LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 1 Maggio - Agosto 1999


Piccolo omaggio a Ottavio Lenzerini

per il suo novantaquattresimo compleanno


Quando nasce è appena spuntato il nuovo secolo: siamo nel 1905 e Ottavio Lenzerini arriva a Scarlino, ottavo figliolo nella famiglia di Rosa e Francesco. Il babbo - originario di Campiglia - fa il casellante, la mamma - nativa di Camugnano - ha aperto un emporio: la rivendita si chiama - leggiamo su una fattura - "Lenzerini Rosa, Trattoria e commestibili, Scarlino stazione".
Pochi anni dopo è un bambino "fortunato": potrà frequentare le scuole elementari a Follonica, ma, per arrivarci, ogni mattina - dalla Stazione di Scarlino - deve andare a piedi fino alle scuole, ricavate dentro la canonica della Chiesa di San Leopoldo.
Passa il tempo e il sor Ottavio è ormai il gestore, a Scarlino Scalo, dell'emporio di Santa Rosa, dove per quarant'anni organizza memorabili "pomeriggi di poesia", con i rimatori in ottava, i "poeti a braccio", "i poeti di spolvero", che arrivano da Massa, Cura, Ravi, Caldana, Follonica, Gavorrano, Scarlino, Campiglia e Piombino.
Quelle son gare di rima e canto dove si misurano, davanti a tanta gente, talenti un po' speciali: Federigo Barontini, Arturo Bernardeschi, detto "Il Mondiale", Quinto Rapezzi, Berto Benini, Bino Benedetti (che, oltre a cantare, suona il mandolino), il Pimpinelli, il Neri e Osvaldo Modesti, che "cantavano di poesia in bernesco, improvvisavano di quella via".
Gente così: "S'incontravano fra loro i poeti - ricorda oggi il sor Ottavio - e poi c'erano i passionisti di poesia, venti, trenta, anche quaranta a ascolta' a bocca aperta. Venivano lì, in bottega. Trovavo spazio per tutti.
Più di tutto chiedevano del vino, poi quando s'arrivava da ultimo toccava paga' sempre a me e a' poeti. Tutti bevevano, poi quello chiappava e andava via e un pagava nessuno".
Anche alla fiera delle "Case" - ritrovo, prima del tempo molesto del fascismo, di sovversivi, come lo scultore grossetano Umberto Lenzi, il poeta "Ciccale", il bracciante Liberato Bianchi e il calzolaio Poldino Leoncini - il sor Ottavio è per tanti anni organizzatore della manifestazione, lui con quei "poeti a braccio", suoi amici. Traccia importante, quella di Ottavio Lenzerini, il gestore dell'emporio di Santa Rosa, "operatore culturale" di un altro tempo, a Scarlino e dintorni.
Il sor Ottavio, di cui ora pubblichiamo - ringraziandolo - alcune simpatiche rime e ricordi, il 27 aprile ha compiuto 94 anni e "La Risveglia" coglie l'occasione per inviargli i suoi calorosi auguri di buon compleanno.

I versi di Ottavio

El noe

El noe
El noe
El noe
La figlia un cià a che fae
Ma cià a che fa la mae
Che la manda pella cittae
Piglialo e mettilo sul canapè
Mattino e sera lo scacciapensè
El noe
El noe
El noe
La figlia
Un cià a che fae
Ma cià a che fa la mae
Che la manda pella cittae

Tutte le feste

Tutte le feste siano benvenute
in special modo quando c'è salute.
Manca qualcosa? Non vi sgomentate!
Perché dal Lenzerini lo trovate.
Royal cacao, lievito Bertolini,
cannella, zibibo, liquori e estrattini.
Torroni, panforti, cavallucci e ricciarelli,
nessun altro li ha buoni come quelli.
Anaci, gonfiante, alchermes, caffè,
frutta secca e fresca che miglior non c'è.
Sale, spezie, pepe e noci moscate,
vi salvano il maiale anche d'estate.
Salumi, panettoni e gran spumanti,
che faranno piacere a tutti quanti

I clienti si acquistan con le prove...

Ottavio: Nel millenovecentocinquantanove
I clienti si acquistan con le prove.
Mentre vi auguro a tutti buon Natale
Vi offro una merce che non c'è l'uguale.
Quest'anno poi m'è capitata bella,
Anche il nostro becchino si ribella.
Lui ci ha l'ufficio di collocamento
Non vede più nessuno ed è sgomento.
Mi ha detto: vo' sape' cosa gli dai
Dei tuoi clienti non ne muore mai
E' semplice il segreto, caro Silla,
Io ci ho un assortimento che un vacilla.
Ci potete mandare una bambina,
Avrà il suo giusto e roba genuina.
Guarda la mia bottega, è ben fornita,
C'è dentro l'elesir di lunga vita.
Tu nel tuo ufficio piglia pur chi voi,
Ma sbagli strada, se ci aspetti a noi.
Continueremo nel nostro cammino
Finché sotterreremo anche il becchino.
Silla: Non fate scherzi per l'amor di Dio
vengo in volata e mi ci servoanch'io.
Ottavio" Sei ben accolto e avrai soddisfazione,
Qui trovi il fior dell'alimentazione.
Come gli altri ti avrò tutti i riguardi,
Si muore se ci pare e semmai tardi!

Aff.mo Ottavio Lenzerini (1)

(1)Stampato dalla Tip. La Poligrafica, Follonica, 1959.

Dai ricordi di Ottavio

Ciccale

Ciccale (Annibale Duccini) cantava ogni tanto:
Fra cent'anni
e cento mesi
è più tenero
il Calvo dei gavorranesi

I vecchi amici
I bernescanti e il Mondiale (1)

"Poi c'era Quinto Rapezzi, dei Forni di Gavorrano, e poi c'era un certo Barontini, che quello era un poeta di spolvero.
Domanda: Che vuol di' poeta di spolvero?
R.: Poi c'era quell'altro qui di Follonica, il Mondiale.
D.: Ah, veniva alle fiere?
R.: Sì, alle fiere, veniva, sì.
Domanda: Che vuol di' poeta di spolvero?
Risposta: Di spolvero, di quelli bravi.
Domanda: Com'era il Mondiale?
Risposta: Il Mondiale... aveva un rapporto di canto che un ce n'era altri. A uno di Cecina, era un uomo brutto, gli dissi: "Se ti dà una poesia lui, t'addormenta", gli dissi al Mondiale, ma era brutto quello [di Cecina]. [Il Mondiale] lo guardò in faccia, e gli disse: "Se tu cantassi bene quanto se' brutto, ti darebbero il premio dappertutto..."

(1)"Si ritrovavano lì in via Foscolo, in parecchi, dove Mondiale aveva il cantiere, e andavano a cantare il maggio infiocchettati..." (Testimonianza di Liliana Lenzerini).

Nello
Il poeta Nello Benedetti

"Barontini stava alla Merlina, quello era un poeta abbastanza..., aveva dell'argomenti, e poi c'erano dei dilettanti, un certo Pimpinelli (1), era contadino alla Vetricella. Quando si trovavano, si trovavano per combinazione, attaccavano a canta', e questo Pimpinelli una volta a questo poeta Benedetti, questo poeta Benedetti aveva l'abitudine di andare a caccia, aveva fatto un capannetto sotto una querce, ma di frasche, un capannetto così, andava lì, ammazzava qualche uccelletto, ora una mattina fa' pe' anda' a caccia, sotto questo capannetto, il capannetto un c'era più, e lui poeta, poeta questo Benedetti, ci scrisse:
"Chi sciupa questo capanno
muore entro l'anno".
Ora questo Pimpinelli, siccome lavorava là, in quei campi, quando arrivò lì, vide quel biglietto, perché lui l'aveva rifatto questo capannetto di frasche, vide questo biglietto, lo lesse:
"Chi sciupa questo capanno
muore entro l'anno"
e lui ci scrisse sotto:
"Camperò poco,
ma gli dò foco".

(1)Arhus Pimpinelli, nipote del poeta di Boccheggiano Ireneo Pimpinelli.

Il cavalier Agnelli e Gilberto Boscaglia

Veniva Daddo, poi c'era quello che fu il primo sindaco di Follonica, il cavalier Agnelli (1), che faceva il rappresentante di medicinali, andava in Sardegna, insomma... Eh, con gli amici veniva là...
Era un bell'omo, vestiva bene, era bianco e rosso, poi specialmente era un bevitor di vino, diventava più rosso ancora, andò a Livorno e va in un bar.
"Desidera?" "Mi dia un bicchier di vino". "Bianco o rosso?" "Rosso come me". Lo sentì un fascistone e lo misero in prigione. per aver detto "rosso come me". Allora telefonarono a Follonica, il giorno dopo gli dettero la via... Come il Boscaglia, Gilberto Boscaglia. "Come va, Gilberto?" Allora c'era il Boccacci dove c'è Santarino ora. "Mah, se un va peggio - rispose - si va anche così". Se un arriva il capo guardia di Follonica, che era il Franceschi, gli facevano un vestito per aver detto in quella maniera...

(1)Primo sindaco di Follonica, dopo la Liberazione.

Da un racconto di Ottavio

I colombi selvatici di Palle (1)

Una volta - raccontava Palle - quando stavo alla Beccanina, vidi un migliaio di colombi selvatici, che si erano posati sopra una grande quercia, a poca distanza dalla casa colonica. Zitto zitto rientrai nel podere, presi un grosso serracchio dalla carraia e quatto quatto mi portai sotto alla pianta. Poi, piano piano, segai il tronco e lo trascinai, senza far rumore, dentro la carraia. I colombi un s'accorsero di nulla e continuarono a cantare, io chiusi la porta e li catturai tutti".

(1)Coetaneo di Ottavio, Palle era parente di "Pelino", un sovversivo scarlinese, che aveva disertato durante la grande guerra e si era rifugiato in Francia dopo il biennio rosso. Palle era assai conosciuto perché aveva una fervida fantasia, "che gliele faceva sparare proprio di quelle grosse".

Da un altro racconto di Ottavio

La Befana

"...usava che il fidanzato per la Befana faceva un regalo alla fidanzata e allora questo giovanotto va a fa' l'amore la sera prima della befana e gli disse (alla ragazza): "Cara Teresa, se un' si 'n ceppa 'un imbefana".

(1) Barontini, C. La befana nell'immaginario infantile: usanze e comportamenti nella famiglia contadina, "...ché stasera 138 befania, a cura di N. Grazzini, Grosseto: I portici, 1995, p.106; "Leopoldina 1999, agenda da leggere, Follonica: Leopoldo II, [1999], p.14).

Ancora sul filo della memoria

Indietro nel tempo
I treni a Scarlino

Una certa Palanca, che aveva il negozio alla stazione di Scarlino, rispose così a una sua cliente, che insisteva perché le desse alla svelta una libbra di zucchero: "Se avevi fretta, un ti fermavi!". Uno dei presenti, che aveva assistito alla scena, non poté fare a meno di dire ad alta voce alla Palanca: "Se invece del tu' marito tu avessi sposato Diacinto o Beppe della Cura, a Scarlino un fermavano più nemmeno i treni".

Due proverbi

Una goccia d'aprile vale mille lire
Non è bella la Pasqua
se non gocciola la frasca

I documenti

Da un registro dell'emporio di Santa Rosa, anno 1927
Benedetti Nello

Spesa L.6.10
Zucchero L.18.60
Pane e aceto L.4.05
Pepe L.3.00...
Pagato L.329.05

Palle

Pasta e vino L.2.65
Vino mezzo litro 1.25...
Pagato L.6.15


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