Dicembre 1999


L'esilio londinese


Sono gli anni dell'esilio londinese per il Grande Genovese, che qui vive in povertà, con gli scarsi proventi delle collaborazioni giornalistiche e gli aiuti che a lui giungono dai genitori (spesso dalla mamma di nascosto al padre) in Italia.
La madre, in questo periodo, è solita inviargli anche ceste con cibo e vestiario, abiti di poco prezzo perché il figliolo non sia tentato (come spesso accade) di regalarli agli amici più squattrinati.

Da poco Mazzini ha fondato, a Londra, nell'ambito della Giovine Italia, una Società di mutuo soccorso fra gli artigiani italiani che qui lavorano numerosi, un'iniziativa partita dagli stessi lavoratori che si impegnano a versare una modesta cifra settimanale a sostegno di un giornale e di una scuola per adulti.
Mazzini ha realizzato infatti anche la scuola gratuita di Hatton Garden, un quartiere a forte presenza italiana; qui in parte vanno gli adulti ma in grande numero si accolgono soprattutto i giovanissimi suonatori di organino e i bambini venditori di cianfrusaglie, importati dall'Italia da imprenditori italiani privi di scrupoli che li hanno acquistati dalle loro famiglie e li trattano come schiavi.

In questo fervore di iniziative solidali serve molto denaro e Mazzini, con alcuni amici, intraprende talvolta iniziative commerciali che naufragano in fallimenti, come quando spedisce da Londra a Genova una partita di merletti per barattarli con maccheroni e salame, o come quando chiede alla madre di inviargli dell'olio che lui stesso con i suoi amici imbottiglia, finendo per vendere "in perdita", con quel danaro che "entro tre mesi" doveva essere "infallibilmente" rimborsato alla madre ormai in fumo.

Mazzini dunque conduce a Londra vita poverissima e ai familiari tiene nascosta la gravità della sua situazione; del resto qui deve continuare a far fronte ai debiti contratti anche in Svizzera (i debiti di Mazzini vengono per lo più dall'impegno nel finanziamento di iniziative solidali e cospirative) facendo ricorso a prestiti per i quali paga ora anche il 40% di interessi, arrivando a impegnare non solo l'orologio e l'anello di diamanti regalatogli dalla madre, ma anche il cappotto e gli stivali.
Le imprese commerciali nelle quali, con gli amici, ogni tanto si lancia, falliscono puntualmente e la lettera che segue, nella quale emerge il suo disprezzo per il danaro, è la risposta del Grande Genovese alla madre a proposito di una di queste iniziative. *


Londra 1843

Del danaro
una lettera di Giuseppe Mazzini


** [Londra] 1 giugno 1843

Mia cara madre,
Sono stato fuori tutta la mattinata, e tornando a casa trovo la vostra lettera; non ho che pochi minuti per rispondere, ma anche brevissimamente preferisco scrivervi. Riscriverò poi a bell'agio.
Il danaro, concedetemi l'espressione portoriana, è merda.
Appetto delle sciagure che abbiamo già sofferto con fermezza nella vita, la perdita del danaro è una inezia; e Dio vi benedica per aver voi primi proferito questa parola. A voi due, per la grazia di Dio, tra la pensione universitaria e qualche cos'altro che spero abbiate, resta da vivere; e basta. A me non pensate né punto, né poco. Se non fosse per voi, io non penserei cinque minuti a siffatta perdita, se non forse per dirmi che mi bisogna pensare a lavorare più che non ho fatto sinora. E così farò, e la Dio mercé, mi s' aprono le vie. Precisamente quando io cominciava a disperare, mi sono capitate le prove di quell'articolo su Carlyle: verrà dunque inserito, e spero che dopo quello potrò dare altri articoli alla Rivista. L'altro articolo su Dante che mandai all'altro Direttore, non è tornato, e non ne so nulla; ma ciò prova, credo, ch'ei lo tiene; se non me lo avrebbe rimandato addirittura. Se questo articolo piacerà, anche a questa Rivista potrò darne altri via via. A me dunque, ripeto, non pensate. Se mi dolgo di qualche cosa, è prima, della disgrazia degli amici che amo di più, poi del non potervi dire: eccovi una parte del danaro che avete perduto.
Pur questo è in gran parte non colpa mia, ma dell'esilio che rende i mezzi di guadagno ben altrimenti difficili che non in casa propria.
Forza dunque e coraggio. E forza e coraggio ispirate colla vostra parola all'Andrea e al signor Giuseppe.
Quanto alle diverse raccomandazioni, non ci pensate; bensì mi duole dell'ultimo affare, cioè della spedizione al signor Giuseppe di quella piccola partita di rum: ignoro se vi sia modo di riparare e me ne informerò subito.
Intanto state sani e confortatevi, e non pensate, ripeto, un momento solo a me.
Tenetemi a giorno di quanto arriva e della piega che prende il fallimento. Stringete per me la mano all'amico N[apoleone] e abbiatevi un abbraccio più caldo che mai dal vostro

Giuseppe


* Si veda il bel volume di Denis Mack Smith, "Mazzini", Milano: Rizzoli, 1993, cap.4 "I primi anni in Inghilterra".

** Edita E.N. Epistolario vol. XII
L'autografo si conserva nella raccolta Nathan. A tergo di esso, di pugno del Mazzini, sta l'indirizzo: "Madame Maria Geronima Bottaro, q.m Agostino, Gènes, États Sardes, Italy."
Sullo stesso lato la madre del Mazzini annotò: "primo giugno 1843; risposta della fallita."
La data si ricava pure dal timbro postale, che è: Paid 2 ju. 1843.


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