LA RISVEGLIA
quadrimestrale di varia umanità
Numero 1 Maggio - Agosto 1999


La fonderia rivisitata

di Gianna Ciao Pointer

La fonderia era e fu durante qualche anno, per me, un luogo di misteri insondabili e proibiti.
Allora ero bambina e venivo in villeggiatura a Follonica con la mia famiglia, cosicché il luogo significava Sandokan, Lord Lister, mare, giochi, scoperte. A quei tempi, nonostante il tristo regime che governava l' Italia, Follonica era un luogo poetico, al contrario della Follonica attuale che rappresenta l'avanzata e l' impiantarsi di una scoraggiante edilizia, anche se si vive in tempi in cui è concessa libertà di parola purché contenuta nell' ufficialità di turno.
La mia fonderia aveva al suo attivo un recinto di muri, la "torretta", da cui un gran peso veniva scaraventato dabbasso facendo un rumore indicibile, il pontile sul quale transitava ogni tanto un trenino o un somarello che tirava dei vagoncini.
Sentivo radunarsi il dolore del mondo nell' animale, che amavo con tutto il cuore e che avrei voluto avere in casa a vivere con noi: sogno totalmente assurdo, che mi procurò uno dei primi dolori, contribuendo a scolorare il paesaggio.
C' erano poi gli uomini in tela blu, che andavano a lavoro nella fabbrica: un blu chiaro e acceso, vicino al colore dei jeans, ma molto piu bello di questi, che, sepolti in una uniformità galassica, ci portano, se abbiamo memoria, ai cow boys, per i quali furono concepiti.
Il taglio americano mi fa preferire l' uniforme dell' ussaro, sia pure sul tetto ( L' ussaro sul tetto, Jean Giono ).
Passano gli anni, trionfa il moderno, il post moderno, il post-post e l'ante in cultura: parola, che nella vita corrente si dice per qualcosa, che, pur avendo tratti patibolari, è accetto all'ufficialità in corso, attorno a cui si stringono le orde. Moderno in genere si associa al progresso.
Quando dopo molti anni rientrai in Follonica, tra un viaggio e l'altro, notai subito la mancanza del verde sostituito con pervicace volontà dal cemento sepolcrale ab origine.
Così, d' istinto, tornai a scorrere lungo il muro che recintava le Fonderie e trovai spalancato il ferroso cancello di ghisa, lavorato a oltranza.
Ricordai subito che, tanti anni prima, alcuni operai portavano con sé una cassetta per gli attrezzi, un corredo costituito da cesellii come usano gli scultori.
Dunque la fonderia era il luogo dove si erano espressi degli artisti, senza accesso alla parola.
Oltrepassai il cancello aperto, sfida ai poteri manicomiali del denaro, sotto un volo di rondini, che erano molte di più di quanto il progresso ci faccia oggi testimoniare.
Progresso: bisogna tornare a questo sostantivo dall' uso mendace, falsato in ogni direzione nel sistema nervoso della parola.
Il cancello della Fonderia dava accesso a uno spazio verde, elegante, odoroso di pini, di mimose e persino di piante esotiiche. Qua e là erano state sistemate delle macchine della Fonderia, che, all' aria aperta, esulavano dal museale per entrare nella realtà... Il tutto diveniva eccezione, poesia, grazia, quella che dà vita a imbarazzi legali, a sommosse sociali. La Fonderia della mia infanzia si apriva a una festa, una danza d'eccezione.
Ero dunque nel cuore dell' inatteso, una cometa in più, causa di speranza e di disordine, di interrogazioni o di rivelazioni.
Ogni tanto, nell'attuale Follonica, ritorno alla Fonderia, torno alla speranza, che si aggancia all'indistinto, oltre il quale si trovano gli Dei.
Tutto questo è per ringraziare le umane creature, fautrici della Fonderia, delle Ferriere, poema che persiste oltre l attuale cultura del sembrare.


La Risveglia nuova serie on-line del giornale fondato nel 1872